A cura della Redazione
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IL SILENZIO ASSORDANTE DEI MEDICI E DEI SACERDOTI PRO-VACCINI
Sono passati ormai anni dalla massiccia campagna vaccinale contro il Covid-19, un’operazione senza precedenti che ha coinvolto governi, media, comunità scientifica e persino una parte della Chiesa e del clero. Allora, chi osava esprimere dubbi veniva etichettato come “no-vax”, “complottista”, “nemico della scienza” o persino “egoista”.
E tra coloro che più si fecero sentire nella crociata pro-siero genico vi furono due categorie che avrebbero dovuto, per vocazione, essere prudenti, compassionevoli e profondamente responsabili: i medici e i sacerdoti.
I primi, armati di camici bianchi e certezze spesso preconfezionate, non solo raccomandavano il vaccino: lo imponevano moralmente, e talvolta materialmente, rifiutando visite e cure a chi aveva scelto diversamente.
Nessuna anamnesi preventiva, nessuna prudenza individualizzata, nessun “prima non nuocere”. Ma soprattutto, nessuna disponibilità a seguire quei pazienti che, dopo l’iniezione, hanno iniziato a lamentare effetti avversi. Trombosi, miocarditi, disfunzioni neurologiche, mestruazioni irregolari, spossatezza cronica: segnalazioni crescenti, spesso ignorate o minimizzate, quasi fossero inconvenienti marginali da sacrificare sull’altare della “salute pubblica”.
I secondi, i sacerdoti, hanno abbracciato la narrativa ufficiale con zelo quasi ideologico, parlando di “atto d’amore”, “dovere morale”, “obbedienza alle autorità”. Ma dov’era l’amore concreto per le pecorelle ferite? Chi di loro ha davvero ascoltato, accompagnato, visitato le anime e i corpi di coloro che soffrivano dopo l’iniezione? Chi ha espresso pubblicamente anche solo una parola di vicinanza a chi ha perso un familiare giovane e sano, deceduto inspiegabilmente dopo aver ricevuto una dose?
Oggi, alla luce di sempre più numerose inchieste, pubblicazioni scientifiche, testimonianze di medici pentiti e dati che non possono più essere insabbiati, emerge un quadro inquietante: questi sieri, definiti fin dall’inizio “sperimentali”, non erano affatto quel miracolo promesso. Eppure, da parte di chi si era fatto portavoce di questa “fede cieca nella scienza” — spesso a scapito del discernimento, della prudenza e della carità — nessuna parola di autocritica. Nessuna pubblica ammissione di errore. Nessuna richiesta di perdono. Solo un imbarazzato, complice silenzio.
Ecco il punto: l’errore può essere umano, ma il rifiuto di riconoscerlo quando è evidente è una colpa morale. A maggior ragione per chi, come il medico, ha giurato di curare e come il sacerdote, ha promesso di servire la verità e le anime. Nessuno pretendeva l’infallibilità: ma almeno un briciolo di umiltà sì. E invece, troppo spesso, la loro prudenza è venuta meno quando serviva, mentre la loro voce si è spenta quando sarebbe stata necessaria. Ora che il tempo sta cominciando a smascherare le verità nascoste, noi non dimenticheremo il dolore di chi non è stato creduto, di chi è stato abbandonato, di chi ha pagato un prezzo altissimo per aver confidato in un sistema cieco e autoreferenziale. E mentre alcuni medici e sacerdoti continuano a tacere — sperando che tutto passi nell’oblio — noi continueremo a pretendere chiarezza, giustizia e verità. Per rispetto di chi ha sofferto. E per evitare che tutto questo accada di nuovo. Per i morti nelle nostre famiglie a causa degli effetti avversi.
La verità non ha scadenza. E se oggi molti si affannano a negare, coprire o ridimensionare quanto accaduto, ciò non farà che ritardare il necessario momento della resa dei conti. Non per vendetta, ma per giustizia. Perché senza verità, non c’è riconciliazione. E senza riconciliazione, non ci sarà mai una vera guarigione del tessuto sociale, spirituale e umano ferito da una delle stagioni più buie della nostra Repubblica.
Oltre allo scandalo dei danneggiati ignorati (e del silenzio assordante intorno a chi ha subito effetti avversi o è stato discriminato per aver esercitato il proprio diritto a dissentire), ci sono responsabilità molto profonde che toccano i principi basilari della libertà, della verità e della giustizia.
Il primo e più grave vulnus è stato l’obbligo, diretto o indiretto, al trattamento sanitario. Nessuno Stato, in nessuna situazione, ha il diritto di imporsi sul corpo dei suoi cittadini, neppure in nome di un presunto “bene collettivo”, specialmente quando tale bene viene definito in modo unilaterale, ideologico, e senza dibattito. Il principio del consenso informato è stato sostituito dalla coercizione morale, sociale, economica. E chi ha resistito è stato punito, umiliato, emarginato.
Abbiamo assistito a un potere politico che ha imposto un pensiero unico, escludendo ogni forma di terapia alternativa e avallando protocolli discutibili come il famigerato “tachipirina e vigile attesa”.
Le decisioni non hanno seguito il criterio della prudenza medica, ma quello dell’obbedienza ideologica. Le autorità, anziché tutelare la salute, hanno praticato una strategia di colpevolizzazione e ricatto.
Bambini, donne incinte, guariti – persone per cui ogni valutazione scientifica avrebbe raccomandato cautela – sono stati trattati come cavie per un prodotto che, secondo le stesse agenzie regolatorie, non garantiva né l’immunità né la non trasmissibilità del virus.
Anche una parte dei fedeli, che avrebbe dovuto essere rifugio e guida in un tempo di paura, ha ceduto alla logica mondana.
In certe parti del mondo alcunr autorità ecclesiastiche hanno sospeso la celebrazione dell’Eucaristia senza combattere per essa, hanno definito superficialmente la vaccinazione come “atto d’amore” e “dovere morale” senza fondamento scientifico, né morale. L’acquasantiera è stata sostituita con il gel disinfettante, e il sacro si è piegato alle regole del protocollo igienico.
Con la complicità dei media e di figure pubbliche che oggi dovrebbero rendere conto delle loro menzogne, è stato costruito un clima di terrore. La società è stata spaccata in “puri” e “impuri”, grazie a strumenti indegni come il Green Pass. Un lasciapassare sanitario che ha trasformato i cittadini in sorvegliati, e ha concesso libertà non sulla base della salute, ma dell’obbedienza. Famiglie divise, amicizie distrutte, una guerra civile silenziosa fomentata da chi avrebbe dovuto unire.
Infine, è doveroso denunciare il silenzio delle principali autorità che hanno il compito di tutelare la legge e la legalità costituzionale. Spesso, queste stesse autorità hanno sostenuto la narrazione dominante e ora si adoperano per proteggere chi ha abusato del potere. Le responsabilità, anche penali, di molte decisioni sono evidenti, e l’assenza di indagini serie è uno scandalo che grida vendetta alla coscienza civile del Paese.
