Il 9 novembre 1921 segna una delle date più significative della storia politica italiana del Novecento: la fondazione del Partito Nazionale Fascista (PNF). L’evento, che avvenne durante il congresso di Roma, rappresentò la trasformazione dei Fasci Italiani di Combattimento, nati nel 1919, in un partito vero e proprio, dotato di una struttura organizzativa stabile, di un programma politico definito e di una leadership consolidata nella figura di Benito Mussolini.
La fondazione del PNF rispose alla necessità di dare forma politica e istituzionale a un movimento che, fino a quel momento, si era contraddistinto per la sua natura fluida, caratterizzata da azioni di piazza, mobilitazioni di ex combattenti e retorica nazionalista, ma priva di una cornice coerente di rappresentanza.
Il contesto storico in cui nacque il partito era quello di un’Italia profondamente segnata dal dopoguerra: la crisi economica, la disoccupazione di massa, il malcontento diffuso tra reduci e contadini, il timore dell’espansione socialista e la percezione di una classe dirigente liberale incapace di gestire le tensioni sociali crearono un terreno fertile per l’ascesa di movimenti che promettevano ordine, unità e riscatto nazionale.
In questo scenario, il fascismo seppe presentarsi come una forza capace di incarnare un’idea di rinascita, mescolando temi di patriottismo, autorità e modernità, e attirando progressivamente non solo ex militari e nazionalisti, ma anche parte della borghesia e del mondo rurale, preoccupati dall’instabilità politica e dalle agitazioni sindacali.
Il programma del PNF, pur variegato e spesso ambiguo, puntava su alcuni principi cardine: la difesa della nazione e dei suoi valori, la subordinazione dell’individuo allo Stato, la lotta contro il socialismo e il parlamentarismo, e la ricerca di una nuova sintesi tra capitale e lavoro all’interno di uno Stato corporativo.
L’organizzazione del partito si fondò su una struttura gerarchica e militante, che dava ampio spazio all’uso della propaganda, al culto del capo e all’impiego della forza come strumento politico. La fondazione del PNF segnò quindi un punto di svolta, non solo nella storia del movimento fascista, ma nella storia politica italiana tout court, perché sancì l’inizio di un percorso che, nel giro di pochi anni, avrebbe condotto alla crisi del sistema liberale e alla costruzione di uno Stato autoritario.
Pur nel suo iniziale ruolo di forza minoritaria, il partito mostrò una notevole capacità di organizzazione e di penetrazione territoriale, riuscendo a guadagnare consenso in ampi settori della società attraverso una miscela di retorica patriottica, promessa di ordine e pragmatismo politico.
A distanza di oltre un secolo, la fondazione del Partito Nazionale Fascista resta un momento di grande rilievo storico, la cui analisi consente di comprendere non solo le dinamiche che portarono alla nascita della dittatura, ma anche i processi di crisi della democrazia liberale in tempi di instabilità e disillusione collettiva. Essa rappresenta uno spartiacque che continua a interrogare storici, politologi e cittadini, richiamando l’attenzione sull’importanza delle istituzioni, della partecipazione democratica e della memoria storica nel preservare l’equilibrio di una società pluralista.

Non si tratta, nel Fascismo, di “retorica nazionalista o patriottica “ ma di Amor di Patria, di difficile comprensione per gli italioti. Il 6novembre e’ la fine della fulgida esperienza della Folgore ad El Alamein che rappresenta l’afelio rispetto alla retorica, vera retorica, dei “valori della resistenza “. Infatti si celebra il 25 aprile ovvero la vergogna del tradimento. Basta quello che disse Churchill/ in Italia ci sono 40 milioni di fascisti e 40 milioni di antifascisti.