Pro Vita & Famiglia accoglie con soddisfazione la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato che sarebbe illegittimo prevedere concorsi pubblici riservati a soli medici non obiettori, come sembrava fare la legge della Regione Sicilia. Secondo la Consulta, la norma siciliana deve essere interpretata in modo restrittivo e conforme alla Costituzione, escludendo che introduca concorsi riservati ai soli non obiettori. «Una vittoria che riafferma il diritto di libertà di coscienza dei medici, per cui anche Pro Vita & Famiglia si era battuta, con una petizione con oltre 20.000 firme», spiega Maria Rachele Ruiu, portavoce dell’associazione.
«La Corte – aggiunge Ruiu – ha chiarito tre cose decisive: non è possibile trasformare una convinzione morale in un criterio di esclusione dai concorsi pubblici; la libertà di coscienza è talmente tutelata da poter essere esercitata in qualsiasi momento, senza conseguenze; e non esiste alcuna necessità di discriminare gli obiettori per garantire l’applicazione della legge 194, una legge ingiusta che ferisce il nostro Paese. Tuttavia, di fatto questa sentenza infligge un colpo alla narrazione ideologica secondo cui in Italia sarebbe necessario restringere le possibilità di obiezione di coscienza perché mancherebbero medici non obiettori. Una circostanza smentita anche dall’ultima Relazione ministeriale sulla 194. A questo punto, cade l’alibi utilizzato per anni dai gruppi radicali e transfemministi per continuare ad attaccare il diritto alla vita. Il vero problema in Italia, infatti, sono le donne abbandonate, troppo spesso costrette ad abortire per mancanza di alternative valide e concrete. Invece di provare a colpire la libertà di coscienza dei medici, le istituzioni si prendano cura della vita di tutti, anche dei nascituri, tornando ad occuparsi davvero delle donne e dei loro figli, rafforzando sostegni, aiuti e percorsi che permettano loro di non essere abbandonate».
