Nella chiesa di San Bortolo, nel quartiere che può essere considerato la culla del rugby rodigino – là dove novant’anni fa prese forma una passione destinata a permeare l’identità sportiva e sociale della città – è stato inaugurato un altare dedicato alla Madonna del rugby.
Un’iniziativa che, nelle sue intenzioni e nella sua realizzazione, supera la semplice celebrazione sportiva per diventare un simbolo di comunità, di fede condivisa e di memoria collettiva.
La cerimonia, svoltasi questa mattina nell’ambito del premio “Polesine chiama Messico”, ha riunito cittadini, autorità, rappresentanti del mondo religioso e sportivo, testimoniando come il tessuto sociale rodigino sappia ancora riconoscere e valorizzare esempi luminosi di solidarietà, impegno e umanità.
Il premio, giunto ormai alla quarta edizione e dedicato alla Madonna di San Juan de Los Lagos, vuole rendere omaggio a persone che, spesso lontano dai riflettori, hanno saputo distinguersi con azioni concrete in favore della collettività.
L’evento ha visto la presenza del sindaco Valeria Cittadin, dei parroci don Andrea Varliero – guida spirituale della parrocchia di San Bortolo – e don Massimo Barison, presidente del Comitato “Polesine chiama Messico”, oltre a Giancarlo Checchinato, anima e promotore non solo del Premio ma anche dell’iniziativa di intronizzazione della Madonna dedicata al rugby.
A condurre l’incontro sono stati la poetessa Angioletta Masiero e il consigliere comunale Paolo Avezzù, conferendo alla cerimonia un tono insieme solenne e familiare, come si addice a un momento che parla tanto al cuore quanto alla memoria.
Il sindaco Cittadin ha sottolineato come questa iniziativa rappresenti un gesto di fede ma anche una testimonianza civile, un invito rivolto alle nuove generazioni a riconoscere e seguire esempi di altruismo, dedizione e coraggio.
Parole che hanno trovato eco nei presenti e che hanno ulteriormente illuminato il lavoro di coloro che, come Checchinato, hanno creduto in un progetto capace di coniugare spiritualità e identità sportiva.
L’idea del Comitato organizzatore, infatti, nasce dal desiderio di ricreare in Italia un luogo simile a “Notre Dame du Rugby” in Francia, la piccola cappella del villaggio di Larrivière-Saint-Savin, vicino a Mont-de-Marsan e Dax, che dal 1964 rappresenta uno dei simboli più suggestivi della fusione tra fede e tradizione rugbistica.
Lì club, giocatori e tifosi depositano maglie, gagliardetti, ricordi, e vi si recano per affidare alla protezione della Madonna non solo le sorti delle partite, ma la propria vita quotidiana.
Che una simile iniziativa nascesse in Italia proprio a Rovigo, città che ha sempre vissuto il rugby come un tratto identitario, quasi antropologico, era forse inevitabile.
E così l’altare di San Bortolo, destinato a essere vestito con i colori, le maglie e i simboli della Rugby Rovigo Delta e della Nazionale italiana, si prepara ad accogliere anche le testimonianze dei club di tutta la penisola.
Un luogo in cui i credenti potranno fermarsi per una preghiera, per un pensiero, per chiedere protezione “in campo e fuori”, come recita l’intitolazione a “Nostra Signora del Rugby”.
In un’epoca in cui spesso il mondo dello sport viene travolto da tensioni, pressioni e derive lontane dal suo significato originario, l’esistenza di un altare dedicato non è solo un gesto simbolico: è un richiamo a ciò che lo sport può essere quando viene vissuto con correttezza, passione, rispetto e spirito comunitario.
Accanto all’inaugurazione dell’altare, l’edizione 2025 del premio “Polesine chiama Messico” ha reso omaggio a figure che incarnano nella loro quotidianità questo spirito di servizio: Fratel Alberto Degan, missionario colombiano che ha trascorso oltre dieci anni accanto agli ultimi tra Colombia ed Ecuador; Carlo Osti e Andreina Vallin, genitori adottivi di una giovane nigeriana e testimonianza vivente di accoglienza; Mattia Tridello, giornalista e volontario attivo nei centri di recupero per malati di AIDS e per tetraplegici; Giuseppe Beretta, che da tre decenni guida con generosità il Banco Alimentare provinciale; Francesco Zambelli, figura centrale nella crescita sportiva e strutturale della Rugby Rovigo Delta; e infine Irene Giovannini, che dedica il suo tempo agli anziani nelle case di riposo, ai ragazzi del doposcuola e alla catechesi. Persone diversissime tra loro, ma accomunate da un filo rosso: aver scelto, ciascuno a modo proprio, di mettersi a disposizione degli altri.
Rovigo, ancora una volta, dimostra di essere una città capace di unire tradizioni popolari, spiritualità e passione sportiva in un’unica, riconoscibile identità.
L’altare della Madonna del rugby non è soltanto una curiosità folkloristica né un semplice omaggio a uno sport che qui è quasi religione laica: è un simbolo del modo in cui una comunità può raccontare sé stessa attraverso i gesti che sceglie di compiere. E mentre l’altare si prepara a diventare un punto di riferimento per rugbisti e fedeli, il premio “Polesine chiama Messico” ricorda che la vera forza di un territorio non si misura solo nelle sue celebrazioni, ma soprattutto nelle persone che ogni giorno, silenziosamente, costruiscono il bene comune. In fondo, è forse proprio questo il messaggio più autentico di “Nostra Signora del Rugby”: ricordarci che, come in una mischia ben fatta, si avanza solo insieme.
