Il principe Alberto II di Monaco ha deciso di non promulgare la proposta di legge che avrebbe legalizzato l’aborto nel Principato, bloccando così una riforma approvata dal Consiglio Nazionale lo scorso maggio con una larga maggioranza di 19 voti contro 2 e mantenendo in vigore l’attuale quadro normativo.
La scelta del sovrano, che in questo caso non lascia spazio a manovre come quelle avvenute in Lussemburgo nel 2008 quando il Gran Duca Enrico cercò di opporsi alla legalizzazione dell’eutanasia e fu poi privato di parte dei suoi poteri, è motivata dal «posto che la religione cattolica occupa nel nostro paese».
Tale decisione rappresenta una sfida anche per il Vaticano e per il cardinale Parolin, che nel caso di Andorra aveva definito la questione «delicata» e «complessa», da affrontare «con molta discrezione e saggezza».
Le esitazioni della Segreteria di Stato appaiono ancor più evidenti se confrontate con questa presa di posizione netta; ancor più grave, in questo senso, fu la firma delle leggi sull’aborto da parte del re di Spagna Juan Carlos I, tanto nella versione originaria quanto nelle successive estensioni.
In un’intervista concessa al quotidiano Monaco-Matin il 18 novembre, il principe Alberto ha spiegato di comprendere «la sensibilità del tema», ma di ritenere che «l’attuale quadro normativo rispetti ciò che siamo, in funzione del posto della religione cattolica nel nostro paese, garantendo nel contempo un accompagnamento sicuro e più umano».
La Costituzione del Principato riconosce infatti il cattolicesimo come religione di Stato: non si tratta di una semplice eredità culturale, ma di un elemento che ispira la visione antropologica del legislatore e che fonda il diritto di veto esercitato dal sovrano. Il progetto di legge respinto avrebbe consentito l’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza, ne avrebbe esteso il limite a sedici settimane nei casi di stupro e avrebbe abbassato da diciotto a quindici anni l’età minima per potervi accedere senza il consenso dei genitori.
Il rifiuto del principe blocca dunque il processo legislativo e lascia in vigore l’attuale disciplina, che permette l’accesso all’aborto solo in tre situazioni chiaramente definite. A Monaco l’aborto rimane formalmente vietato, benché depenalizzato dal 2019, ed è consentito unicamente nei casi eccezionali introdotti dalla legge dell’8 aprile 2009: stupro, pericolo di morte per la madre e gravi malformazioni fetali.
Per decenni il Principato ha mantenuto una delle legislazioni più protettive della vita in Europa, proibendo l’aborto in ogni circostanza. Attualmente, pur non essendo legale, l’aborto non è perseguito se praticato all’estero, soprattutto in Francia, dove invece risulta pienamente autorizzato.
