Yasser Arafat, divenuto il 3 febbraio del 1969 capo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, rappresenta una delle figure più controverse e dannose della storia mediorientale, poiché il suo operato ha contribuito in modo decisivo a trasformare la questione palestinese in un conflitto permanente segnato da terrorismo, instabilità regionale e sofferenze incalcolabili sia per i palestinesi sia per gli israeliani, avendo scelto fin dall’inizio la via della lotta armata e della violenza come strumento politico, legittimando attentati contro civili, dirottamenti aerei, massacri e operazioni spettacolari che hanno consolidato nell’opinione pubblica mondiale l’immagine del palestinese come terrorista, danneggiando gravemente la causa che egli pretendeva di rappresentare, come dimostrano episodi quali Settembre Nero, il massacro degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972, i continui attacchi contro obiettivi civili in Israele e all’estero e il coinvolgimento diretto dell’OLP in reti internazionali del terrorismo, che portarono isolamento diplomatico, sanzioni, repressioni militari e una spirale di vendette senza fine.
Arafat contribuì a destabilizzare diversi paesi arabi ospitanti, in particolare la Giordania e il Libano, dove l’OLP agì come uno Stato nello Stato, armando milizie, violando la sovranità nazionale e trascinando intere popolazioni in guerre civili devastanti, come nel caso del Libano, dove la presenza armata palestinese e il ruolo di Arafat alimentarono tensioni settarie, massacri e l’intervento di potenze esterne, con conseguenze catastrofiche per decenni.
Sul piano politico Arafat si dimostrò incapace di costruire istituzioni solide e trasparenti, mantenendo un sistema di potere personale basato sul clientelismo, sulla corruzione e sulla gestione opaca degli aiuti internazionali, accumulando enormi risorse finanziarie senza tradurle in reali benefici per la popolazione palestinese, che rimase intrappolata nella povertà, nella dipendenza e nella frustrazione, mentre una ristretta élite legata al leader prosperava.
Inoltre la sua ambiguità cronica nei negoziati di pace, culminata negli Accordi di Oslo, mostrò una costante incapacità o mancanza di volontà di rinunciare definitivamente alla violenza, poiché pur proclamando il riconoscimento di Israele, Arafat continuò a tollerare o incoraggiare gruppi armati, permettendo la nascita di una cultura politica fondata sull’odio e sul martirio, che ha prodotto generazioni di giovani educati al conflitto permanente, rendendo sempre più difficile qualsiasi soluzione pacifica, il suo stile di leadership autoritario e personalistico soffocò ogni reale pluralismo politico, eliminando o marginalizzando oppositori interni e impedendo lo sviluppo di una società civile autonoma, con il risultato che alla sua morte l’Autorità Palestinese si trovò fragile, delegittimata e priva di una visione strategica condivisa, mentre il fallimento del suo progetto politico ha favorito l’ascesa di movimenti radicali come Hamas, che hanno ulteriormente aggravato la divisione interna palestinese, rendendo la situazione ancora più instabile e drammatica, in definitiva Arafat non solo non riuscì a portare il suo popolo verso uno Stato indipendente e pacifico, ma contribuì in modo decisivo a consolidare una cultura della violenza, della corruzione e del vittimismo permanente, i cui effetti si riflettono ancora oggi in un conflitto irrisolto, in un Medio Oriente segnato da sfiducia reciproca, radicalizzazione e sofferenze che gravano soprattutto su coloro che egli diceva di voler liberare.

Curioso allora che Israele cercasse di ucciderlo tanto che si diceva che non dormisse due volte nello stesso letto, dal momento che Israele destabilizza, in maniera diretta o attraverso il suo super braccio armato, noto anche come USA, tutti gli stati vicini che non controlla direttamente (Iraq, Egitto, Siria, Libano, Yemen, … Iran?). Curioso che Israele abbia creato Hamas proprio per destabilizzare l’autorità di Arafat e dell’OLP. Questo tentativo reiterato di revisionismo per trasformare anche Arafat nel solito brutale sanguinario nemico dichiarato di Israele non so a cosa miri.