Nel 2017, con l’approvazione della legge n. 119, nota come legge Lorenzin, l’Italia ha intrapreso una strada che molti ritengono essere una grave deviazione dai principi fondamentali della medicina, del diritto e della libertà personale.
L’obbligo di dieci vaccinazioni pediatriche (poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae tipo B, morbillo, rosolia, parotite e varicella per i nati dal 2017 in poi) per accedere agli asili nido e alle scuole dell’infanzia è stato presentato come misura necessaria per tutelare la salute pubblica e raggiungere la cosiddetta immunità di gregge. Ma dietro questa apparente logica sanitaria si cela un’impostazione autoritaria che ha trasformato un atto medico personale in un dovere civico coercitivo, con sanzioni economiche e l’esclusione scolastica dei minori come strumenti di pressione.
Questo approccio ha violato un principio cardine della bioetica moderna: il consenso informato, che deve essere libero, specifico, consapevole e mai condizionato da ricatti sociali o minacce istituzionali.
La Convenzione di Oviedo, ratificata dall’Italia con legge 145/2001, stabilisce che “un intervento sanitario può essere realizzato solo dopo che la persona interessata vi abbia dato il suo consenso libero e informato” (art. 5), eppure nel caso delle vaccinazioni pediatriche obbligatorie si è legiferato come se questo diritto potesse essere sospeso in nome di un presunto bene collettivo.
Ma la Costituzione italiana, all’articolo 32, tutela sì la salute come interesse della collettività, ma afferma con chiarezza che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Dove finisce, dunque, il rispetto per la persona umana quando si costringe un genitore a sottoporre il figlio a un ciclo vaccinale obbligatorio sotto minaccia di esclusione scolastica?
Numerosi giuristi hanno sollevato perplessità sulla costituzionalità dell’obbligo indiscriminato. Il prof. Paolo Maddalena, già vicepresidente della Corte costituzionale, ha dichiarato che “una legge che impone trattamenti sanitari senza possibilità di rifiuto cosciente viola il principio fondamentale della libertà personale” e ha invitato il Parlamento a riflettere sui limiti invalicabili della Costituzione.
Analogamente, il prof. Ugo Mattei, giurista e docente di diritto civile, ha definito l’obbligo vaccinale una “deriva tecnocratica” che sposta l’asse della sovranità dal popolo alla scienza istituzionalizzata, senza spazi di critica né di dissenso. Eppure, chi ha provato a opporsi, anche nel mondo medico, è stato sistematicamente marginalizzato.
Medici sospesi, pediatri radiati, genitori segnalati ai servizi sociali, insegnanti messi sotto pressione: la legge Lorenzin ha creato un clima di sospetto e conflitto che ha minato le fondamenta stesse del patto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Questo patto, infatti, non può basarsi sulla paura, ma sulla trasparenza, sulla libertà di scelta e sulla responsabilità personale. Non può esistere vera prevenzione senza fiducia, e non può esserci fiducia dove regna l’imposizione.
Il confronto con altri Paesi occidentali evidenzia l’anomalia italiana. In Germania, l’unico vaccino obbligatorio per l’accesso scolastico è quello contro il morbillo, e anche questo introdotto solo nel 2020, dopo anni di dibattito. In Olanda tutte le vaccinazioni sono su base volontaria eppure la copertura è costantemente alta, intorno all’87%.
In Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca non esistono obblighi vaccinali pediatrici e le famiglie vengono semplicemente informate dei rischi e benefici: nessun bambino viene escluso da scuola, nessun genitore viene multato.
In Giappone le vaccinazioni sono raccomandate ma non imposte e, in caso di effetti avversi gravi, lo Stato garantisce indennizzi equi alle famiglie, riconoscendo il principio di responsabilità pubblica per gli atti medici incentivati o raccomandati. Addirittura in Svizzera il Parlamento federale ha rifiutato più volte ogni tentativo di introdurre l’obbligo vaccinale, ritenendolo in contrasto con i valori costituzionali. Come è possibile, allora, che l’Italia — patria del diritto e della civiltà giuridica — abbia scelto una strada punitiva, piuttosto che educativa?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stessa, nel documento “Global Vaccine Safety Blueprint 2.0” del 2021, riconosce l’importanza della fiducia del pubblico e della gestione trasparente delle segnalazioni di eventi avversi come fattori cruciali per la sostenibilità dei programmi vaccinali. Eppure in Italia si tende a minimizzare, banalizzare o ridicolizzare ogni preoccupazione.
I dati sulle reazioni avverse riportati all’AIFA vengono poco discussi e mai affrontati nel dibattito pubblico con onestà. Il principio di precauzione, fondamentale nella sanità pubblica, viene sospeso ogni volta che si parla di vaccini. Ma un trattamento medico rivolto a milioni di bambini sani dovrebbe essere sottoposto al massimo livello di vigilanza, non al minimo.
Le famiglie hanno il diritto di conoscere in modo approfondito composizione, effetti collaterali, alternative terapeutiche e tempistiche più individualizzate. E invece si trovano davanti un pacchetto fisso, da accettare in blocco, pena l’esclusione del proprio figlio dalla vita scolastica.
Molti pediatri indipendenti hanno criticato la mancanza di personalizzazione nel piano vaccinale. Il dott. Eugenio Serravalle, medico specializzato in pediatria e autore di diversi saggi critici, ha più volte denunciato il rischio di una medicina “a taglia unica”, che ignora la storia clinica del singolo bambino, le allergie familiari, la maturazione del sistema immunitario, e l’interazione con altri farmaci o malattie.
Vaccinare un bambino prematuro allo stesso modo di un bambino robusto di tre anni non è scienza: è burocrazia applicata alla biologia. La medicina deve restare arte fondata su scienza e coscienza, non su protocolli rigidi. Non è un caso che i Paesi che hanno mantenuto la libertà vaccinale siano anche quelli con i migliori indici di salute infantile: in Finlandia il tasso di mortalità infantile è tra i più bassi al mondo, eppure non esistono obblighi vaccinali. In Danimarca e Norvegia, le politiche di salute pubblica sono basate sulla partecipazione consapevole, non sulla costrizione.
Non vogliamo negare l’importanza storica dei vaccini, né vogliamo gettare discredito sul loro valore in specifici contesti epidemiologici. Ma affermiamo con forza che l’imposizione indiscriminata, slegata dal contesto individuale e priva di spazio per il dissenso legittimo, rappresenta una pericolosa deriva.
La legge Lorenzin ha rotto un equilibrio sottile tra libertà e salute, tra tutela collettiva e responsabilità personale. È tempo di riconoscere che l’obbligo ha fallito nell’obiettivo di rafforzare il patto sociale. Ha prodotto divisione, paura, esclusione e sfiducia.
La salute pubblica non può essere costruita sul silenzio dei genitori, sull’obbedienza forzata dei medici, sull’emarginazione dei bambini. Deve nascere dal dialogo, dalla trasparenza, dall’ascolto. Nessuna emergenza sanitaria giustifica la rinuncia ai diritti fondamentali. Ogni trattamento medico deve essere libero, consapevole, reversibile. Solo così potremo tornare a parlare di prevenzione, non di coercizione. Solo così la medicina tornerà ad essere ciò che dovrebbe: cura e non imposizione.
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È illuminante anche in questo caso il pensiero di Hegel:
“Tutto ciò che l’uomo ha imparato dalla Storia è che l’uomo non ha imparato niente”!