Alle ore 9.30 di ieri mattina, XVI Domenica del Tempo Ordinario, il Santo Padre Leone XIV ha presieduto la Santa Messa nella Cattedrale di Albano. Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Vangelo.
Nella liturgia odierna, la prima Lettura e il Vangelo ci parlano di ospitalità, di servizio e di ascolto (cfr Gen 18,1-10; Lc 10,38-42).
Nel primo caso Dio visita Abramo nella persona di “tre uomini” che vengono alla sua tenda “nell’ora più calda del giorno” (cfr Gen 18,1-2). Possiamo immaginare la scena: il sole cocente, la calma fissa del deserto, il caldo intenso e i tre sconosciuti che cercano riparo. Abramo, seduto “all’ingresso della tenda”, è nella posizione di padrone di casa, ed è molto bello vedere come esercita il suo ruolo: riconosciuta nei visitatori la presenza di Dio, si alza, corre loro incontro, si prostra fino a terra, li prega di fermarsi. Così tutta la scena si anima. L’immobilità del pomeriggio si popola di gesti d’amore che coinvolgono non solo il Patriarca, ma anche Sara, sua moglie, e i servi. Abramo non è più seduto, ma «in piedi presso di loro sotto l’albero» (Gen 18,8), e lì Dio gli comunica la notizia più bella che potesse aspettarsi: «Sara, tua moglie, avrà un figlio» (Gen 18,10).
La dinamica di questo incontro può farci riflettere: Dio sceglie la via dell’ospitalità per incontrare Sara e Abramo e dar loro l’annuncio della loro fecondità, che tanto desideravano e in cui ormai non speravano più. Dopo tanti momenti di grazia in cui già li aveva visitati, torna a bussare alla loro porta, chiedendo accoglienza e fiducia. E i due anziani coniugi rispondono positivamente, senza sapere ancora cosa succederà. Riconoscono nei visitatori misteriosi la sua benedizione, la sua stessa presenza. Gli offrono quello che hanno: il cibo, la compagnia, il servizio, l’ombra di un albero. Ne ricevono la promessa di una vita nuova e di una discendenza.
Pur in circostanze diverse, anche il Vangelo ci parla dello stesso modo di agire di Dio. Anche qui, infatti, Gesù si presenta come ospite a casa di Marta e Maria. Non è uno sconosciuto: è a casa di amici e il clima è di festa. Una delle sorelle lo accoglie con mille attenzioni, mentre l’altra lo ascolta seduta ai suoi piedi, con l’atteggiamento tipico del discepolo nei confronti del maestro. Come sappiamo, alle lamentele della prima, che vorrebbe avere un po’ di aiuto nelle faccende pratiche, Gesù risponde invitandola ad apprezzare il valore dell’ascolto (cfr Lc 10,41-42).
Sarebbe però sbagliato vedere questi due atteggiamenti come contrapposti l’uno all’altro, come pure fare dei paragoni di merito tra le due donne. Il servizio e l’ascolto, infatti, sono due dimensioni gemelle dell’accoglienza.
Prima di tutto nel nostro rapporto con Dio. Se infatti è importante che viviamo la nostra fede nella concretezza dell’azione e nella fedeltà ai nostri doveri, a seconda dello stato e della vocazione di ciascuno, è però pure fondamentale che lo facciamo partendo dalla meditazione della Parola di Dio e dall’attenzione a ciò che lo Spirito Santo suggerisce al nostro cuore, riservando, a tale scopo, momenti di silenzio, momenti di preghiera, tempi in cui, facendo tacere rumori e distrazioni, ci raccogliamo davanti a Lui e facciamo unità in noi stessi. È questa una dimensione della vita cristiana che oggi abbiamo particolarmente bisogno di recuperare, sia come valore personale e comunitario che come segno profetico per i nostri tempi: dare spazio al silenzio, all’ascolto del Padre che parla e «vede nel segreto» (Mt 6,6). A questo scopo i giorni estivi possono essere un momento provvidenziale in cui sperimentare quanto è bella e importante l’intimità con Dio, e quanto essa può aiutarci anche ad essere più aperti, più accoglienti gli uni verso gli altri.
Sono giorni in cui abbiamo più tempo libero, sia per raccoglierci e meditare, che per incontrarci, spostandoci e scambiandoci visite. Approfittiamone per assaporare, venendo dal turbine di impegni e preoccupazioni, qualche momento di quiete, di raccoglimento, come pure per condividere, recandoci in qualche posto, la gioia di vederci – come per me, oggi, qui –, facciamone l’occasione per prenderci cura gli uni degli altri, per scambiarci esperienze, idee, per offrirci reciprocamente comprensione e consiglio: questo ci fa sentire amati, e tutti ne abbiamo bisogno. Facciamolo con coraggio. Promuoveremo, in questo modo, nella solidarietà, nella condivisione della fede e della vita, una cultura di pace, aiutando anche chi ci sta attorno a superare fratture, ostilità e a costruire comunione: tra le persone, tra i popoli, tra le religioni.
