La UE è il problema della Europa e dell’Italia. Nello studio di Gabriele Guzzi possiamo vederlo con i dati analitici ed il percorso storico dal 1992 ad oggi.
Gabriele Guzzi è un docente di Economia presso l’Università di Cassino e, nonostante la sua giovane età, vanta una serie notevole di esperienze professionali presso la Presidenza del Consiglio e, fra l’altro, collaboratore di Limes. Ha scritto un libro «Eurosuicidio: come l’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci».
Il libro è ancora in alto sulle vendite e ciò fa sperare in un ritorno alla ragione in Italia e alla fine del dogmatismo sulla UE che inquina il dibattito sui media.
Ha la prefazione di Lucio Caracciolo, il direttore di Limes, una delle migliori riviste di geopolitica al mondo, recentemente accusato di essere putiniano perché la rivista pubblica anche contributi di analisti russi.
Caracciolo nella prefazione afferma «Gabriele Guzzi ha tra gli altri meriti quello di trattare Maastricht per quel che sarebbe dovuto essere secondo i suoi esoterici sacerdoti: un esperimento antropologico». La parte economica del trattato è secondaria rispetto al tentativo di «normalizzare» l’Italia e la sua economia fino a farla appiattire sul modello tedesco nella fallace ipotesi che esso fosse migliore.
Il libro sostiene, con molte evidenze storiche a attuali, che la UE è la causa del nostro declino. Il fallimento dell’euro fu previsto con lucidità al momento della sua nascita. L’euro avrebbe dovuto ottenere tre obiettivi:
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promuovere la crescita economica del continente
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ridurre le divergenze fra i paesi dell’area euro
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diventare un competitor del dollaro come moneta di riserva internazionale.
Oggi possiamo dire che, non solo questi obiettivi non sono stati raggiunti, ma anzi l’euro, con le burocrazie antidemocratiche che lo gestiscono, ha contribuito alla marginalizzazione della intera Europa e della sua economia.
Nel luglio del 1993 un gruppo di economisti come Samuelson, Solow e Modigliani, tutti premi Nobel per l’economia e stimati accademici, aveva esortato i paesi europei ad abbandonare il progetto dell’euro evidenziando la impossibilità di successo di una moneta non assistita da una vera Banca Centrale, da uno Stato e da una politica fiscale comune che potesse correggere gli squilibri inevitabili per affrontare le future crisi.
L’euro alla fine uscì come un progetto franco-tedesco per contenere il ruolo della Germania dopo la riunificazione, lasciando alla Francia il ruolo di leader geopolitico della UE. Insomma non era un progetto di integrazione ma di tutela degli egoismi di coloro che si consideravano i proprietari della UE. Dopo un trentennio dalla sua istituzione possiamo oggi dire che l’euro è un fallimento che ha colpito soprattutto l’Italia ma che oggi ormai colpisce anche altre nazioni come la Francia e la stessa Germania nella crisi conseguente alla guerra in Ucraina e alla risistemazione geopolitica in corso.
In Italia l’ingresso nella euro zona fu l’occasione, voluta consapevolmente da una parte della classe dirigente, per modificare profondamente la nostra economia e il nostro sistema sociale, svendendo l’industria pubblica e impoverendo i ceti popolari. Guido Carli disse «Il trattato di Maastricht è stato ratificato dal nostro paese di altri paese della Comunità. Eppure, ancora una volta, dobbiamo ammettere che un cambiamento strutturale avviene attraverso l’imposizione di un vincolo esterno…Ancora una volta si è dovuto aggirare il Parlamento sovrano della Repubblica, costruendo altrove ciò che non si riusciva a costruire in patria.»1
In definitiva un gruppo di italiani trattò a Bruxelles un accordo che impose, contro ogni processo democratico, la profonda destrutturazione del sistema che aveva portato l’Italia ad essere la quarta potenza mondiale.
1G.Carli, Cinquant’anni di vita italiana, in collaborazione con Paolo Peluffo, Roma-Bari, Edizioni Laterza, 1993, pp. 8,435-436.
VINCENZO SILVESTRELLI
