di Angelica La Rosa
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UNA SINISTRA SENZA PATRIA NÉ POPOLO
“Leggo che alcuni esponenti della sinistra – come Bonelli, Fratoianni e compagnia – vorrebbero segnalare il Governo italiano alla Corte Penale Internazionale. Gli stessi che, giusto qualche tempo fa, chiedevano a Bruxelles di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia. Ora puntano addirittura a un processo internazionale, tirando in ballo il dramma umanitario a Gaza in modo del tutto strumentale, come se perfino questo fosse colpa nostra. Tre cose sono ormai chiare a tutti: la prima è che, non riuscendo a batterci in patria, la sinistra cerca sempre il soccorso esterno. La seconda è che dell’immagine dell’Italia e della sua reputazione nel mondo, a loro, non importa assolutamente nulla. La terza è che ormai hanno un’unica strategia e speranza: provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo. Non riusciranno”.
Queste recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni non solo risuonano con forza e chiarezza, ma rivelano anche una verità che troppi fingono di non vedere: una parte consistente della sinistra italiana ha smarrito da tempo ogni senso di appartenenza nazionale. E peggio ancora, questa sinistra sembra nutrire un rancore ideologico verso l’Italia stessa, verso la sua identità, la sua sovranità e, soprattutto, verso il popolo che democraticamente ha scelto un Governo di centrodestra per guidare il Paese.
Quando esponenti come Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, a capo di microformazioni incapaci di superare soglie di consenso significative, invocano la Corte Penale Internazionale contro il proprio stesso Paese, si oltrepassa un limite.
Non siamo più nel campo del legittimo dissenso politico, né della critica costruttiva: siamo nell’alveo dell’autodenigrazione, del tradimento delle istituzioni repubblicane, della richiesta d’intervento di poteri sovranazionali per colpire un governo eletto dal popolo italiano.
Già in passato, gli stessi attori avevano sollecitato Bruxelles ad aprire procedure d’infrazione contro l’Italia, come se il peggior nemico da combattere fosse sempre e solo il proprio Paese.
Oggi, con un cinismo sconcertante, strumentalizzano la tragedia umanitaria di Gaza per trascinare il Governo italiano in una gogna internazionale, piegando il dramma di un popolo sofferente alle loro meschine finalità ideologiche. Non per amore della pace, non per solidarietà vera, ma unicamente per attaccare chi sta al potere.
Meloni ha ragione: quando non si vince nelle urne, si cerca di delegittimare chi vince. La sinistra post-ideologica, post-identitaria e post-democratica è da tempo entrata in questa spirale autodistruttiva. Non riuscendo a conquistare il consenso del popolo italiano con le idee, tenta di ottenere nelle aule giudiziarie o attraverso organismi internazionali ciò che le è stato negato nelle urne. È un copione già visto, ma che ora raggiunge vette grottesche.
Come chiamare altrimenti la scelta di denunciare il proprio Paese alla giustizia internazionale? È forse un atto di amore per l’Italia? Di giustizia? No. È il gesto disperato di chi ha perso ogni legame con il proprio popolo e con la realtà. È la confessione, neanche troppo velata, di una mentalità coloniale e servile: se il popolo vota “male”, si chiama in causa il potere “buono” esterno per punirlo.
C’è un filo rosso che unisce tutti questi tentativi: la sinistra italiana non si è mai liberata della sua sudditanza culturale verso le élite europee e internazionali.
L’Italia, per costoro, è sempre qualcosa da rieducare, da sottomettere, da correggere. I Governi conservatori, sovranisti o patriottici, invece, rappresentano l’anomalia, il pericolo da neutralizzare, anche ricorrendo a strumenti di tipo giudiziario o diplomatico.
Ma il popolo italiano ha parlato. E lo ha fatto in modo chiaro. Giorgia Meloni e la sua coalizione sono al governo per volontà popolare. Ogni attacco strumentale non colpisce solo la Presidente del Consiglio, ma la democrazia stessa. L’idea che si possa “normalizzare” un intero popolo imponendogli dall’esterno ciò che ha rifiutato nelle urne è non solo anti-democratico, ma profondamente anti-italiano.
Chi attacca il proprio Paese sperando in un’umiliazione internazionale non ha più alcun diritto morale di dirsi “opposizione”. È semplicemente un nemico interno. Un gruppo che non ha più nulla da offrire se non il disprezzo per l’identità nazionale, la colpa storica permanente, l’idea che l’Italia debba essere costantemente sorvegliata e punita.
Non è patriottismo. Non è nemmeno politica. È odio. Un odio che cova sotto le ceneri dell’insuccesso elettorale, che si alimenta nel rifiuto della volontà popolare e che si manifesta ogni volta che si invoca l’ennesima sanzione, l’ennesimo processo, l’ennesima condanna internazionale.
Ma non riusciranno. Questo Governo, con tutti i suoi limiti, rappresenta una svolta storica: la riaffermazione dell’interesse nazionale, della dignità istituzionale e della legittimità popolare. Giorgia Meloni ha indicato con fermezza il cuore del problema: la sinistra italiana ha rinunciato alla democrazia perché ha perso il popolo. E senza il popolo, non resta loro che l’apparato, i tribunali, le corti straniere. Ma neanche quelli riusciranno a fermare un popolo che ha ritrovato la voce.
Non c’è nulla di più nobile che difendere la propria Patria. E nulla di più vile che attaccarla sperando che altri la puniscano. Oggi come ieri, l’Italia merita rispetto. E chi la governa per volontà del popolo, ha il diritto – anzi, il dovere – di difenderla.
