«Ci addolora e rattrista la morte di Libera, ma al di là del caso specifico che merita tutto il rispetto umano, ci interroga profondamente il fatto che il CNR, il più grande ente pubblico di ricerca scientifica in Italia, si sia piegato al volere ideologico del Tribunale di Firenze per realizzare, per la prima volta, uno strumento per procurare la morte, il che rappresenta anche un pericolosissimo precedente», il commento di Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, sulla scomparsa della 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, che si è autosomministrata un farmaco letale tramite un dispositivo con comando oculare che era stato appositamente predisposto per lei dal Cnr.
«Così lo Stato – aggiunge Brandi – diventa esso stesso strumento di morte e facilitatore di suicidi, addirittura tramite un proprio ente di ricerca scientifica, quando invece dovrebbe agire nella direzione esattamente opposta: sviluppare e finanziare la ricerca sulle cure palliative, sulla terapia del dolore, sull’accompagnamento ai fragili e alle loro famiglie e incentivare così il progresso tecnologico per tutelare la vita e tentare di curare anziché favorire la morte».
