Da decenni il conflitto israelo-palestinese non è soltanto una guerra di missili, tunnel e attentati suicidi: è soprattutto una guerra di propaganda.
Hamas ha compreso che, per sopravvivere e legittimarsi, deve manipolare non solo i propri cittadini, ma anche l’opinione pubblica internazionale.
Per farlo, ha adottato con precisione chirurgica i classici principi della propaganda, oggi amplificati dai social network e dalle redazioni compiacenti. Analizziamoli uno per uno.
1. Menti in grande.
La prima arma di Hamas è la menzogna colossale. Si presentano come vittime assolute, come “resistenti” che difendono il loro popolo, mentre nei fatti utilizzano la popolazione civile come scudo umano e piazzano armi in scuole, ospedali e moschee. La grande bugia è che Israele colpisca deliberatamente innocenti: un’accusa talmente spropositata da sembrare credibile proprio perché inconcepibile per molti che qualcuno possa inventarla.
2. Concentra.
La narrazione di Hamas è volutamente semplificata: Israele sarebbe l’“occupante malvagio”, i palestinesi le vittime pure. Tutto il resto – la storia millenaria del popolo ebraico, gli accordi di pace rifiutati, le occasioni mancate, le responsabilità dell’Autorità Palestinese – viene ignorato. Lo schema è binario, fatto apposta per le masse che si nutrono di slogan, non di complessità storica.
3. Ripeti.
Ogni giorno, attraverso televisioni satellitari, social e prediche nelle moschee, il mantra viene ribadito: Israele è genocida, Israele uccide bambini. Ripetuto all’infinito, questo slogan diventa “vero” nell’immaginario collettivo, anche quando i numeri e le indagini smentiscono. È la ripetizione ossessiva che trasforma la menzogna in “verità percepita”.
4. Dai la colpa.
Per Hamas, la colpa è sempre di Israele, in qualunque circostanza. Se i razzi partono da scuole o ospedali, la colpa è di Israele che “costringe” i terroristi a reagire. Se i civili muoiono perché Hamas li usa come scudi, la colpa è sempre di Israele. Non viene mai riconosciuto alcun merito all’altra parte: anche i corridoi umanitari aperti da Israele vengono descritti come inganni o strumenti di oppressione.
5. Provoca.
La propaganda di Hamas è costruita per generare indignazione e odio. Le immagini di cadaveri, anche manipolate o prese da altri conflitti, sono diffuse per alimentare rabbia e risentimento. È più facile accendere i cuori con il furore che convincere le menti con la logica. Hamas sa che l’odio cieco è più efficace della ragione.
6. Crea crisi.
La narrazione è sempre apocalittica: vita o morte, bene contro male, popolo oppresso contro “nazisti israeliani”. Ogni bombardamento diventa un “genocidio”, ogni operazione militare una “Shoah palestinese”. È il linguaggio dell’urgenza e dell’estremizzazione, che impedisce ogni dialogo e trasforma il conflitto in una lotta escatologica.
7. Emoziona.
Un fatto può essere discusso, ma un’emozione no. Hamas gioca sulle emozioni più primordiali: il pianto di un bambino, la disperazione di una madre, le macerie fumanti. Anche quando le cause sono imputabili ai loro stessi missili caduti male, o al fatto che i membri di Hamas rubano le derrate alimentari alla popolazione civile, la narrazione emozionale prevale: perché nessuno mette in dubbio i propri sentimenti, anche se basati su menzogne.
8. Asseconda.
Chi prova a portare argomenti razionali – come la necessità di Israele di difendersi o la responsabilità diretta di Hamas nei disastri umanitari – viene subito demonizzato. Giornalisti, intellettuali o politici che non si allineano vengono accusati di “essere complici del genocidio”. In questo modo, ogni discussione viene soffocata e si crea un clima di terrore ideologico.
9. Nessun limite.
Infine, Hamas non conosce limiti morali. Usare i bambini come scudi, trasformare scuole in depositi di armi, sfruttare la morte dei civili come strumento mediatico: tutto è lecito. La morale, per loro, è un lusso da perdenti. E sanno che in una parte del mondo occidentale la loro versione sarà comunque ripetuta, difesa e giustificata.
La tragedia di Gaza non è solo umanitaria, è anche culturale e morale. Hamas non combatte per la libertà del suo popolo, ma per perpetuare la propria dittatura fondamentalista. E lo fa attraverso un uso spietato e metodico della propaganda, applicando punto per punto i principi che trasformano la menzogna in verità, l’odio in carburante politico, la sofferenza del popolo palestinese in strumento di potere.
Israele combatte non solo contro i razzi e i tunnel del terrore, ma anche contro un sistema di manipolazione globale che ha reso Hamas il campione della menzogna. Ed è per questo che, al di là di ogni differenza politica, chi ama la verità e la libertà deve stare con Israele.
