Pro Vita & Famiglia onlus esprime soddisfazione per la condanna espressa dal Parlamento Europeo all’utero in affitto all’interno della Risoluzione sulla “Strategia per la parità di genere” della Commissione, approvata ieri, criticando tuttavia l’impianto generale del testo, costellato di riferimenti all’aborto e alla politiche Lgbtqia+.
«Sebbene il Parlamento confermi il suo orientamento fortemente ideologizzato sui temi del gender e dell’aborto, una luce di speranza arriva dal paragrafo che condanna esplicitamente la maternità surrogata in quanto pratica che sfrutta il corpo delle donne e che invita la Commissione ad adottare misure per porre fine a quella che è a tutti gli effetti la nuova forma di schiavitù del XXI secolo» dichiara Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia.
«Ora – prosegue – chiediamo all’Europa un divieto reale e concreto dell’utero in affitto almeno in tutti i Paesi Membri, seguendo l’esempio dell’Italia, primo Paese al mondo ad aver riconosciuto questa pratica un ‘reato universale’. Una conquista che abbiamo sostenuto con forza, raccogliendo oltre 60.000 firme con una nostra petizione nel 2023. L’Italia deve continuare a svolgere un ruolo di primo piano, come sta già facendo con il sostegno al Rapporto Speciale Onu che equipara l’utero in affitto a una forma di sfruttamento e ne chiede il divieto globale. Proprio questo è l’obiettivo della nuova petizione che abbiamo già consegnato al ministro Antonio Tajani, che in pochi giorni ha raccolto 22.000 adesioni. Porteremo questo nostro impegno – anche a nome di tutti i cittadini firmatari – nel cuore delle istituzioni europee il prossimo 19 novembre a Bruxelles, nell’ambito del convegno internazionale “La maternità surrogata: una sfida etica e politica per l’Europa” organizzato dal gruppo ECR al Parlamento Europeo».
