Oggi, in un único giorno, ricordiamo, onoriamo e preghiamo i santi che il Signore ha suscitato nel mondo, nella Chiesa, nelle nostre famíglie, noti e molti piú ignoti. Fanno ormai parte della Chiesa trionfante che gioisce in Paradiso della visione di Dio, ma rèstano nostri amici, nostri modelli, nostro aiuto e sostegno. La visione celeste che san Giovanni ha di loro è una conferma e una speranza per noi: conferma che gli àngeli e i santi del Paradiso “lavòrino”, come Dio del resto, per vederci tutti salvi nel tempo della misericòrdia e prima del tempo della giustízia. Abbiamo infatti sentito dalla prima lettura le parole di un arcàngelo dire ai quattro àngeli esecutori della giustízia divina: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio» (Ap 7, v.3). Dio fa di tutto per farci entrare nella schiera dei santi, dei salvati, di coloro che lo hanno ascoltato e seguito, e hanno approfittato della sua misericòrdia, nel tempo della misericòrdia, imparando ad amare Lui e il pròssimo come Gesú ha amato il Padre e tutti gli uòmini. Il sigillo sulla fronte (che è appunto la croce) non è dunque solo protezione da ogni male e forza caòtica che il peccatore attira su di sé con l’impenitenza: è piuttosto segno di riconoscimento e di somiglianza. Chi porta quel segno sulla fronte, somíglia a Gesú nell’amare e nel soffrire, e quindi nel dare glòria a Dio Padre. Chi porta quel segno sulla fronte, è stato messo alla prova nella fede ed è stato trovato fedele. Questo segno non è dato una volta per tutte da Cristo, attraverso il sacerdote che ci ha battezzati (cosa che realmente è accaduta per identificarci come redenti dall’Agnello); deve èssere voluto come nostro mèrito, quando cominciamo a capire il grande dono della vita e il piú grande dono della fede, visto che l’identità non è mai solo nel dna, ma è anche nelle nostre azioni. Quindi sei fíglio di Dio per la gràzia del battésimo ricevuto? Sii fíglio di Dio nelle òpere e Dio alla fine della vita ti confermerà il sigillo battesimale in fronte e le vesti bianche con cui si può entrare in Paradiso. Le vesti bianche di cui si parla dopo, infatti, sono pròprio le azioni dei santi, e la vita secondo le beatitúdini che abbiamo sentito nel capítolo quinto di san Matteo: «Questi, che sono vestiti di bianco…Sono quelli che vèngono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendèndole càndide nel sàngue dell’Agnello» (Ap 7, 13-14)
Quindi l’Apocalisse ci dice dove sono arrivati i santi al tèrmine della loro vita; mentre il Vangelo delle beatitúdini ci dice come sono arrivati in Paradiso. La liturgia di oggi con un único sguardo ci fa contemplare la meta del pellegrinàggio terreno e il percorso pieno di làcrime del pellegrinàggio terreno; la santità già conseguita ed espressa dal sigillo e dalle vesti bianche, e il come si arrivi ad avere questo sigillo e le vesti bianche. Insomma, abbiamo davanti sia la meta lontana e sia la strada che tutti percorriamo. E la speranza che ci è data, è che Dio ci purífica con il suo Sàngue, e ci ha lasciato l’esèmpio di Gesú e l’amicízia di tutti i santi, per arrivare dove dobbiamo arrivare. Sennò ci sarebbe impossíbile arrivarci, come làscia intuire il Salmo: «¿Chi potrà salire il monte del Signore? ¿Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli ídoli» (Sal 23, 3-4). Nessuno senza l’aiuto di Dio può ritenersi innocente, dal cuore puro e capace di non èssere affascinato da qualche ídolo che vuole sostituirsi a Dio. Per questo dobbiamo imparare a cercare sempre il volto di Dio, la sua volontà, la sua bellezza, la sua amicízia, il bene che sa trarre dal male che ci càpita, le sue òpere in noi e per noi. Dobbiamo imparare a parlargli, a pregarlo, ad amarlo, a vederlo nei fratelli, a non avere paura di ritornare a Lui quando siamo stati infangati e deturpati dal peccato: Egli ha versato il suo Sàngue per cancellare le colpe dei peccati e spezzare le catene dei peccati. Per tutti questi motivi i santi sapèvano èssere beati, pur nelle prove e tribolazioni della vita. Per questo motivo ritornàvano spesso a farsi abbracciare dalla misericòrdia di Dio, nella penitenza o nel confessionale. Per questo motivo sapèvano dire tanti gràzie a Nostro Signore, pur nel pianto; nel non ancora di un santo desidèrio o di una azione di bene non ancora completata; negli insulti, nelle calúnnie e persecuzioni.
Sant’Ambrògio dice: «La stòria ammaestra, la Legge istruisce, la Profezia predice, la correzione castiga, la buona condotta persuade». Queste parole sèmbrano contraddette dai fatti, da quello che vediamo in giro, nelle famíglie, nella società e nelle nazioni . Ma sapete perché? Perché non si conosce e non si vuole conóscere la stòria, la legge di Dio e i profeti di tutti i tempi, ma soprattutto non si lèggono le vite dei santi, non si guàrdano con occhî úmili i santi che abbiamo accanto. La loro condotta ci convertirebbe con la persuasione dell’esèmpio che ci danno. Dícono che amare Dio e il pròssimo rende felici; ma soprattutto ce lo fanno vedere nei loro volti, nella loro pace, nelle loro scelte, nelle loro parole.
Ringraziamo il Signore per l’assemblea festosa di tutti i santi del Paradiso e lasciàmoci persuadere dalle loro vite e da quelle di chi ci cammina accanto, ma ha preso sul sèrio la chiamata alla santità (cioè all’amore vero) di Dio.
Ognissanti, 1 Novembre 2026
Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12
PADRE GIUSEPPE AGNELLO*
*L’autore aderisce ad una riforma ortografica della lingua italiana
