Il 21 agosto 1959 le Hawaii divennero ufficialmente il 50° Stato degli Stati Uniti d’America. A distanza di oltre sessant’anni, in Italia si potrebbe avanzare un’ipotesi ardita – e volutamente provocatoria: vendere l’isola di Lampedusa agli Stati Uniti, affinché diventi il 51° Stato dell’Unione.
Se le Hawaii, lontane 3.700 km dalla costa americana, hanno potuto entrare nella federazione a pieno titolo, perché non immaginare lo stesso per Lampedusa, l’avamposto più estremo dell’Italia e d’Europa, geograficamente più vicino all’Africa che a Roma?
Gli Stati Uniti hanno già esperienza nella gestione di territori insulari e strategici. Oltre alle Hawaii, ricordiamo Guam, Porto Rico, Samoa Americane: basi militari, hub commerciali, avamposti geopolitici di primaria importanza.
L’Italia, vendendo Lampedusa a Washington, otterrebbe benefici economici immediati e strutturali:
1. Un maxi indennizzo: la cessione di sovranità potrebbe fruttare decine di miliardi di dollari, denaro da reinvestire in infrastrutture, scuola, ricerca, sanità e riduzione del debito pubblico.
2. Fine dell’onere migratorio: Lampedusa è da anni sotto pressione per i flussi migratori provenienti dall’Africa. Trasferendo la sovranità, la gestione dell’immigrazione diventerebbe responsabilità diretta degli Stati Uniti, con i loro mezzi militari, logistici e diplomatici.
3. Una nuova alleanza strategica: l’Italia rafforzerebbe ulteriormente il legame transatlantico, ottenendo vantaggi politici e militari non trascurabili.
Per gli abitanti di Lampedusa, significherebbe diventare cittadini americani a tutti gli effetti, con accesso a servizi, welfare e opportunità lavorative tipiche del sistema USA. L’isola potrebbe trasformarsi in una nuova “Hawaii del Mediterraneo”, con investimenti in turismo, infrastrutture e difesa, attirando capitali e visitatori da tutto il mondo.
La nostra è una provocazione intellettuale più che un progetto politico realistico. Tuttavia non bisogna dimenticare che Lampedusa è un territorio sacrificato, troppo spesso dimenticato dallo Stato italiano, ma al centro delle sfide del XXI secolo. Se non come 51° Stato degli USA, almeno come “porta d’Europa” l’isola meriterebbe finalmente attenzione, investimenti e una gestione che vada oltre le emergenze.
