Il 9 novembre 1846, il beato Pio IX pubblicava la sua prima enciclica, Qui pluribus, un documento di straordinaria forza profetica e di chiarezza dottrinale che, a quasi due secoli di distanza, conserva intatta la sua attualità. In un mondo che già allora cominciava a cedere al fascino di un razionalismo autosufficiente, di un liberalismo politico senza Dio e di un indifferentismo religioso travestito da tolleranza universale, Pio IX levò la sua voce di pastore universale per ammonire, illuminare e richiamare la Chiesa e le nazioni cristiane alla verità eterna del Vangelo.
Egli vide con lucidità che le dottrine moderne, pur ammantate di progresso, conducevano in realtà alla dissoluzione della fede, alla corruzione della morale e alla sovversione dell’ordine sociale cristiano. Con quella enciclica, Pio IX non si limitava a denunciare errori teologici o filosofici, ma mostrava la connessione profonda tra il rifiuto di Dio e il disfacimento della civiltà. “Tutti coloro che si sforzano di sradicare la religione cristiana dalla società civile – scriveva – sono nemici dell’umanità”.
E come dargli torto, quando osserviamo la storia successiva? Le stesse idee che egli condannava – il naturalismo, il materialismo, l’ateismo pratico, la separazione assoluta tra Chiesa e Stato – avrebbero presto partorito le ideologie totalitarie del secolo seguente, le guerre mondiali, la persecuzione dei cristiani, la decadenza morale delle nazioni. Pio IX aveva ragione: l’uomo, staccato da Dio, non si eleva, ma precipita; la libertà senza verità diventa tirannia dell’errore; la scienza senza fede si trasforma in strumento di dominio; la politica senza morale genera corruzione e ingiustizia.
L’enciclica Qui pluribus è dunque un atto d’amore verso la verità e verso l’umanità: Pio IX vi difende il deposito della fede cattolica come unico fondamento di ogni autentico progresso, poiché solo in Cristo l’uomo trova la sua piena dignità. Egli richiama i vescovi a vigilare contro l’inganno delle false filosofie, a custodire la purezza della dottrina, a formare il clero e i fedeli nella sana teologia e nella pietà sincera. Non è un testo di reazione cieca o di ostilità al mondo moderno, ma un grido di carità pastorale, che avverte il gregge contro i lupi travestiti da benefattori.
Pio IX, lungi dall’essere un “nemico del progresso”, fu un vero difensore dell’uomo integrale, di quell’uomo che non può essere compreso senza riferimento al suo Creatore. Egli comprese che la lotta contro la Chiesa non era che la manifestazione visibile della lotta contro Dio stesso, e che dietro le apparenze di emancipazione si celava il tentativo di instaurare un ordine umano privo di trascendenza, destinato a crollare su se stesso.
Oggi, dinanzi alle conseguenze della scristianizzazione, alla crisi della famiglia, alla perdita del senso morale e al dilagare del relativismo, le parole di Qui pluribus risuonano come una sentenza anticipata: Pio IX aveva ragione. Egli aveva previsto la catastrofe spirituale e sociale che sarebbe derivata dal rifiuto del soprannaturale. L’enciclica non è dunque un monumento del passato, ma un faro per il presente: essa invita ancora oggi i cattolici a non lasciarsi sedurre dalle ideologie dominanti, a non vergognarsi della verità di Cristo, a combattere con fermezza e carità per il trionfo della fede. In un’epoca in cui si confonde la libertà con l’arbitrio, la tolleranza con l’indifferenza, e la pace con la resa morale, le parole di Pio IX risuonano come un richiamo alla responsabilità e alla conversione. “La verità non muta” – ricordava il Papa – “e ciò che è falso non diverrà mai vero per il consenso degli uomini”.
La Qui pluribus resta così un monumento di dottrina cattolica e un giudizio implacabile sul modernismo nascente, preludio delle successive condanne che culmineranno nel Sillabo. In essa si riconosce il coraggio del pastore che, fedele a Cristo, non teme di opporsi al mondo per salvare il mondo stesso dal suo suicidio morale. Ecco perché Pio IX, lungi dall’essere un Papa del passato, è un Papa del futuro: perché la sua voce, radicata nell’eterno, continua a parlare alla coscienza del nostro tempo, ricordando che senza Dio non vi è né verità, né libertà, né civiltà.
