Il centenario dell’inizio della Cristiada, la sanguinosa Guerra Cristera che scosse il Messico tra il 1926 e il 1929, si trasforma oggi in un’occasione non solo di memoria storica, ma di accorato appello al presente. A cento anni da quegli eventi, le voci che si alzano dal contesto cattolico messicano, in particolare in vista di un importante congresso commemorativo nella zona metropolitana di Puebla, lanciano un monito chiaro: la persecuzione contro la fede non si è mai veramente conclusa, ma ha semplicemente cambiato pelle. Se un tempo si combatteva con le armi in pugno per difendere la libertà di culto contro le leggi anticlericali del presidente Plutarco Elías Calles, oggi la battaglia si è spostata sul piano delle idee, trasformandosi in una guerra ideologica che mina i valori considerati più sacri dall’antropologia cristiana, come l’identità umana e la struttura della famiglia, attraverso l’avanzata dell’agenda dell’aborto e delle teorie di genere.
In questo mutato scenario, i promotori dell’evento promosso dalla Guardia Nazionale Cristera – un’organizzazione fondata nel 1928 dallo storico generale Enrique Gorostieta e oggi integrata nella Conferenza dell’Episcopato Messicano – pongono l’accento su un contrasto stridente. Da un lato vi è l’eroismo indomito dei martiri degli anni Venti, che non esitarono a versare il proprio sangue al grido di “Viva Cristo Re!”, e dall’altro la dilagante indifferenza o la freddezza di gran parte dei fedeli contemporanei. Questa apatia diffusa impedisce a molti credenti di esporsi pubblicamente e di difendere attivamente le proprie convinzioni. Un esempio concreto di questa disparità si manifesta, secondo gli organizzatori, in occasione delle odierne manifestazioni dei movimenti pro-aborto, noti per l’uso dei fazzoletti verdi, durante le quali non di rado i templi cattolici diventano bersaglio di vandalismi e attacchi, di fronte ai quali la reazione e la mobilitazione della comunità dei fedeli rimangono spesso timide o inesistenti.
L’iniziativa del Magno Congresso Cristero, che si terrà a San Juan Cuautlancingo, mira proprio a rompere questo velo di passività, offrendo la testimonianza del passato come un antidoto alla paura e come una fonte di coraggio spirituale per il presente. Per lungo tempo, la storia di questo sanguinoso conflitto e della resistenza cattolica è stata oscurata o marginalizzata dalla storiografia ufficiale messicana, privando le generazioni successive della conoscenza di un sacrificio che ha generato numerosi santi e beati. Riportare alla luce questi eventi significa dunque restituire al paese una fetta cruciale della propria identità e offrire ai cattolici moderni un modello a cui ispirarsi per non cedere alla tentazione del silenzio o del compromesso culturale.
Il programma del congresso si articola come un vero e proprio cammino di riscoperta spirituale e storiografica. L’evento si aprirà con la solenne accoglienza delle reliquie dei martiri, segni tangibili di una fedeltà spinta fino all’estremo sacrificio, seguita da una celebrazione liturgica e da conferenze approfondite. Storici e studiosi si alterneranno per rievocare i momenti in cui il Messico si schierò a difesa della propria fede, dando ampio spazio anche al ruolo fondamentale delle Brigate Femminili Santa Giovanna d’Arco, che sostennero logisticamente e spiritualmente la resistenza. Particolare rilievo sarà dato alla figura di Santo Toribio Romo, sacerdote martirizzato durante la persecuzione e oggi venerato anche come protettore dei migranti, a testimonianza di come il lascito di quei testimoni continui a intersecarsi con le drammatiche realtà sociali contemporanee. L’incontro si concluderà con un solenne omaggio ai caduti, un atto che non intende essere una sterile celebrazione del passato, ma un impegno solenne a rivestirsi di quella stessa audacia per affrontare le sfide culturali e legislative del ventunesimo secolo, riaffermando la centralità della libertà religiosa di fronte a ogni forma di pressione ideologica.
