Il cardinale Robert Sarah, già prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha recentemente offerto una riflessione ampia e incisiva sulla condizione attuale della Chiesa, denunciando quello che definisce un ritorno del paganesimo in forme nuove e pervasive. Le sue parole, raccolte in un dialogo con lo scrittore Nicolas Diat e approfondite in un’intervista alla rivista La Nef, tracciano un quadro che unisce analisi teologica, preoccupazione pastorale e invito alla conversione.
Secondo il porporato, oggi il paganesimo non si manifesta più attraverso culti idolatrici evidenti, ma attraverso una perdita progressiva del senso di Dio e dell’adorazione. Quando la fede viene ridotta a fenomeno sociologico, la liturgia a semplice animazione comunitaria e la morale a compromesso continuo, si afferma una visione in cui l’uomo torna a occupare il centro, oscurando la trascendenza. È questo, per Sarah, il segno più evidente di una deriva interna che rischia di svuotare la vita ecclesiale della sua dimensione soprannaturale.
Il cardinale insiste sul fatto che la crisi non può essere attribuita a un singolo pontificato, nemmeno a quello di Papa Francesco, ma affonda le sue radici in un processo più ampio e precedente. Tuttavia, rivendica la legittimità — e talvolta la necessità — di un discernimento critico all’interno della Chiesa, purché esercitato con rispetto, carità e senso di responsabilità. «Un cardinale non è un cortigiano», afferma, ma un servitore della verità chiamato a collaborare con la Sede Apostolica senza rinunciare alla propria coscienza.
Uno dei punti centrali della sua riflessione riguarda la liturgia, che egli considera un campo decisivo per la vita della Chiesa. Rifiutando ogni logica di contrapposizione tra sensibilità diverse, Sarah richiama l’esigenza di restituire al culto la sua dignità sacra, la sua continuità e il suo orientamento a Dio. Non si tratta soltanto di riconoscere spazio a forme liturgiche differenti, ma di recuperare l’essenza stessa della liturgia come culto della maestà divina, secondo quanto affermato dal Concilio Vaticano II.
Particolarmente delicata è poi la questione delle consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Il cardinale parla apertamente di una situazione «oggettivamente grave» e mette in guardia dalle conseguenze di un gesto compiuto senza mandato pontificio, che comporterebbe una rottura della comunione ecclesiale e sanzioni canoniche automatiche. Pur riconoscendo le sofferenze e le tensioni dottrinali accumulate nel tempo, sottolinea che la fedeltà alla Tradizione non può essere separata dalla comunione gerarchica. Da qui il suo appello alla preghiera e al digiuno, affinché si eviti una frattura irreparabile.
Sul piano dottrinale, Sarah propone una lettura del Vaticano II in continuità con la Tradizione, evitando interpretazioni di rottura. Più che di correzioni, preferisce parlare di chiarificazioni necessarie in alcuni ambiti — come la libertà religiosa, l’ecumenismo e il rapporto con il mondo moderno — dove si sono sviluppate letture divergenti. In questo senso, riconosce il lavoro già avviato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI nel promuovere un’ermeneutica della continuità.
Lo sguardo del cardinale si allarga poi alla condizione dell’Occidente, che descrive come profondamente ferito e smarrito, incapace di trasmettere valori e persino di riconoscere evidenze fondamentali dell’antropologia. Eppure, accanto a questo scenario critico, individua segni di speranza: il ritorno di adulti al battesimo, il rinnovato interesse per l’adorazione eucaristica, la ricerca di silenzio e interiorità da parte dei giovani, la vitalità di comunità religiose e famiglie radicate nella fede.
Infine, Sarah offre una lettura dei primi orientamenti del pontificato di Leone XIV, evidenziando un possibile cammino verso maggiore chiarezza dottrinale, centralità di Cristo, unità nella verità e profondità spirituale. Se questo percorso sarà portato avanti con coerenza, conclude, potrà rappresentare un servizio prezioso per tutta la Chiesa, aiutandola a ritrovare il senso di Dio e la sua missione autentica: non conformarsi al mondo, ma aprire all’uomo le porte del Cielo.
ANGELICA LA ROSA
