C’erano una volta un pallone, due porte e ventidue uomini pronti a lottare fino all’ultimo respiro. Era il calcio vero. Oggi, invece, serve un manuale di 50 pagine solo per capire quando un rigore è valido, chi può parlare con l’arbitro, quanto tempo ha un portiere per respirare con la palla tra le mani.
Con il nuovo regolamento arbitrale 2025/26 pubblicato dall’AIA, il calcio compie un ulteriore passo verso l’eccesso di codificazione, il tecnicismo esasperato e, in fondo, l’allontanamento dal suo spirito originario.
Prendiamo la regola degli otto secondi per i portieri: un arbitro che conta visibilmente i secondi con la mano alzata pare più un metronomo che un garante del gioco.
Ci fu un tempo in cui un portiere come Zoff o Albertosi si prendeva i suoi momenti con la palla, sì, ma il rispetto era dato dall’intelligenza dell’arbitro, non da un cronometro da palestra.
Il tempo si leggeva nello sguardo, nel contesto, nella furbizia tollerata e condivisa da tutti. Oggi si cronometrano i secondi, domani forse i respiri.
E che dire della stretta sulle proteste? Il capitano designato, le comunicazioni filtrate, l’approccio “controllato” con l’arbitro. Siamo passati dal calcio popolare al calcio protocollare. Quello in cui si chiede il permesso anche per arrabbiarsi.
Ma lo sfogo, la passione, il confronto acceso sono sempre stati parte del gioco. Anche quelli sono educativi. Il rispetto si guadagna, non si impone con un regolamento.
Poi il VAR, che ora sarà commentato in diretta dall’arbitro. Una novità che può sembrare utile, ma che in realtà conferma la deriva spettacolare e burocratica del calcio moderno. Il direttore di gara non è più il garante silenzioso dell’ordine, ma una sorta di portavoce, di presentatore. Il rischio è che si trasformi in un attore, più preoccupato di spiegarsi che di dirigere. Non servono parole, ma autorevolezza. E quella si costruisce con esperienza e sobrietà, non con i microfoni.
Infine, la querelle del doppio tocco sul rigore. Una questione che, da rarità assoluta, è diventata caso da laboratorio giuridico. Una volta si rideva se il rigorista scivolava e segnava con due tocchi. Si accettava la fatalità. Ora si distingue tra tocco accidentale e deliberato, si prevedono eccezioni, ripetizioni, ecc. Il rigore, da dramma umano, diventa questione di perizia forense.
Il calcio, nel tentativo di regolamentare tutto, rischia di disumanizzarsi. Ogni eccesso di norma è un passo in meno verso la poesia del gioco, verso quella bellezza un po’ scomposta che ci ha fatto innamorare. Le regole sono necessarie, certo. Ma non possono soffocare il cuore pulsante del calcio: la libertà, l’istinto, l’umanità.
Sognavamo partite vissute come battaglie epiche, non come esercitazioni notarili. Vogliamo rivedere un calcio dove si può sbagliare, protestare, discutere, dribblare anche le regole non scritte. Un calcio dove la palla non è un oggetto sterile da protocollo, ma un compagno di vita, pieno di terra, sogni e sudore.
Il calcio di una volta non tornerà, forse. Ma almeno non lasciamolo morire soffocato dalla carta bollata.
A titolo di cronaca vi indichiamo alcune novità:
Un calcio d’angolo viene assegnato se un portiere, all’interno della propria area di rigore, controlla il pallone con le mani / braccia per più di otto secondi prima di spossessarsene. Un portiere è considerato in controllo del pallone con le mani / braccia quando: il pallone è tra le sue mani o tra la mano / il braccio e una superficie qualsiasi (ad esempio: il terreno, il proprio corpo), tiene il pallone sulla/e mano/i aperta/e e distesa/e
fa rimbalzare il pallone a terra o lo lancia in aria. L’arbitro deciderà quando il portiere ha il controllo del pallone e quando iniziano gli otto secondi, e conterà visibilmente gli ultimi cinque secondi con una mano alzata. Un portiere non può essere contrastato da un avversario quando ha il controllo del pallone con le mani / braccia.
Dopo il check VAR, quando il processo di revisione è completato, l’arbitro deve mostrare il gesto dello “schermo TV” e comunicare la decisione finale le competizioni possono anche implementare un sistema in cui l’arbitro spiega e annuncia pubblicamente le decisioni a seguito di una “revisione” VAR o di un lungo “controllo” VAR, come delineato nelle linee guida FIFA e nel Manuale VAR.
Le normali interazioni tra calciatori e arbitro sono consentite e rimangono importanti (per promuovere la trasparenza ed evitare possibili frustrazioni e conflitti): Qualsiasi calciatore (incluso il capitano) che mostri dissenso con parole o azioni verrà ammonito. L’arbitro, ove opportuno, spiegherà le decisioni importanti al capitano/i o calciatore/i coinvolti in un episodio. Per evitare che i calciatori si accalchino o circondino l’arbitro in situazioni importanti e in seguito a episodi o decisioni chiave: solo un calciatore di ogni squadra, solitamente il capitano, può avvicinarsi all’arbitro e, nel farlo, deve sempre interagire in modo rispettoso
l’arbitro può istruire/incoraggiare i calciatori (verbalmente o con gesti) a non avvicinarsi a loro
i capitani delle squadre sono responsabili di aiutare a dirigere i loro compagni di squadra lontano dall’arbitro
i calciatori che si avvicinano/circondano l’arbitro quando non è loro permesso di farlo possono essere ammoniti
se appropriato, l’arbitro può ritardare la ripresa del gioco per consentire al/ai capitano/i di parlare con i compagni di squadra per spiegare una decisione, richiedere un comportamento corretto, ecc.
L’interazione con, o un avvicinamento da parte di, qualsiasi calciatore diverso dal capitano è a discrezione dell’arbitro, ad esempio se il calciatore ha commesso un’infrazione, ha subito fallo e/o è infortunato
Nel caso, il capitano di una squadra sia il portiere: Quando il portiere è il capitano, l’arbitro deve essere informato, entro e non oltre il sorteggio prima del calcio d’inizio, su quale calciatore è designato per avvicinarsi all’arbitro al posto del portiere
Solo il portiere o il calciatore designato, non entrambi, possono avvicinarsi all’arbitro. Se il calciatore designato viene sostituito o espulso, deve essere designato un altro calciatore.
In merito alla situazione in cui l’incaricato calcia accidentalmente il pallone dal dischetto del rigore con entrambi i piedi simultaneamente o quando il pallone tocca il piede o la gamba “d’appoggio” dell’incaricato: Se la rete viene segnata, il calcio di rigore deve essere ripetuto.
Se la rete non viene segnata, viene assegnato un calcio di punizione indiretto (a meno che l’arbitro non applichi il vantaggio quando ne trae chiaramente beneficio la squadra difendente) o, in caso di tiri di rigore, il tiro viene registrato come sbagliato.
L’incaricato calcia deliberatamente il pallone con entrambi i piedi simultaneamente o lo tocca deliberatamente una seconda volta prima che sia toccato da un altro calciatore: Viene assegnato un calcio di punizione indiretto (a meno che l’arbitro non applichi il vantaggio quando ne trae chiaramente beneficio la squadra difendente) o, in caso di tiri di rigore, il tiro viene registrato come sbagliato.
Foto di Alexander Fox | PlaNet Fox da Pixabay
