“Gli Stati Uniti hanno condotto con successo un attacco su larga scala sul Venezuela questa notte”. Lo ha scritto il presidente Usa, Trump, sul suo social Truth. E “il presidente venezuelano assieme a sua moglie sono stati catturati e portati fuori dal Venezuela”, ha scritto Trump.
Quello che è accaduto in Venezuela segna una svolta storica che molti fingevano impossibile e che altri temevano perché smaschera decenni di ipocrisia ideologica: Nicolás Maduro non è mai stato un “leader anti-imperialista”, ma il volto stanco e brutale di una dittatura comunista corrotta, costruita sulla fame del popolo, sulla repressione sistematica dell’opposizione, sulla distruzione deliberata di un Paese che galleggia sul petrolio ma affonda nella miseria, un caudillo mediocre che ha usato il linguaggio della sovranità per giustificare il narcotraffico, l’alleanza con regimi canaglia e la militarizzazione della società, mentre milioni di venezuelani fuggivano come profughi e altri venivano ridotti al silenzio con la forza.
Contro questo sistema marcio non sono bastate le risoluzioni ONU, le mediazioni europee, le prediche dei salotti progressisti occidentali che per anni hanno chiuso gli occhi pur di non ammettere il fallimento del socialismo bolivariano, ed è qui che la figura di Donald Trump emerge con chiarezza brutale, perché piaccia o no egli ha incarnato l’unica linea politica capace di chiamare le cose con il loro nome e di agire di conseguenza, senza il linguaggio melenso della diplomazia paralizzata ma con la logica della responsabilità e della forza, dimostrando che gli Stati Uniti non sono condannati all’immobilismo mentre un regime criminale trasforma uno Stato sovrano in una piattaforma per droga, armi e destabilizzazione regionale.
L’arresto di Maduro non è un “colpo all’indipendenza venezuelana” come gridano i suoi propagandisti, ma la liberazione di un popolo ostaggio, la caduta di un sistema che si reggeva solo sulla paura e sulla menzogna, e chi oggi piange per il dittatore deposto dovrebbe avere il coraggio di spiegare perché non ha mai pianto per i prigionieri politici, per i bambini denutriti, per le elezioni truccate, per la Chiesa perseguitata e per un’intera nazione ridotta a rovina.
Trump, con tutti i suoi toni ruvidi e la sua ostinata insofferenza verso l’ipocrisia globalista, ha dimostrato che la leadership non consiste nel chiedere permesso ai tiranni ma nel fermarli, e che talvolta la vera pace passa attraverso un atto di decisione netta che interrompe una lunga catena di abusi, restituendo ai venezuelani la possibilità concreta di ricostruire, di scegliere, di respirare di nuovo libertà, mentre la storia, come sempre, giudicherà severamente non chi ha agito, ma chi per anni ha preferito voltarsi dall’altra parte in nome di un’ideologia fallita e di un falso moralismo.
Dal Venezuela arriva il seguente comunicato ufficiale del governo di Caracas:
La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e denuncia alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dal Governo attuale degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelana nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, in particolare dei suoi articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, l’uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell’uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare dell’America Latina e dei Caraibi, e mette gravemente a rischio la vita di milioni di persone.
L’obiettivo di questo attacco non è altro che impadronirsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, tentando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della Nazione. Non ci riusciranno. Dopo più di duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo Governo legittimo restano fermi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un “cambio di regime”, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti.
Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e sconfitto imperi. Quando nel 1902 potenze straniere bombardarono le nostre coste, il Presidente Cipriano Castro proclamò: “La pianta insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria.” Oggi, con il morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si solleva nuovamente per difendere la propria indipendenza dall’aggressione imperialista.
Il Governo Bolivariano chiama tutte le forze sociali e politiche del paese ad attivare i piani di mobilitazione e a condannare questo attacco imperialista. Il popolo del Venezuela e la sua Forza Armata Nazionale Bolivariana, in perfetta fusione popolare-militare-poliziesca, sono schierati per garantire la sovranità e la pace. Simultaneamente, la Diplomazia Bolivariana di Pace eleverà le corrispondenti denunce davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, al Segretario Generale di detta organizzazione, alla CELAC e al MNOAL, esigendo la condanna e il rendiconto del Governo statunitense.
Il Presidente Nicolás Maduro ha predisposto tutti i piani di difesa nazionale per essere implementati nel momento e nelle circostanze appropriate, in stretto rispetto di quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dalla Legge Organica sugli Stati di Eccezione e dalla Legge Organica sulla Sicurezza della Nazione.
In questo senso, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l’implementazione del Decreto che dichiara lo stato di Commozione Esterna su tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e passare immediatamente alla lotta armata. L’intero paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista.
Allo stesso modo ha ordinato l’immediato schieramento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organi di Direzione per la Difesa Integrale in tutti gli stati e municipi del paese.
In stretto rispetto all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Venezuela si riserva il diritto di esercitare la legittima difesa per proteggere il suo popolo, il suo territorio e la sua indipendenza. Convochiamo i popoli e i governi dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva di fronte a questa aggressione imperialista.
Come sottolineò il Comandante Supremo Hugo Chávez Frías “di fronte a qualsiasi circostanza di nuove difficoltà, per grandi che siano, la risposta di tutti e di tutte le patriote… è unità, lotta, battaglia e vittoria”.
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