La fede di Luis de la Fuente, allenatore della nazionale di calcio spagnolo, finalista al mondiale di calcio 2026, non è un abito da indossare solo nelle grandi occasioni, ma una pratica quotidiana che scandisce le sue giornate.
Per il commissario tecnico della nazionale spagnola, la preghiera non è legata all’eccezionalità di un torneo o all’imminenza di una sfida decisiva, bensì a una costante e radicata abitudine. “Rezo todos los días” (Prego tutti i giorni), ha spiegato con estrema naturalezza ai giornalisti, sottolineando come questo appuntamento quotidiano sia del tutto indipendente dalle dinamiche sportive o dall’ansia di ottenere un risultato sul campo.
Per l’allenatore, ogni mattina rappresenta una nuova opportunità per esprimere gratitudine. Il suo primo pensiero al risveglio è un ringraziamento per il dono della vita, un dettaglio quotidiano che molti danno per scontato ma che per lui costituisce il vero motore della giornata.
Guardarsi allo specchio e ringraziare per essere in salute e per poter vivere un altro giorno è il pilastro su cui de la Fuente costruisce la propria serenità psicologica e la forza necessaria per guidare la squadra.
Questo dialogo quotidiano con il trascendente tiene il tecnico ben lontano dalle superstizioni che spesso caratterizzano il mondo del calcio.
De la Fuente ha ribadito più volte di non credere a riti scaramantici o a indumenti fortunati, poiché la sua stabilità poggia su basi ben più solide della fortuna.
La preghiera quotidiana diventa così uno spazio di autenticità e umiltà, dove non si chiede una “spinta” divina per sconfiggere gli avversari — cosa che il mister riterrebbe persino ingiusta nei loro confronti —, ma si invoca la forza interiore per affrontare le sfide con coraggio e a viso aperto.
