Lo stato indiano del Maharashtra ha ufficialmente attivato una draconiana legge anti-conversione, spingendo i responsabili cattolici a promuovere una mobilitazione di preghiera e a preparare un immediato ricorso presso le aule giudiziarie.
La misura, battezzata come legge sulla “libertà religiosa”, era stata approvata a marzo dall’assemblea statale guidata dalla coalizione del Bharatiya Janata Party (BJP), il partito nazionalista indù, ed è divenuta esecutiva nonostante l’ultimo disperato appello alla revoca promosso da una ventina di organizzazioni civili, laiche e cristiane nella capitale Bombay.
Di fronte all’entrata in vigore della norma, l’arcivescovo Elias Gonsalves di Nagpur ha disposto la recitazione della preghiera del “Memorare” al termine di ogni celebrazione eucaristica in tutta l’arcidiocesi.
Un’iniziativa spirituale che accompagna l’azione legale intrapresa dai cattolici locali, i quali rappresentano meno dell’uno per percento della popolazione in uno stato che supera i centoventi milioni di abitanti.
«Le preghiere continuano e confidiamo nella magistratura», ha dichiarato monsignor Gonsalves, sottolineando l’impossibilità di contare su un ripensamento politico locale a differenza di quanto accaduto altrove.
Un segnale di speranza inatteso è giunto infatti dal vicino stato di Goa, dove il governo locale aveva approvato un analogo disegno di legge salvo poi fare marcia indietro in meno di una settimana. L’esecutivo ha scelto di archiviare la misura in seguito alle forti proteste della Chiesa cattolica e alla ferma opposizione interna di sette deputati cattolici all’interno dello stesso partito di governo.
Nel piccolo stato, dove i cristiani costituiscono circa un quarto della popolazione e custodiscono una millenaria eredità culturale lusitana, i leader religiosi avevano ammonito contro il rischio di sostituire la fiducia e l’armonia sociale con la sorveglianza e il sospetto.
Nel Maharashtra, invece, la strada del dialogo politico appare interrotta. Dolphy D’Souza, portatore delle istanze della società civile e del consiglio laicale “Bombay Catholic Sabha”, ha confermato che la via giudiziaria rappresenta l’unica opzione rimasta per difendere i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione indiana.
Le associazioni denunciano come la nuova legge introduca un sistema di controllo statale senza precedenti nella sfera più intima della fede, del matrimonio e delle scelte personali.
La preoccupazione del mondo cattolico tocca anche gli aspetti pastorali e liturgici. Il Consiglio dei Vescovi della Regione Occidentalità ha infatti ribadito che la legislazione interferisce direttamente con le pratiche legittime della Chiesa, colpendo in particolare il percorso del catecumenato per gli adulti (RICA).
L’obbligo di notificare alle autorità la propria intenzione di convertirsi con sessanta giorni di anticipo espone i fedeli a un clima di costante scrutinio, molestie e sospetto, soffocando nei fatti il diritto alla libertà religiosa.
Mentre in alcuni ambienti si moltiplicano le iniziative di cautela e i ricorsi a moduli di consenso per tutelare i fedeli, la validità costituzionale di provvedimenti simili adottati in altri stati indiani resta al vaglio della Corte Suprema del Paese, lasciando aperta la battaglia giuridica per la tutela della dignità e della libertà della Chiesa.
