Al Bentegodi va in scena un pomeriggio di passione e rimpianti per l’Hellas Verona, che domina in lungo e in largo contro la Cremonese ma si scontra con un Emil Audero in versione saracinesca e deve accontentarsi di uno 0-0 che lascia l’amaro in bocca.
La squadra di Paolo Zanetti parte forte, sostenuta dal pubblico che ritrova il Bentegodi dopo quattro mesi, e già nei primi minuti costruisce occasioni limpide soprattutto con Giovane, che però si vede murare la porta dal portiere avversario in uscita e poco dopo sfiora il palo con un destro a giro.
È un Verona frizzante, guidato da un centrocampo vivace con Serdar in grande spolvero e Gagliardini subito titolare al centro della mediana, che macina gioco e costringe la Cremonese nella propria metà campo, incapace di rifornire Sanabria e Bonazzoli, isolati e poco incisivi.
I gialloblù collezionano corner (otto a zero a fine primo tempo) e altre due clamorose palle-gol, sprecate prima da Orban e poi da Bradaric, entrambe neutralizzate da un Audero insuperabile.
Dopo l’intervallo la pressione dell’Hellas cala leggermente e i grigiorossi provano ad alzare la testa, trovando anche l’occasione per inserire al 59’ Jamie Vardy, al debutto assoluto in Serie A, insieme a Sarmiento e Grassi, ma il copione resta lo stesso: Verona che crea e Audero che salva i suoi, negando ancora il gol a Giovane dopo una serpentina straordinaria e a Orban pochi minuti più tardi.
Nel finale, quando la Cremonese sembra quasi aver preso coraggio, Sarmiento ci prova da fuori area ma trova pronto Montipò, e dall’altra parte i padroni di casa sciupano un’altra potenziale occasione con il contropiede non sfruttato da Sarr e ancora da Giovane.
Il triplice fischio sancisce uno 0-0 che è una liberazione per la squadra di Nicola, salita addirittura al terzo posto in classifica con sette punti dopo tre giornate e a soli due di distanza dalle capolista Napoli e Juventus, mentre per il Verona resta la frustrazione di non aver concretizzato una mole enorme di gioco e di opportunità, pur potendo consolarsi con il punto che consente di lasciare l’ultima posizione e riscattare in parte il ko di Roma contro la Lazio.
L’altra grande storia di giornata si consuma a Como, dove la squadra di Fabregas accarezza il sogno di una vittoria prestigiosa grazie alla perla del giovane talento argentino Nico Paz, ma viene gelata in extremis dal Genoa di Vieira che trova il pari al 92’ con Ekuban.
La partita si accende presto, al 13’, quando Paz inventa un capolavoro: riceve palla poco fuori dall’area, manda fuori tempo tre difensori con una giravolta e libera il sinistro che finisce all’angolino, un gol da campione che sembra indirizzare la sfida e che conferma la sua crescente leadership tecnica. Il Como potrebbe raddoppiare poco dopo con Kuhn, fermato da Leali, e soprattutto con Morata che a porta spalancata sbaglia clamorosamente, mentre il Genoa fatica a costruire trame offensive e si limita a conclusioni imprecise o respinte dalla difesa lariana.
All’intervallo i padroni di casa meritano il vantaggio e tornano in campo con fiducia, ma nella ripresa il Grifone aumenta la pressione, alza il baricentro e schiaccia il Como, che però si difende con ordine e prova a colpire di rimessa. Vieira gioca le carte Messias, Ekuban e Valentin Carboni, mentre Fabregas risponde con inserimenti mirati per dare freschezza e blindare il risultato, ma l’inerzia della partita resta sempre più rossoblù.
A due minuti dalla fine arriva l’episodio che cambia la gara: Ramòn interviene in modo scomposto su Messias, l’arbitro estrae il rosso diretto, il Var conferma e il Como resta in dieci proprio quando il cronometro stava per regalare i tre punti. Sul ribaltamento di fronte il Genoa trova il pareggio insperato: azione rapida sulla destra, cross di Norton-Cuffy, tocco sfortunato di Sergi Roberto che centra l’autopalo e palla che diventa buona per Ekuban, lesto a ribadire in rete per l’1-1 al 92’. È la prima rete stagionale del Grifone, un punto pesantissimo per morale e classifica, mentre per il Como resta il rammarico di aver visto svanire a un passo dal traguardo una vittoria che avrebbe proiettato la squadra al quinto posto accanto a Milan e Roma.
Due partite diverse, ma accomunate dalla stessa morale: la tenacia difensiva e il cinismo di chi lotta fino all’ultimo secondo possono ribaltare anche le giornate in cui sembrava già scritto un altro destino.
