«Bene ha fatto la Commissione europea a bocciare l’iniziativa “My Voice My Choice”, che avrebbe voluto dare il via a un processo legislativo per istituire un meccanismo giuridico nuovo con un fondo apposito per finanziare l’aborto transfrontaliero tra gli Stati Membri. Rimane comunque grave il fatto che la stessa Commissione spinga gli Stati a finanziare l’aborto attingendo alle risorse, quindi ai soldi dei cittadini europei, del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) 2021-2027, ovvero il principale strumento dell’Unione Europea che permette agli Stati Membri di promuovere occupazione, istruzione e inclusione sociale». Così, in una nota, Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia.
«Chiediamo al Governo e al Parlamento italiano di non attingere al Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) per promuovere l’aborto, ma di farlo per permettere alle donne di accogliere una nuova Vita. In Italia, infatti, non c’è alcuna donna che non sia riuscita ad abortire, ma sono tante le donne che non riescono a portare avanti una gravidanza per mancanza di alternative valide.
Anche Papa Leone XIV, infatti, ha denunciato, pur senza citare espressamente “My Voice My Choice”, quanto sia “deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie”».
