Prima di allontanare una persona dalla vita della Chiesa, prima di considerarlo un pagano o un pubblicano, cioè uno che non conosce i doveri del battésimo e si comporta da púbblico peccatore, bisogna tentarle tutte. La correzione fraterna, nelle sue fasi, delicatezze, accorgimenti e coinvolgimenti, è pròprio questo: una sèrie di atti personali, di gruppo o ecclesiali, per salvare l’errante dal pròprio errore. La si fa per amore di Dio e del pròssimo, perché si ímita l’amore di Dio e l’agire di Dio, non lasciando córrere le persone su vie di perdizione, ma provando in ogni modo a riportarle sulla retta via, senza ànsia, senza senso di superiorità, senza zelo indiscreto. Tutto deve còmpiersi con la consapevolezza che siamo fratelli in Cristo e parte dello stesso Corpo místico che è la Chiesa, sicché ciò che fai tu, raggiunge me e ciò che fàccio io, riguarda te. Non possiamo vòlgerci da un’altra parte, pensando che non síano fatti nostri. Il cristiano non è una mònade felice, un solitàrio senza fratelli, un rassegnato al male. Essendo di Cristo, ha il pensiero di Cristo riguardo alla modalità di èssere Chiesa, riguardo alla salvezza delle ànime, alla gravità del peccato, al valore della correzione, e infine anche riguardo alla necessità della scomúnica e della preghiera per gli scomunicati. Il Vangelo di oggi, quindi, ci parla di come fare quando noi abbiamo ragione e un fratello ha torto; noi stiamo ubbidendo alla Verità e lui si làscia guidare dalle menzogne. Diceva infatti Gesú: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te…» (Mt 18, v.15). Questa colpa di cui parla Gesú può èssere personalmente e direttamente contro di me Tízio, Càio, Semprònio; o sacramentalmente e indirettamente contro di me, membro dello stesso corpo di cui fai parte anche tu. È importante questo passàggio per capire che non si tratta di un regolamento di conti per soddisfazione personale, ma di un atto di carità verso un’ànima e verso il corpo della Chiesa, ovverosia verso noi stessi. Per capirlo mèglio, sentite che cosa dice san Pàolo in due léttere. Ai Romani scrive: «anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri» (Rm 12, v.5). Con gli Efesini è ancora piú esplícito in relazione ai danni comunitarî di un peccato personale: «Perciò, bando alla menzogna e dite ciascuno la verità al suo pròssimo, perché siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4, v.25). Ecco perché la correzione fraterna è cosí importante nella Chiesa! Ecco perché il tacere la verità e il fare proliferare la menzogna è cosí colpévole agli occhi di Dio! Perché la verità detta con amore líbera e salva tutti, mentre la menzogna ferisce tutti e porta alla perdizione il bugiardo. Il Signore non ci vuole in alcún modo bugiardi: né come erranti che mèntono a sé stessi dicendo che si sta mèglio nella condizione di non riconciliati; né come annacquatori del Vangelo e dialoganti che non corrèggono l’errore di nessuno. Anche questa è una bugia al pròssimo: pacificamente parlarti di tutto in nome della nostra bella relazione, ed ométtere di dirti ciò che ti farebbe piú bene per paura di pèrderti. Un cristiano non è un adoratore di relazioni umane, ma un adoratore di Dio; e Dio gli dice: «Se io dico al malvàgio: “Malvàgio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvàgio desista dalla sua condotta, egli, il malvàgio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvàgio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato» (Ez 33, 8-9). Il cristiano che ascolta queste parole e si fa sentinella del pròprio fratello, pensa alla salvezza eterna pròpria e altrui, pròprio per quello che san Pàolo ci diceva esplicitamente: «siamo membra gli uni degli altri» (Rm 12, v.5; Ef 4, v.25). Detto ciò, ¿è sicuro che raggiungeremo l’obbiettivo per cui stiamo correggendo? No, ma ciò non tòglie il nostro dovere di farlo e di farlo secondo le règole che ci dà Gesú e non di testa nostra. Ci vuole la sapienza dei pòveri nel corrèggere, non solo lo zelo di farlo. Ci vuole la sapienza degli úmili nel corrèggere, non solo l’ardore per il bene altrui. Dice il Qoelet: «Le parole calme dei saggî si ascòltano piú delle grida di chi dòmina tra i pazzi. Mèglio la sapienza che le armi da guerra, ma uno sbàglio solo annienta un gran bene» (Qo 9, 17-18). Per non sbagliare allora, seguiamo il mètodo di Gesú:
• Prima si cerca l’occasione di corrèggere il fratello che ha sbagliato o sbàglia a tu per tu, nel segreto di una conversazione a due, senza rivelare il suo peccato ad altri, e col fine di custodirne la buona fama: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoníscilo fra te e lui solo» (Mt 18, v.15).
• Poi, «se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni» (Mt 18, v.16). Quando la parola di uno solo non basta, serve l’aiuto di altre due o tre persone riservate, che àmano e conóscono il fratello che sbàglia. Siamo nella fase degli amici in azione. Non si è amici infatti solo per mangiare insieme e andare in vacanza nello stesso posto: bisogna èssere amici anche nel corrèggere insieme.
• Se nemmeno questa strada porta alla riconciliazione entra in campo il ministero della Chiesa, nel suo rappresentante ufficiale: il pàrroco, un confessore, il padre spirituale.
• Infine, di fronte alla durezza ostinata del cuore, dice Gesú: « E se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano» (Mt 18, v.17).
È la fase della scomúnica: l’errante vuole restare nell’errore. Ci resti, ma non consideràndosi piú cristiano, perché manca dell’umiltà di rinòscere il pròprio errore e della vòglia di combàtterlo per non arrecare danno a sé stesso e agli altri. Va trattato come un pagano o un pubblicano: cioè si può solo pregare per lui. Ma è a questo punto che il Signore non ci tòglie la speranza su quel “perduto”: « In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18, v.19).
XXIII Doménica del T.O. anno A,
6 Settembre 2026
Ez 33,1.7-9; Sal 94; Rm 13,8-10; Mt 18,15-20
PADRE GIUSEPPE AGNELLO*
*L’autore aderisce ad una riforma ortografica della lingua italiana
