Viviamo un tempo estremo, forse l’ultimo tempo. Chi scrive non è un profeta dell’Apocalisse finale, solamente uno che studia la storia. Oggi, ci sono accadimenti così radicali che bisogna pensare un’altra storia per l’umanità. Intanto, la tecnologia non è più in controllo dei governi ma di poteri altri, alcuni oscuri, molti immorali. È accaduto quel che sosteneva il grande filosofo Martin Heidegger negli anni Trenta.
È cambiato, ancor più tragicamente, il concetto di guerra. Fino al 1941 – prima dell’Operazione Barbarossa nazista contro l’URSS – c’era la guerra tradizionale, con dichiarazione di guerra, armistizi, trattati di pace. Da allora non ci sono più dichiarazioni di guerra, ci sono aggressioni internazionali improvvise, distruzioni di nazioni, invasioni, e non ci sono più armistizi, trattati di pace, niente.
Si abbattono nella storia mali, reati più radicali, mai visti prima. Genocidi. Nemmeno il Nazismo, nemmeno i gerarchi nazisti a Norimberga nel 1946 furono incriminati di genocidio. I capi d’accusa erano cospirazione per commettere crimini contro la pace, aver pianificato, iniziato e intrapreso delle guerre d’aggressione, aver commesso crimini di guerra, aver commesso crimini contro l’umanità.
L’obiettivo del Processo di Norimberga non era semplicemente quello di giustiziare Göring e gli altri gerarchi nazisti. Il vero obiettivo era di stabilire, per la prima volta nella storia, che le guerre di aggressione erano un crimine che andava perseguito dalla comunità internazionale. Norimberga avrebbe dovuto fondare un nuovo tempo, non era la vendetta sulla barbarie, ma il sogno di una pace universale ed eterna.
Fu anche un compromesso con Francia e Gran Bretagna, che erano potenze coloniali che avevano fondato i loro imperi sulle guerre di aggressione, prima ancora della Germania. E in fondo la Gran Bretagna, che ha sempre fondato la sua politica sull’esistenza di un equilibrio europeo, sono entrati in guerra per impedire a Hitler di fondare un suo impero in Europa.
In seguito, però gli stessi vincitori che hanno fatto il Processo di Norimberga hanno tradito questo principio, gli USA, la Francia, la Gran Bretagna, la NATO, l’URSS e poi la Russia dopo la fine del comunismo e del Patto di Varsavia, distruggendo l’ordine internazionale, cioè l’ordine delle Nazioni. Potremmo fare decine di esempi ma la storia contemporanea è fin troppo nota. Decine e decine di guerre si sono combattute in ogni angolo del mondo, anche in Europa, guerre di aggressione, di sterminio, con infinite violazioni del diritto internazionale, bombardamenti e colpi di Stato, e nessun armistizio, nessuna pace è stata firmata.
Il linguaggio di Donald Trump e di Putin è da paura. Minacce nucleari, di guerre di aggressione. Centinaia di guerre sono ancora in corso in ogni parte del mondo, occorrerebbero trattati per poterne decifrare almeno una decina, 12-13mila testate nucleari sono pronte per distruggere definitivamente l’umanità.
E intanto si va delineando il nuovo ordine del mondo. Col Patto Molotov-Ribbentrop”, del 23 agosto 1939, Germania e Unione Sovietica si spartirono la Polonia e l’Europa, Hitler ebbe la Lituania, a Stalin Estonia e Lettonia, e anche la Finlandia, che l’Armata rossa provò a conquistare. La Germania nazista così poté rivolgersi a ovest. Anche se l’obiettivo di Hitler sarebbe rimasto sempre la distruzione dell’Unione Sovietica. E alla fine della guerra l’America e Stalin si presero mezza Europa ciascuno, con la benedizione di Churchill, adesso Trump e Putin si stanno spartendo l’Europa.
Ora quegli stessi patti scellerati – sotto altre forme – si stanno rinnovando fra Putin e Trump. L’Ucraina farà la fine della Polonia. Putin proverà a recuperare in Europa orientale i confini che furono degli Zar o di Stalin, Trump sottometterà Regno Unito, Francia e Germania, con l’arma del ricatto economico e del “sostegno militare”. Questo il terribile scenario che si va prospettando. Lo faranno probabilmente condizionando la politica dei vari Paesi europei, magari sostituendo gli attuali premier, o presidenti, con Farage, Le Pen e Weidel, sostengono alcuni politologi.
Il resto d’Europa correrà dall’uno o dall’altro. Babish, Figo, Orban, Polonia del neo eletto presidente Nawrocki, verso Mosca. Italia di Meloni, Austria, Grecia, Portogallo, Spagna, dopo Sanchez, accetteranno, e pagheranno, l’ombrello americano, sostengono altri osservatori politici.
