Hamas nasce alla fine degli anni Ottanta come braccio armato del movimento dei Fratelli Musulmani nella Striscia di Gaza, ma ben presto si distingue per la sua strategia terroristica che mira alla distruzione dello Stato di Israele e del popolo ebraico; la sua Carta fondativa ne sancisce l’obiettivo di annientamento del nemico e l’uso sistematico della violenza politica e ideologica.
Nel corso degli anni Novanta e all’inizio del nuovo millennio, il gruppo intensifica le sue azioni: tra il 1993 e il 2000, i gruppi palestinesi compiono quattordici attentati suicidi provocando oltre 120 morti e più di 550 feriti, molti dei quali rivendicati da Hamas; nei dieci anni successivi, fino al 2010, la stima di attacchi suicidi sale a 146, causando 516 vittime.
In un attentato particolarmente sanguinoso, noto come Strage di Passover del 2002, un attentatore kamikaze attacca un hotel a Netanya durante la cena del Seder, uccidendo 30 persone e ferendone 140.
Nel frattempo, dal 2007 Hamas esercita il controllo sulla Striscia di Gaza, ma la realtà del suo potere è segnata da torture, detenzioni arbitrarie, processi sommari e condanne a morte sulla base di confessioni estorte con il ricorso alla brutalità della tortura. Le esecuzioni extragiudiziali di presunti collaboratori con Israele e i maneggi sommari nell’apparato giudiziario sono denunciate anche nel periodo del conflitto del 2014, quando decine di palestinesi furono giustiziati pubblicamente da Hamas senza un processo equo. Perfino internamente, le sofferenze sono agghiaccianti: documenti riportano come, tra il 2012 e il 2019, Hamas abbia torturato e giustiziato membri sospettati di omosessualità, considerata un reato; nemmeno all’interno dei propri ranghi veniva risparmiata la violenza più estrema.
Nel corso degli anni sono emersi filmati, ripresi da telecamere o acquisiti da testimoni, che documentano torture sistematiche usate contro civili nella Striscia di Gaza, da prigionieri appesi per i polsi o i piedi, a colpi di bastoni in una quotidianità di violenza e impunità. In particolare, le operazioni di interrogatorio erano caratterizzate da sadismo e disumanità estrema.
Tuttavia è con l’attacco del 7 ottobre 2023 che Hamas segna uno dei capitoli più atroci della sua storia: Hamas e gruppi armati affiliati lanciano un’offensiva coordinata che sfocia in massacri, esecuzioni sommarie, sequestri, violenze sessuali e distruzione indiscriminata di comunità civili.
Secondo stime, circa 1.200 persone sono state assassinate, più del 70% civili, inclusi neonati e anziani, donne stuprate, mutilate e uccise, famiglie intere sterminate anche nei loro rifugi.
In località come Kfar Aza sono state denunciate decapitazioni, mutilazioni, casi di vittime bruciate vive.
Al Nova music festival, un attacco sanguinario è costato la vita ad almeno 260 giovani innocenti. Le famiglie sono state obbligate ad assistere a stupri e mutilazioni, anche post-mortem.
Alcune crudeltà sono state così estreme che si narrano storie di prigionieri mutilati e ridotti alla fame, costretti a scavare la propria fossa.
Il Segretario McCaul del Congresso USA ha definito quegli atti come genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Human Rights Watch ha confermato che l’assalto era finalizzato deliberatamente a massacro e presa di ostaggi tra la popolazione civile.
Questo resoconto, pur nel suo realismo spietato, è solo una frammentazione della brutalità perpetrata: Hamas ha edificato la sua storia sulla violenza ideologica e militare, trasformandosi da movimento armato in autorità governativa, ma lo ha fatto calpestando sistematicamente i diritti umani e la dignità più elementare.
