Leggere la notizia dell’elezione di Zohran Mamdani come sindaco della città simbolo dell’11 settembre non mi dà gioia né speranza. Mi sciocca sapere che un uomo che nel suo discorso afferma con orgoglio “sono musulmano” sia stato scelto per guidare proprio quella città che porta ancora impressa la ferita più profonda dell’estremismo islamico. È come se la memoria collettiva si fosse spenta, come se l’Occidente avesse deciso di dimenticare chi è e cosa ha sofferto.
Ciò che ferisce ancora di più è leggere su Avvenire toni positivi, quasi entusiasti, verso questa elezione. Si parla di “inclusione”, di “nuovi tempi”, di “apertura culturale”. Ma chi, come me, ha vissuto in un Paese (il Pakistan) dove la religione musulmana domina ogni ambito della vita – dalla politica all’educazione, fino alla libertà di coscienza – sa che non è così semplice. Quando un uomo si presenta davanti al mondo dicendo “sono musulmano” e assume il potere politico, non sta semplicemente condividendo la propria fede: sta lanciando un messaggio identitario, culturale e ideologico.
Nel 2023 sono stata negli Stati Uniti, e mio cugino mi ha portata a vedere New York. Ricordo un momento che mi ha lasciata senza parole: vicino al Brooklyn Bridge, risuonavano ad alto volume le naat, i canti religiosi islamici, diffusi da un altoparlante.
Sorpresa, ho chiesto spiegazioni. Mio cugino mi ha detto con un sorriso amaro: “Non puoi dire nulla… fanno ciò che vogliono.”
In quel momento ho provato un profondo senso di smarrimento.
Ero in America, la terra che avevo sempre visto come simbolo di libertà e democrazia, eppure mi sembrava di essere tornata in Pakistan. Dentro di me ho pensato: “Un giorno anche qui sarà come Londra.”
E oggi, con questa elezione, ne ho la conferma.
L’elezione di Zohran Mamdani è la prova che l’Occidente sta lentamente diventando come Londra — una città dove l’identità cristiana è messa ai margini, dove proclamare la propria fede in Cristo è visto come una provocazione, mentre dichiararsi musulmano viene accolto come segno di modernità e inclusione.
Non parlo per odio, ma per esperienza. So cosa succede quando la religione islamica entra nella politica: la libertà inizia a restringersi, la voce dei cristiani si spegne, e la società cambia volto — poco a poco — ma in modo irreversibile.
Per questo, leggere elogi a questa elezione su un giornale cattolico come Avvenire mi addolora ancora di più. Perché significa che anche all’interno della Chiesa molti non vedono più il pericolo, o forse preferiscono non vederlo, in nome di un dialogo che rischia di diventare complicità nel silenzio.
L’Occidente sta dormendo, cullato dall’illusione della tolleranza. Ma arriverà il giorno in cui si sveglierà — e si accorgerà che, in nome dell’apertura, ha consegnato la propria identità, la propria fede e la propria libertà.
È tempo di aprire gli occhi. Non per giudicare, ma per ricordare.
Perché chi dimentica la verità, prima o poi smette anche di difenderla.
Zarish Imelda Neno