Trump, illiberale e autoritario, sta scaricando l’Europa, e quel che è ancora più grave tanti governanti europei stentano o fanno finta di non capirlo. Trump sta scendendo a patti con Putin perché vuole sottrarre Putin alla Cina, che è il Paese che lui veramente teme. Il rischio di cancellazione della civiltà europea è concreto, e non solo perché lo ha affermato Trump. Perché l’Europa da anni fa una politica sbagliata, suicida. Serva degli USA, ha cercato solo di isolare Putin, che rimane comunque dalla parte sbagliata della storia perché, pur con tutte le colpe di Zelenski, è un Paese aggressore.
L’Europa ha consegnato la Russia con le sue seimila testate nucleari, il suo gas e le sue risorse, alla Cina, all’India, e ora agli USA. La Russia ha vinto questa guerra, non farà concessioni su NATO, territori, dimensioni delle forze armate ucraine. È una posizione rigida e ufficiale. L’Unione Europea è finita. “Siete divisi in almeno tre gruppi – dicono dal circolo Putin – I nostri amici o alleati, diciamo così. Poi ci sono Francia, Germania e Regno Unito che giocano a fare la guerra. L’ultimo gruppo è quello dei taciturni, composto da tutti gli altri Paesi, per i quali si pone soprattutto la questione dell’unità della Ue e il grande problema dell’Euro-Nato, l’Alleanza non più atlantica, senza gli Usa. L’Italia balla tra il secondo e il terzo gruppo”.
Come formiche smarrite, adesso i Paesi europei canno cercando improbabili alleanze di qua e di là, con l’Australia, il Sudafrica, il Brasile, l’Iran, insomma i cosiddetti Brics. Per gli europei, le vecchie categorie politiche – socialismo, partiti di centro, destra, liberali – non sono più sufficienti per affrontare il momento critico attuale. Lo ripetiamo da tempo, occorre un’Europa veramente unita, non una rinnovata UE ma gli Stati Uniti d’Europa con un unico centro di governo, una difesa comune, un’economia comune, una politica estera comune. Che i Paesi europei si riarmino a casaccio, comprando armi da questo o da quello, tutto questo non ha nessun senso logico.
Gli europei devono rifondare l’Europa non con le divisioni politiche, che ormai sono superate dalla storia e non sono in grado di combattere la pericolosa sfida tecnologica e globalista, sul fondamento della sua storia comune, del suo immenso patrimonio culturale, della sua scienza, della sua arte, della sua religione. E la religione dell’Europa è quella cristiana. Non lo sostiene solo l’umile laico (e cattolico) che scriva, lo hanno sostenuto in passato poderosi intellettuali, come il filosofo Benedetto Croce.
Nel suo saggio “Perché non possiamo non dirci cristiani” del 1942, il grande filosofo, che pure era ateo, sostiene che il Cristianesimo in Europa ha compiuto una rivoluzione “che operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale, e conferendo risalto all’intimo e al proprio di tale coscienza, quasi parve che le acquistasse una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fino allora era mancata all’umanità» che per merito di quella rivoluzione non può non dirsi “cristiana”.
“Gli uomini, gli eroi, i geni che vissero prima dell’avvento del Cristianesimo”, continua Croce, “compirono azioni stupende, opere bellissime, e ci trasmisero un ricchissimo tesoro di forme, di pensiero, di esperienze”, ma in tutti essi mancava quel valore che oggi è presente in tutti noi e che solo il Cristianesimo ha dato all’uomo. Non era, quello del filosofo, una difesa della Chiesa romana, questo bisogna dirlo, ma un appello alla storia comune dell’Europa, perché s’imponeva alle coscienze il successo storico del Cristianesimo, cosa che non aveva sempre fatto il suo messaggio religioso.
Il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta, sostiene Croce, anche le stesse filosofie e ideologie (liberalismo, socialismo, e così via), in quanto hanno investito l’uomo nella sua interezza, non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana, che ha sempre operato nella coscienza morale, conferendole “una nuova virtù, una nuova qualità spirituale, che fino allora era mancata all’umanità”.
Il Cristianesimo, questo è il nostro pensiero, con la nuova visione della storia dove l’uomo agisce secondo una nuova morale basata sull’amore verso tutti gli uomini senza distinzione di classe e di condizione economica e sociale, è un valore aggiunto, forse quello definitivo, che può dare senso a tutte le ideologie che hanno come obiettivo la fondazione della nuova Europa e, in ultima analisi, la sua salvezza.
Francesco Bellanti
Image by Gerd Altmann from Pixabay
