Ieri pomeriggio il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto alla residenza estiva di Castel Gandolfo per un periodo di riposo.
Nella mattinata, si è svolta alle ore 10.00 in Aula Paolo VI l’Udienza Generale. Il Santo Padre Leone XIV ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa – riprendendo il ciclo di catechesi che si svolge lungo l’intero Anno Giubilare, “Gesù Cristo nostra speranza” – ha incentrato la sua meditazione sul tema Il tradimento. «Sono forse io?» (Mc 14,19).
Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.
A seguire, il Papa ha salutato i pellegrini riuniti all’esterno dell’Aula Paolo VI, nel cortile del Petriano, e poi è passato nella Basilica Vaticana, per salutare quanti non hanno trovato posto in Aula, e hanno seguito l’udienza sugli schermi.
A seguire il testo dell’Udienza:
Proseguiamo il nostro cammino alla scuola del Vangelo, seguendo i passi di Gesù negli ultimi giorni della sua vita. Oggi ci fermiamo su una scena intima, drammatica, ma anche profondamente vera: il momento in cui, durante la cena pasquale, Gesù rivela che uno dei Dodici sta per tradirlo: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà» (Mc 14,18).
Parole forti. Gesù non le pronuncia per condannare, ma per mostrare quanto l’amore, quando è vero, non può fare a meno della verità. La stanza al piano superiore, dove poco prima tutto era stato preparato con cura, si riempie all’improvviso di un dolore silenzioso, fatto di domande, di sospetti, di vulnerabilità. È un dolore che conosciamo bene anche noi, quando nelle relazioni più care si insinua l’ombra del tradimento.
Eppure, il modo in cui Gesù parla di ciò che sta per accadere è sorprendente. Non alza la voce, non punta il dito, non pronuncia il nome di Giuda. Parla in modo tale che ciascuno possa interrogarsi. Ed è proprio quello che succede. San Marco ci dice: «Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: “Sono forse io?”» (Mc 14,19).
Cari amici, questa domanda – “Sono forse io?” – è forse tra le più sincere che possiamo rivolgere a noi stessi. Non è la domanda dell’innocente, ma del discepolo che si scopre fragile. Non è il grido del colpevole, ma il sussurro di chi, pur volendo amare, sa di poter ferire. È in questa consapevolezza che inizia il cammino della salvezza.
Gesù non denuncia per umiliare. Dice la verità perché vuole salvare. E per essere salvati bisogna sentire: sentire che si è coinvolti, sentire che si è amati nonostante tutto, sentire che il male è reale ma non ha l’ultima parola. Solo chi ha conosciuto la verità di un amore profondo può accettare anche la ferita del tradimento.
La reazione dei discepoli non è rabbia, ma tristezza. Non si indignano, si rattristano. È un dolore che nasce dalla possibilità reale di essere coinvolti. E proprio questa tristezza, se accolta con sincerità, diventa un luogo di conversione. Il Vangelo non ci insegna a negare il male, ma a riconoscerlo come occasione dolorosa per rinascere.
Gesù, poi, aggiunge una frase che ci inquieta e ci fa pensare: «Guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!» (Mc 14,21). Sono parole dure, certamente, ma vanno intese bene: non si tratta di una maledizione, è piuttosto un grido di dolore. In greco quel “guai” suona come un lamento, un “ahimè”, un’esclamazione di compassione sincera e profonda.
Noi siamo abituati a giudicare. Dio, invece, accetta di soffrire. Quando vede il male, non si vendica, ma si addolora. E quel “meglio se non fosse mai nato” non è una condanna inflitta a priori, ma una verità che ciascuno di noi può riconoscere: se rinneghiamo l’amore che ci ha generati, se tradendo diventiamo infedeli a noi stessi, allora davvero smarriamo il senso del nostro essere venuti al mondo e ci autoescludiamo dalla salvezza.
Eppure, proprio lì, nel punto più oscuro, la luce non si spegne. Anzi, comincia a brillare. Perché se riconosciamo il nostro limite, se ci lasciamo toccare dal dolore di Cristo, allora possiamo finalmente nascere di nuovo. La fede non ci risparmia la possibilità del peccato, ma ci offre sempre una via per uscirne: quella della misericordia.
Gesù non si scandalizza davanti alla nostra fragilità. Sa bene che nessuna amicizia è immune dal rischio del tradimento. Ma Gesù continua a fidarsi. Continua a sedersi a tavola con i suoi. Non rinuncia a spezzare il pane anche per chi lo tradirà. Questa è la forza silenziosa di Dio: non abbandona mai il tavolo dell’amore, neppure quando sa che sarà lasciato solo.
