Il 5 settembre 1972 rimane una delle date più cupe nella memoria collettiva del secondo dopoguerra: durante le Olimpiadi di Monaco, il villaggio olimpico, simbolo di pace, fratellanza e competizione sportiva tra popoli, si trasformò improvvisamente in un teatro di orrore.
Un commando di terroristi palestinesi del gruppo “Settembre Nero” fece irruzione negli alloggi della squadra israeliana, uccidendo due atleti e prendendone in ostaggio altri nove.
Le trattative, la tensione, la paura e infine il tentativo di liberazione maldestro e caotico da parte delle forze dell’ordine tedesche culminarono in una carneficina: tutti gli ostaggi persero la vita, insieme a cinque terroristi e a un poliziotto tedesco.
Le immagini e i resoconti di quella tragedia segnarono profondamente non solo la memoria dello sport, ma l’intera coscienza europea e mondiale, mostrando quanto l’odio ideologico e il fanatismo possano infiltrarsi persino negli spazi che dovrebbero essere consacrati alla convivenza e alla tregua universale.
L’ombra lunga di Monaco non riguarda solo la storia del terrorismo internazionale, ma interroga ancora oggi sul significato dell’antisemitismo, fenomeno che molti avrebbero voluto confinare nei manuali del Novecento, accanto alle macerie della Shoah e delle persecuzioni naziste, ma che purtroppo continua a ripresentarsi sotto forme nuove e perverse.
Se ieri l’antisemitismo si manifestava in un’ideologia totalitaria che voleva cancellare il popolo ebraico dall’Europa, oggi nel 2025 lo vediamo rinascere tanto nei rigurgiti dell’estrema destra negazionista quanto nelle campagne d’odio travestite da antisionismo radicale delle sinistre, spesso incapaci di distinguere tra la legittima critica a un governo e l’odio cieco contro un intero popolo e la sua esistenza.
Gli attacchi alle sinagoghe, gli insulti agli studenti ebrei nelle università, le aggressioni fisiche e verbali, i boicottaggi culturali e commerciali che prendono di mira persone solo per la loro identità ebraica sono segnali inquietanti di un male che non si è mai spento.
L’Europa che nel 1972 non seppe proteggere gli atleti israeliani, e che nel 1942 lasciò sterminare milioni di ebrei, ha oggi la responsabilità di non abbassare la guardia: la memoria non basta se non diventa vigilanza, educazione, difesa concreta delle comunità ebraiche e di ogni minoranza perseguitata.
Il Massacro di Monaco, a cinquantatré anni di distanza, non è solo un capitolo di storia sportiva macchiata dal sangue, ma un monito che ci chiede di riconoscere come l’antisemitismo sia la spia di una più vasta crisi morale e politica, un veleno che, quando si diffonde, prepara sempre nuove tragedie.
Sta alle democrazie, alla società civile, alle scuole, ai media, alle comunità religiose fare in modo che quell’odio non trovi più terreno fertile, perché ogni volta che un ebreo viene discriminato, aggredito o escluso per ciò che è, l’eco lontana delle urla soffocate degli atleti di Monaco torna a ricordarci che il passato non è mai del tutto passato e che il presente ci chiama a una vigilanza costante, senza indulgenze né compromessi.
Giuseppe Canisio

La pagina assolutamente ineguagliabile di tragedia è quanto sta avvenendo in Palestina. Non si tratta di una improvvisa “sterzata” dell’attuale governo israeliano ma di una pianificazione nata ancor prima del 1948. Aggiungo che è tragicomico ricordare Monaco 1972 e “dimenticare” la Naqba di cui si possono ascoltare i resoconti di violenza, stupro, assassinii di donne e bambini da parte di coloro che, ormai anziani, parlano senza remore di quella “azione militare” contro i civili. Youtube è illuminante al riguardo. Quindi il piagnisteo aull’antisemitismo non solo non funziona piu’ (dopo aver funzionato per decenni) ma si è ritorto contro gli stessi propagandisti. Su una cosa concordo: mai l’antisemitismo ha toccato un livello così alto. I Goym (trad.: bestie) si stanno accorgendo della reatà che, putroppo, non finisce di essere una tragedia.
Condanniamo ogni violenza. Oggi dobbiamo dire che Israele è uno stato genocida che si comporta come una cosca mafiosa uccidendo i dirigenti dell’Iran insieme alle famiglie. Va fermato. Quanto accade porta anche ad una rivisitazione della sua storia che è piena di crimini