La questione del dibattito pastorale e teologico sulla disciplina sacramentale per le coppie conviventi torna al centro dell’attenzione alla luce di alcune prese di posizione espresse nel panorama ecclesiastico italiano.
Oggetto della discussione sono le affermazioni e la traiettoria accademica di don Francesco Pesce, sacerdote ed esperto di pastorale familiare, già direttore del Centro Famiglia della Diocesi di Treviso e successivamente nominato docente stabile di Antropologia teologica presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia alla Pontificia Università Lateranense di Roma.
Al centro delle polemiche vi sono in particolare le dichiarazioni rilasciate dal teologo al quotidiano Avvenire in un’intervista curata da Luciano Moia.
Interpellato sull’accesso alla comunione eucaristica per le coppie che vivono una convivenza extra-matrimoniale, don Pesce ha spiegato che durante i percorsi pastorali la domanda viene posta con frequenza e che la risposta opportuna sia “dipende”.
Secondo quanto dichiarato, la molteplicità e la specificità delle singole vicende personali e di coppia non permetterebbero scorciatoie interpretative, escludendo tanto le rigide preclusioni aprioristiche quanto una tolleranza generalizzata, in favore di un discernimento personalizzato caso per caso.
Tale impostazione ha sollevato riserve e critiche all’interno di settori del mondo cattolico di orientamento tradizionale.
Organi di informazione come La Nuova Bussola Quotidiana hanno stigmatizzato queste posizioni, ritenendole in contrasto con la dottrina morale classica e con i principi tradizionali relativi al sacramento del matrimonio e alla preparazione all’Eucaristia, accusando questo approccio pastorale di relativizzare i precetti dottrinali.
Il successivo conferimento a don Pesce dell’incarico di docente stabile presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II a Roma per l’anno accademico 2025-2026 ha riacceso l’attenzione di osservatori e fedeli.
Per alcuni critici, la nomina rappresenta il segno di un orientamento didattico e teologico ormai consolidato all’interno dell’ateneo romano, orientato verso una linea di pastorale integrata e di accompagnamento delle situazioni cosiddette “irregolari”, mentre per altri si inserisce nel solco delle indicazioni sull’armonia tra dottrina e discernimento espresse dal magistero recente.
GIUSEPPE CANISIO

Sempre tutto nebuloso e incerto.per accontentare un po’ tutti: diciamo i fedeli alla dottrina di sempre che hanno le loro radici nel volere di Gesù Cristo dai nuovi rivoluzionari aperti a qualsivoglia novità che ha le sue radici bella propria comodità senza alcuna lotta ascetica prevista dalla dottrina perenne della Cjiesa.