Il 17 gennaio 1988, quando alle 19.05 Canale 5 mandò in onda la prima puntata di Casa Vianello, forse pochi immaginavano che quella sitcom apparentemente semplice, domestica, quasi dimessa nella sua ambientazione borghese e ripetitiva, avrebbe attraversato sedici stagioni e trecentotrentasette episodi, accompagnando per diciannove anni la vita quotidiana degli italiani e diventando una sorta di rito serale, una presenza familiare più che un programma televisivo, perché Casa Vianello non era soltanto una serie comica, ma il riflesso di un modo di intendere l’umorismo come forma di intelligenza, misura e rispetto, incarnato perfettamente dalla coppia Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, due artisti che hanno saputo trasformare il matrimonio, con le sue piccole ipocrisie, i silenzi, le recriminazioni e le tenerezze non dette, in un terreno fertile per una comicità pulita, mai urlata, mai volgare, mai blasfema, una comicità che nasceva dall’osservazione dell’animo umano e non dalla sua deformazione caricaturale o dalla provocazione gratuita.
Raimondo Vianello, con il suo sarcasmo britannico, la sua ironia secca e tagliente ma sempre elegante, e Sandra Mondaini, con quella recitazione apparentemente ingenua, lamentosa, ma in realtà finissima e costruita con grande consapevolezza attoriale, rappresentavano una coppia che litigava senza odio, si punzecchiava senza ferire, si prendeva in giro senza distruggersi, mostrando che si può far ridere anche senza ricorrere all’insulto, alla bestemmia mascherata da satira, alla volgarità scambiata per autenticità o al cinismo elevato a forma di modernità.
In un’epoca come la nostra, in cui molta comicità sembra vivere di trasgressione forzata, di allusioni sessuali ostentate, di dileggio del sacro e del trascendente, come se il ridere dovesse necessariamente passare attraverso lo scandalo o la sporcizia verbale, Casa Vianello appare oggi quasi rivoluzionaria nella sua normalità, perché dimostra che l’umorismo più duraturo non è quello che sciocca, ma quello che accompagna, non quello che divide, ma quello che unisce, non quello che cerca il consenso facile strappando risate sguaiate, ma quello che costruisce un sorriso lento, riconoscibile, in cui lo spettatore si ritrova senza sentirsi umiliato o complice di una derisione.
La forza della coppia Vianello stava anche nel non prendersi mai troppo sul serio, nel rifiuto di qualsiasi messaggio ideologico, nel non usare la comicità come clava culturale o politica, ma come specchio della vita quotidiana, e proprio per questo Casa Vianello riusciva a entrare nelle case di tutti, dai bambini agli anziani, senza bisogno di avvertenze, senza la paura di offendere, senza la pretesa di “educare” attraverso la provocazione, lasciando invece che fosse la misura, la ripetizione, il tempo comico e il non detto a fare il loro lavoro silenzioso.
Oggi, guardando a quella sitcom, si ha la sensazione che non fosse solo un altro prodotto televisivo, ma l’espressione di una civiltà del ridere che si sta perdendo, una civiltà in cui il comico non aveva bisogno di dissacrare tutto per esistere, in cui il rispetto non era un limite ma una risorsa, e in cui la risata nasceva dall’intelligenza condivisa più che dalla complicità nel cattivo gusto, e forse è proprio per questo che, a distanza di decenni, Casa Vianello continua a essere ricordata con affetto e nostalgia, mentre tanta comicità contemporanea, pur gridata e osannata, appare già vecchia, stanca e priva di quella leggerezza profonda che solo i grandi sanno lasciare in eredità.

Eccezionali i nostri due comici che, facendoci divertire, ci offrivano vere lezioni di vita, di virtù e di amore pur nella diversità di vedute e opinioni. Grazie carissimi Sandra e Raimondo. Che Dio vi ricompensi.