È comparso a Roma, alla vigilia delle manifestazioni pro-Palestina, un nuovo murales dell’artista aleXsandro Palombo. Un’immagine provocatoria: Greta Thunberg e Francesca Albanese raffigurate in uniforme kaki e kefiah, sorridenti, mentre un miliziano di Hamas le abbraccia da dietro.
L’opera si intitola “Human Shields”. E il messaggio è diretto: mettere in guardia contro un attivismo che, inseguendo visibilità e semplificazioni estreme, finisce per sovrapporsi alla propaganda jihadista invece che denunciarla.
Palombo spiega che la sua è una critica alla fragilità del dibattito contemporaneo, in cui posizioni radicali vengono amplificate senza filtri, e figure pubbliche consolidate rischiano di legittimare — volontariamente o meno — narrative estremiste.
Il murales vuole ricordare proprio questo: che la battaglia per l’opinione pubblica non è neutra. E che l’attivismo, quando abdica alla complessità, diventa terreno fertile per chi mira a distorcere il dibattito internazionale, delegittimare Israele e insinuare instabilità nelle democrazie occidentali.
Una polemica? Anche. Un avvertimento? Soprattutto.
