Ieri abbiamo celebrato l’Esaltazione della santa Croce.
Nella vita di san Giovanni Maria Vianney, il santo curato d’Ars, si racconta che un giorno un sacerdote gli chiese: Signor curato, dove avete fatto il corso di teologia?», alla cui domanda il santo indicò, senza dire nulla, un inginocchiatoio posto davanti a un crocifisso.
Da questo episodio, che somiglia nei contenuti al punto di arrivo di tanti altri santi, che hanno capito la profondità del mistero della croce, possiamo riassumere tutti i contenuti di questa festa: la Croce non è esaltata da noi, perché chiunque fra noi può vederne la bellezza; la Croce è stata esaltata da Dio e noi, solo in ginocchio, mentre adoriamo il Crocifisso, possiamo cogliere quanto grande è la sua gloria.
Piú si contempla, piú ci arriva luce per la nostra vita; piú si condivide quel dolore di Cristo, piú ci si ritrova persone libere: libere nell’amore, perché libere dal Maligno.
La croce ci mostra infatti tutto l’amore di Dio per noi e tutto il peccato degli uomini; ci mostra l’uomo sfigurato dal male, ma anche in compagnia di chi si resiste al male; ci mostra l’umiltà di Dio e la fiducia incondizionata dell’uomo che ha per Padre Dio; ci mostra la signoria di Cristo su tutta la creazione, tanto che un’eclissi solare di tre ore e un terremoto, hanno accompagnato la sua passione e morte; ma ci mostra anche la signoria dell’amore e della speranza mentre tutto è oscurità.
E se questo non bastasse, la croce vissuta da Dio come spettava agli schiavi, attira tutti a sé almeno come stupore, scandalo, interrogativo.
Perché Dio ha scelto questo modo per salvarci? Perché Gesú, sulla Croce, si mostra solo uomo e non fa alcun miracolo, scendendo da essa e risanando tutte le sue ferite?
Perché da essa ci consegna sette parole? Perché ci ama!, e chi ama non si riserva la parte migliore, ma la peggiore. Perché ci ama!, e mentre soffre non vuole costríngere nessuno alla fede con effetti speciali e prove di onnipotenza.
Infine, perché ci ama, e in un contesto di odio diabolico e disprezzo del suo popolo, consegna parole lapidarie di vita eterna che parlano a tutti del suo cuore pieno di amore e costante nell’amore verso il Padre e verso tutti gli uomini.
Nell’umiliazione piú grande vissuta con amore e per amore, c’è l’esaltazione piú grande: il nome che ti dà Dio; la potenza che ti dà Dio; la vittoria sul Diavolo che ti dà Dio. Lo troviamo espresso, tutto questo, nelle parole paoline: «umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome» (Fil 2, 8-9).
Cristo Signore, Cristo Dio, si è umilato, ed è per questo è stato esaltato.
Come vedete, ai nostri “perché?” che nascono attorno o davanti alla croce di Gesú, la risposta è sempre: perché ci ha amati e ci ama come nessuno ci ama. Infatti, sono parole piene di amore quelle che nel Vangelo ci consegna oggi: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Fíglio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma àbbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Purtroppo, però, i cuori incostanti verso Dio, finiscono per tradire tutti, perché dal negare Dio deriva ogni altra negazione. Gli Ebrei usciti dall’Egitto hanno sperimentato questo inganno del Maligno, che è il primo ribelle e il primo negatore di Dio.
Il libro dei Numeri e il Salmo 77 lo fanno notare in queste parole: «In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il pòpolo disse contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto?”» (Nm 21, 4-5).
Si sono dimenticati sia le piaghe d’Egitto, sia le acque aperte del Mar Rosso; sia la straordinarietà della manna e delle quaglie come cibo nel deserto; sia l’acqua fatta scaturire dalla roccia; sia la vittoria sui Cananei. Insomma, appena arriva la croce da portare, cominciano tutte le defezioni e Dio non esiste o è negato in vario modo. Pensate che oggi questo non succeda? Succede, e succede nella vita política in cui il compromesso diventa regola o le negazione una terríbile moda. Nel compromesso ci possiamo inserire tutti i partiti: destra, centro, grillini, verdi, e tutti i partiti che si spacciano per vicini alla gente.
Ricordo però che il compromesso di Pilato ha portato in croce Gesú Cristo. Ma nella negazione di Dio sono specializzati i partiti di sinistra. Il mio non è un pregiudizio, né un denigrare una parte rispetto ad un’altra: guardo i fatti. Mi trovo a fare funerali di persone provenienti da quella militanza e da quella formazione, che, tenutisi lontani dalla pratica della vita cristiana, hanno vissuto o nel dubbio, o nella ricerca, o nell’ostilità verso la Chiesa, magari non “cordiale”, ma per quella negazione di Dio che il partito propagandava.
Nel Faust di Goethe il demonio Mefistòfele dice di sé stesso: «Io sono lo spirito che sempre nega». Ecco il nemico della verità, delle anime, della fede! Questo spírito si è infiltrato nelle menti del popolo di Dio, tanto che ci sono persone che si dicono cattoliche, ma stanno senza problemi in partiti in cui questo spirito che nega è signore o in cui l’odio per chi la pensa diversamente da noi è costantemente alimentato. Se siete di destra e odiate i politici di sinistra; o se siete di sinistra e odiate il polítici di destra non avete ancora capito la lezione del Crocifisso. In tutta verità e per amore, dunque, vorrei dire a coloro che hanno gioito dell’assassinio di Charlie Kirke, perché cristiano, perché di destra, perché pro vita, e perché se ne andava nei college americani a battagliare col pensiero deviato di tanti giovani; vorrei dire che quest’uomo, colpevole agli occhî dell’assassino di essere cristiano e di aver votato Trump, contrariamente a chi ha votato Biden, diceva a chiare lettere: «Non possiamo vincere questa battaglia culturale senza la croce di Cristo. Non è la politica che salva l’uomo; è Dio!».
Invece, chi vota a sinistra deve ricordare che la sinistra, come ben osserva Philippe de Villiers, un visconte vandeano: «Nega Dio (e infatti ha una morale di situazione e di convenienza); nega il sacro (e infatti non costruisce chiese e se le costruisce dèvono èssere senza inginocchiatoî e brutte); nega la vita (chiama l’aborto e l’eutanasia un diritto); nega il matrimonio (e infatti valorizza convivenze ed ogni tipo di unione di fatto); nega la natura e la biologia (e infatti è la patria e la promotrice di tutte le devianze LGBT); nega anche la nazione in vista di un univeralismo senza volto; e nega la comunità, spingendo sui capriccî dell’individualista».
Riflettiamo sulla croce di Gesú e cacciamo via da ogni dove e da ogni partito, il compromesso e lo spirito che nega ciò che Dio afferma.
Padre Giuseppe Agnello