Papa Francesco diceva che «se vogliamo assaporare la vita con gioia, dobbiamo associare questi due atteggiamenti: da una parte, lo “stare ai piedi” di Gesù, per ascoltarlo mentre ci svela il segreto di ogni cosa; dall’altra, essere premurosi e pronti nell’ospitalità, quando Lui passa e bussa alla nostra porta, con il volto dell’amico che ha bisogno di un momento di ristoro e di fraternità» (Angelus, 21 luglio 2019). Diceva queste parole, tra l’altro, pochi mesi prima che scoppiasse la pandemia: e quanto ci ha insegnato, in questo senso, quella lunga e dura esperienza, che ancora ricordiamo.
Certo tutto ciò costa fatica. Sia il servizio che l’ascolto non sono sempre facili: richiedono impegno, capacità di rinuncia. Costa fatica, ad esempio, nell’ascolto e nel servizio, la fedeltà e l’amore con cui un papà e una mamma mandano avanti la loro famiglia, come pure costa fatica l’impegno con cui i figli, a casa e a scuola, corrispondono ai loro sforzi; costa fatica capirsi quando si hanno opinioni diverse, perdonarsi quando si sbaglia, prestarsi assistenza quando si è malati, sostegno quando si è tristi. Ma è solo così, con questi sforzi, che nella vita si costruisce qualcosa di buono; è solo così che tra le persone nascono e crescono relazioni autentiche e forti, e che dal basso, dalla quotidianità, cresce, si diffonde e si sperimenta presente il Regno di Dio (cfr Lc 7,18-22).
Sant’Agostino, in uno dei suoi discorsi, riflettendo sull’episodio di Marta e Maria, commentava: «in queste due donne sono simboleggiate due vite: la presente e la futura; l’una vissuta nella fatica e l’altra nel riposo; l’una travagliata, l’altra beata; l’una temporanea, l’altra eterna» (Sermo 104, 4). E pensando al lavoro di Marta Agostino diceva: «Chi mai è esente da questo servizio di prendersi cura degli altri? Chi mai può riprendere fiato da queste incombenze? Cerchiamo di compierle in modo irreprensibile e con carità […]. Passerà la fatica e arriverà il riposo; ma si arriverà al riposo unicamente attraverso la fatica. Passerà la nave e arriverà nella patria; ma alla patria non si arriverà se non per mezzo della nave» (ivi, 6-7).
Abramo, Marta e Maria, oggi, ci ricordano proprio questo: che ascolto e servizio sono due atteggiamenti complementari con cui aprirci, nella vita, alla presenza benedicente del Signore. Il loro esempio ci invita a conciliare, nelle nostre giornate, contemplazione e azione, riposo e fatica, silenzio e operosità, con sapienza ed equilibrio, tenendo sempre come metro di giudizio la carità di Gesù, come luce la sua Parola e come sorgente di forza la sua grazia, che ci sostiene oltre le nostre stesse possibilità (cfr Fil 4,13).
Alle ore 12 di ieri, XVI Domenica del Tempo Ordinario, il Santo Padre Leone XIV si è recato in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti davanti al Palazzo Apostolico delle Ville Pontificie.
Pubblichiamo di seguito le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana.
L’ospitalità di Abramo e di sua moglie Sara e poi delle sorelle Marta e Maria, amiche di Gesù, è portata oggi alla nostra attenzione dalla Liturgia (cfr Gen 18,1-10; Lc 10,38-42). Ogni volta che accogliamo l’invito alla Cena del Signore e partecipiamo alla mensa eucaristica, è Dio stesso che “passa a servirci” (cfr Lc 12,37). Eppure, il nostro Dio ha prima saputo farsi ospite, e anche oggi sta alla nostra porta e bussa (cfr Ap 3,20). È suggestivo che nella lingua italiana l’ospite è sia chi ospita, sia chi viene ospitato. Così, in questa domenica estiva possiamo contemplare il gioco di accoglienza reciproca, fuori dal quale la nostra vita impoverisce.
Ci vuole umiltà sia a ospitare sia a farsi ospitare. Occorrono delicatezza, attenzione, apertura. Nel Vangelo, Marta rischia di non entrare fino in fondo nella gioia di questo scambio. È tanto presa da ciò che le tocca fare per accogliere Gesù, che rischia di rovinare un momento indimenticabile di incontro. Marta è una persona generosa, ma Dio la chiama a qualcosa di più bello della stessa generosità. La chiama a uscire da sé.
