Il 2 marzo 2003, presso Castiglion Fiorentino, un ordinario controllo della Polizia Ferroviaria su un treno regionale si trasformò in una delle pagine più drammatiche della recente storia italiana. A bordo del convoglio viaggiavano tre esponenti delle nuove Brigate Rosse: Mario Galesi, Nadia Desdemona Lioce e Roberto Morandi. Quando gli agenti chiesero i documenti, Galesi estrasse una pistola e aprì il fuoco. Nella sparatoria rimasero uccisi il sovrintendente Emanuele Petri e lo stesso Galesi.
L’episodio ebbe un impatto immediato sull’opinione pubblica. Petri, poliziotto esperto e stimato, divenne simbolo del sacrificio delle forze dell’ordine nella lotta al terrorismo interno. L’operazione, pur segnata dal lutto, portò all’arresto di Lioce e di Morandi, consentendo agli investigatori di acquisire documenti e materiali che si rivelarono cruciali per smantellare la colonna eversiva attiva in quegli anni. L’inchiesta si inseriva in una fase di rinnovata attività delle cosiddette “nuove BR”, responsabili, tra l’altro, degli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona (1999) e Marco Biagi (2002), rivendicati come atti di lotta contro le riforme del mercato del lavoro.
Le Brigate Rosse erano nate negli anni Settanta come organizzazione armata di estrema sinistra, protagonista della stagione della lotta armata culminata nel sequestro e nell’uccisione di Aldo Moro nel 1978. Dopo la repressione giudiziaria e il progressivo sfaldamento del gruppo storico, l’organizzazione sembrò dissolversi. Tuttavia, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, piccoli nuclei clandestini tentarono di rilanciarne il progetto, recuperando simboli, linguaggio e obiettivi ideologici del passato, pur in un contesto profondamente mutato.
L’operazione di Castiglion Fiorentino rappresentò un punto di svolta: la cattura di Lioce e la successiva azione investigativa contribuirono a interrompere la catena operativa del gruppo. Negli anni successivi, ulteriori arresti e condanne hanno sostanzialmente azzerato la capacità organizzativa delle nuove BR. Oggi il fenomeno brigatista non costituisce più una minaccia strutturata come negli anni di piombo o nel breve rigurgito dei primi Duemila. Le Brigate Rosse sopravvivono piuttosto come riferimento ideologico in ambienti estremisti marginali, privi però di un radicamento sociale e di una reale operatività armata.
Resta, tuttavia, l’eredità storica di quella stagione: un monito sulla fragilità dell’ordine democratico di fronte alla radicalizzazione violenta e sull’importanza della vigilanza istituzionale. Il 2 marzo 2003 ricorda come il terrorismo interno, anche quando appare residuale, possa riemergere improvvisamente. E ricorda soprattutto il prezzo pagato da servitori dello Stato come Emanuele Petri, caduto durante un controllo di routine divenuto tragedia nazionale.
GIUSEPPE CANISIO
