La sedicesima tappa del Tour de France 2025, andata in scena ieri, 16 luglio, tra Gruissan e Nîmes su un percorso di 156,8 chilometri, ha regalato una giornata intensa, sorprendente e a tratti drammatica, pur senza le grandi montagne.
In quella che sembrava destinata a essere una classica tappa interlocutoria, si è invece consumato uno degli episodi più memorabili di questa edizione, segnato da una fuga coraggiosa, un inseguimento forsennato e persino una caduta di un campionissimo che ha tenuto tutti col fiato sospeso fino all’ultimo metro.
Fin dalle prime battute la tensione era palpabile: il vento di traverso che sferzava le strade del sud della Francia ha subito provocato una selezione naturale e ha suggerito alle squadre più forti di mettersi in testa al gruppo per controllare la corsa e soprattutto per evitare di trovarsi impreparate in caso di ventagli.
Nonostante il tracciato prevalentemente pianeggiante, il nervosismo nel gruppo era evidente: ogni rotatoria, ogni curva diventava occasione per prendere posizione, ed è in questo contesto teso che è nata la fuga del giorno, composta inizialmente da Jonas Abrahamsen della Uno-X Mobility e Mauro Schmid della Jayco-AlUla, due corridori dalla grande determinazione e resistenza, che hanno subito guadagnato terreno.
Il loro margine ha superato i tre minuti, mentre il gruppo sembrava indeciso sul da farsi: alcune squadre dei velocisti, consapevoli che l’arrivo poteva sorridere ai propri uomini rapidi, si sono attivate solo tardi, forse troppo, per organizzare l’inseguimento.
Quando finalmente è partita la caccia, si è distinta la figura di Mathieu van der Poel, il campione olandese della Alpecin-Deceuninck, che ha deciso di prendere in mano la situazione in prima persona, lanciandosi in un inseguimento solitario mozzafiato nei chilometri finali.
Il suo attacco, potente e spettacolare, ha infiammato gli ultimi dieci chilometri: metro dopo metro, ha rosicchiato secondi ai due battistrada, arrivando a vederli davanti a sé all’ultimo chilometro, ma non è bastato.
Abrahamsen, con uno sforzo immane, ha resistito fino alla fine e ha conquistato una vittoria storica, la prima per la Uno-X Mobility in un Tour de France, arrivando con una manciata di secondi su Schmid e su un Van der Poel stremato, che ha chiuso terzo a 7″.
Il norvegese, ormai esperto nelle fughe da lontano, ha alzato le braccia al cielo incredulo, consapevole di aver scritto una pagina indelebile per sé e per la sua squadra.
Ma i colpi di scena non sono finiti qui: a circa 4 km dal traguardo, un’improvvisa caduta ha coinvolto Tadej Pogačar, il due volte vincitore del Tour e principale antagonista per la maglia gialla, che si è ritrovato a terra dopo un contatto involontario con un altro corridore.
Il gruppo dei big, in un gesto raro e nobile, ha rallentato l’andatura permettendogli di rientrare senza perdere secondi importanti, rispettando la regola non scritta che protegge i leader da sfortune meccaniche o cadute nei chilometri finali. Pogačar, dolorante ma indenne, ha poi tagliato il traguardo con il gruppo principale, mantenendo intatte le sue ambizioni per le prossime tappe.
La maglia gialla Ben Healy (EF Education-EasyPost), rimasta fuori dai riflettori durante la giornata ma sempre vigile, ha saputo mantenere il controllo della corsa e difendere la sua leadership senza prendersi rischi inutili.
Con l’arrivo ormai prossimo dei Pirenei, in particolare con la temuta frazione di oggi che porterà i corridori ai piedi del Plateau de Beille, questa giornata rappresenta un’importante premessa alle battaglie decisive.
Ieri il Tour ha dimostrato ancora una volta che non esistono tappe banali: anche in assenza delle grandi salite, il ciclismo sa offrire emozioni, imprese individuali e gesti di grande sportività.
E proprio queste giornate, imprevedibili e dense di pathos, sono quelle che restano nel cuore degli appassionati e degli amanti dello sport vero.