Cari fratelli e sorelle, anche noi possiamo chiederci oggi, con sincerità: “Sono forse io?”. Non per sentirci accusati, ma per aprire uno spazio alla verità nel nostro cuore. La salvezza comincia da qui: dalla consapevolezza che potremmo essere noi a spezzare la fiducia in Dio, ma che possiamo anche essere noi a raccoglierla, custodirla, rinnovarla.
In fondo, questa è la speranza: sapere che, anche se noi possiamo fallire, Dio non viene mai meno. Anche se possiamo tradire, Lui non smette di amarci. E se ci lasciamo raggiungere da questo amore – umile, ferito, ma sempre fedele – allora possiamo davvero rinascere. E iniziare a vivere non più da traditori, ma da figli sempre amati.
Saluti
Saluto i pellegrini di lingua francese, in particolare i gruppi provenienti dalla Francia, dalla Costa d’Avorio e dal Burkina Faso. Con Dio nulla è impossibile, la vita trionfa sulla morte e la grazia sul peccato: viviamo intensamente il sacramento della riconciliazione affinché il nostro rapporto con Lui sia vivo al di là dei nostri tradimenti. Possa il perdono divino renderci a nostra volta misericordiosi verso i nostri fratelli. Il Signore vi benedica.
Saluto tutti i pellegrini e i visitatori di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, in particolare i gruppi provenienti da Inghilterra, Ungheria, Malta, Kenya, Sudafrica, Uganda, Zambia, India, Indonesia, Iraq, Gerusalemme, Filippine, Vietnam, Barbados e Stati Uniti d’America. Mentre ci prepariamo a celebrare la solennità dell’Assunzione di Maria al cielo il 15 agosto, affido voi e le vostre famiglie alla tenera cura della Madonna. Per sua intercessione, possiate essere rafforzati nella vostra debolezza, confortati nelle vostre prove e ricevere la gioia e la pace di Gesù Cristo, suo Figlio. Dio vi benedica.
Cari pellegrini di lingua tedesca, questo venerdì celebreremo la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria in cielo. Affidiamoci alla sua guida perché possiamo seguire il suo esempio di perfetta fedeltà al Signore e giungere così alla gloria celeste. Vergine fedele, prega per noi!]
Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, assicuro la mia preghiera per voi e per i vostri propositi di bene. A tutti la mia benedizione!
Un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua portoghese, in modo speciale ai gruppi venuti dal Portogallo e dal Brasile. Riconoscendo con cuore contrito le nostre debolezze, chiediamo alla Beata Vergine Maria assunta in cielo che ci insegni ad amare il suo Figlio con lo stesso amore con il quale Lei lo ama. Deus vos abençoe!
Saluto i fedeli di lingua araba, in particolare quelli provenienti dall’Iraq e dalla Terra Santa. Apriamo il nostro cuore al Signore, che non smette mai di amarci di fronte alle nostre debolezze, ma ci dona sempre una nuova opportunità per ricominciare. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!
Saluto i pellegrini polacchi. Alla vigilia della memoria liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe, vi incoraggio a prendere esempio dal suo eroico atteggiamento di sacrificio per l’altro. Per sua intercessione, supplicate Dio di donare la pace a tutti i popoli che vivono la tragedia della guerra. Vi benedico di cuore.
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua spagnola. Chiediamo al Signore Gesù un cuore umile e aperto alla sua grazia affinché, come facciamo nell’Eucaristia, Egli sia disposto a riconoscere i nostri difetti, a chiedere perdono e a ricominciare ogni giorno, con la certezza di sapere che siamo infinitamente amati da Lui. Che Dio vi benedica. Grazie di cuore.
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le partecipanti al Capitolo Generale dell’Istituto Figlie della Croce. Saluto inoltre i fedeli di Verona, Modena, Manerbio, incoraggiando ciascuno a progredire nell’integrità e nella purezza di fede e di vita.
Il mio pensiero va infine agli ammalati, agli sposi novelli – un applauso per tutti gli sposi novelli che sono con noi – e ai giovani, specialmente quelli che partecipano al Campo internazionale dell’Opera per gioventù «Giorgio La Pira».
Nell’imminenza della Solennità dell’Assunzione mi è caro esortarvi a rivolgere con costanza la vostra preghiera alla Vergine Maria, seguendone l’esempio nell’accogliere pienamente la vocazione alla “familiarità” con Dio e alla sollecitudine verso ogni uomo.
A tutti la mia benedizione!
