Il “Treno del Ricordo 2026” è pronto a partire da Trieste oggi, martedì 10 febbraio e, come annunciato ieri a Palazzo Chigi, sarà uno dei momenti centrali delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Per quasi tre settimane, fino al 1° marzo, questo convoglio storico attraverserà l’Italia con undici tappe complessive che vogliono portare la memoria di una delle pagine più drammatiche del Novecento italiano anche nelle città del centro e del sud del Paese.
L’iniziativa è promossa dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, insieme al Gruppo FS Italiane e coinvolge attivamente le scuole: una delle carrozze è dedicata agli studenti, con opere selezionate dal Ministero dell’Istruzione e spazi pensati per le nuove generazioni. All’interno del treno è allestita una mostra itinerante che ripercorre idealmente il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati verso i campi profughi italiani dopo la Seconda guerra mondiale, con pannelli informativi, filmati d’epoca e testi narrati da voci che accompagnano i visitatori in un percorso multimediale di riflessione storica.
A bordo si trovano documenti, immagini e anche oggetti personali che raccontano la vita prima e dopo quei fatti drammatici, e nelle stazioni in cui il treno fa sosta – da nord a sud – sono previste cerimonie, incontri con esuli o loro discendenti, momenti di testimonianza e riflessioni pubbliche. L’itinerario simbolico collega idealmente luoghi spesso lontani tra loro ma uniti da una memoria storica comune, puntando a coinvolgere cittadini di tutte le età.
La Giornata del Ricordo, istituita nel 2004 con legge n. 92, serve proprio a “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Per chi quei fatti li ha vissuti, parlare di foibe non significa evocare un evento astratto, ma ricordare la ferocia con cui migliaia di italiani residenti nella Venezia Giulia, in Istria e in Dalmazia furono catturati, spesso senza alcuna accusa formale, e uccisi o fatti sparire in profonde cavità carsiche naturali. Nel periodo tra il 1943 e il 1947, in un contesto di conflitto e di tensioni etniche e politiche, molte persone vennero arrestate nelle loro case, portate via di notte e non restituite alle loro famiglie; per le famiglie delle vittime era la tragica scoperta, spesso successiva, delle foibe dove i corpi venivano gettati. Questo dolore concreto ha segnato generazioni, e per decenni è stato spesso trascurato nella memoria collettiva.
A seguire di quei massacri ci fu l’esodo giuliano-dalmata, uno dei più grandi spostamenti forzati di popolazione in Europa dopo la guerra: centinaia di migliaia di italiani (circa 350 mila) dovettero abbandonare le loro case per trasferirsi in Italia, lasciando dietro di sé interi villaggi, beni e relazioni sociali consolidate da secoli. L’esodo non fu una scelta, ma una necessità dettata da paura, distruzione, insicurezza e dalle condizioni imposte nei territori appena passati sotto il controllo dei comunisti jugoslavi.
Le storie di chi partì parlano di valigie affrettate, di addii strazianti, di un senso di perdita profonda: casa, lavoro, identità culturale e relazioni famigliari vennero spezzati in pochi giorni. Molti esuli si ritrovarono in Italia in difficili condizioni, accolti in campi profughi e spesso guardati con diffidenza in un paese che non sempre comprendeva appieno la portata di quel trauma umano.
Per queste ragioni iniziative come il Treno del Ricordo non sono solo cerimonie commemorative: per chi ha vissuto quei momenti, rappresentano il riconoscimento di un dolore umano e collettivo che per lungo tempo è stato marginalizzato e l’opportunità di portare a conoscenza delle nuove generazioni ciò che migliaia di famiglie hanno vissuto con sofferenza estrema.
Oggi che le celebrazioni del Giorno del Ricordo si moltiplicano in molte città italiane – con cerimonie, mostre, incontri pubblici e iniziative nelle scuole – il Treno del Ricordo si propone come un ponte tra memoria storica e presente civile, affinché il passato, con tutte le sue ferite, possa servire davvero da monito per il futuro.