Sorelle e fratelli carissimi, solo questo fa fiorire la nostra vita: aprirci a qualcosa che ci distoglie da noi stessi e nello stesso tempo ci riempie. Nel momento in cui Marta si lamenta perché la sorella l’ha lasciata sola a servire (cfr v. 40), Maria ha come perso il senso del tempo, conquistata dalla parola di Gesù. Non è meno concreta di sua sorella e neanche meno generosa. Ha però colto l’occasione. Per questo Gesù riprende Marta: perché è rimasta esterna a un’intimità che anche a lei darebbe molta gioia (cfr vv. 41-42).
Il tempo estivo può aiutarci a “rallentare” e a diventare più simili a Maria che a Marta. A volte non ci concediamo la parte migliore. Bisogna che viviamo un po’ di riposo, col desiderio di imparare di più l’arte dell’ospitalità. L’industria delle vacanze vuole venderci ogni genere di esperienza, ma forse non quello che cerchiamo. È gratuito, infatti, e non si può comprare ogni vero incontro: sia quello con Dio, sia quello con gli altri, sia quello con la natura. Occorre solo farsi ospiti: fare posto e anche chiederlo; accogliere e farsi accogliere. Abbiamo tanto da ricevere e non solo da dare. Abramo e Sara, seppure anziani, si scoprirono fecondi quando accolsero con tranquillità il Signore stesso in tre viandanti. Anche per noi c’è tanta vita da accogliere ancora.
Preghiamo Maria Santissima, Madre accogliente, che ha ospitato nel proprio grembo il Signore e insieme a Giuseppe gli ha dato casa. In lei brilla la nostra vocazione, la vocazione della Chiesa a rimanere casa aperta a tutti, per continuare ad accogliere il suo Signore, che chiede permesso di entrare.
Dopo l’Angelus
Cari fratelli e sorelle,
questa mattina ho celebrato l’Eucaristia nella Cattedrale di Albano. È stato un momento significativo di comunione ecclesiale e di incontro con la Comunità diocesana. Ringrazio Sua Eccellenza Mons. Viva che è qui presente e tutti quelli che hanno lavorato per organizzare questa bellissima celebrazione. Auguri a tutta la Comunità diocesana!
Continuano a giungere anche in questi giorni notizie drammatiche dal Medio Oriente, in particolare da Gaza.
Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City; come sapete giovedì scorso ha causato la morte di tre cristiani e il grave ferimento di altri. Prego per le vittime, Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud, e sono particolarmente vicino ai loro familiari e a tutti i parrocchiani. Tale atto, purtroppo, si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza.
Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto.
Alla comunità internazionale rivolgo l’appello a osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione.
Ai nostri amati cristiani mediorientali dico: sono vicino alla vostra sensazione di poter fare poco davanti a questa situazione così drammatica. Siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa. Grazie per la vostra testimonianza di fede. La Vergine Maria, donna del Levante, aurora del Sole nuovo che è sorto nella storia, vi protegga sempre e accompagni il mondo verso albori di pace.
Saluto tutti voi, fedeli di Castel Gandolfo e tutti i pellegrini qui presenti.
Rivolgo il mio saluto ai giovani partecipanti al pellegrinaggio organizzato dalla Catholic Worldview Fellowship, in visita a Roma dopo alcune settimane di preghiera e di formazione.
Ringrazio il Forum Internazionale di Azione Cattolica per aver promosso la “Maratona di preghiera per i Governanti”: dalle ore 10 e fino alle 22 di questa sera l’invito, rivolto a ciascuno di noi, è di fermarci soltanto per un minuto a pregare, chiedendo al Signore di illuminare i nostri Governanti e ispirare in loro progetti di pace.
In queste settimane, alcune famiglie del Movimento dei Focolari si trovano a Loppiano per la “Scuola internazionale di Famiglie Nuove”. Prego perché questa esperienza di spiritualità e fraternità vi renda saldi nella fede e gioiosi nell’accompagnamento spirituale di altre famiglie.
Saluto gli studenti, i docenti e il personale del Catholic Institute of Technology, che ha sede proprio qui a Castel Gandolfo; saluto il Gruppo Scout Agesci Gela 3, impegnato nel pellegrinaggio giubilare che si concluderà dinanzi alla tomba del Beato Carlo Acutis; saluto anche i ragazzi di Castello di Godego, che sono impegnati in una esperienza di servizio con la Caritas di Roma; saluto i fedeli di Palermo e quelli di Sarsina.
Sono presenti anche i membri del Gruppo Folkloristico «‘O Stazzo», come pure la Banda Musicale di Alba de Tormes.
Fra qualche giorno farò rientro in Vaticano, dopo queste due settimane vissute qui a Castel Gandolfo. Desidero ringraziare tutti voi per l’accoglienza e a tutti auguro una buona domenica!
