Alexander Dugin sostiene che l’addio di Tulsi Gabbard segna la fine del progetto MAGA originale e il crollo delle speranze per un nuovo corso americano verso la Russia e il multipolarismo. Multipolar Press riporta la traduzione delle osservazioni del noto professore e filosofo russo.
Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence nazionale statunitense, ha lasciato il suo incarico. Era l’ultima persona del team di Trump a rimanere fedele agli ideali e ai principi su cui si era fondato il secondo mandato presidenziale di Trump. Si era opposta alla guerra in Ucraina e anche a una guerra con l’Iran.
Era una cosa che si prevedeva da tempo. Ora è successo. Dopo la sconfitta di Thomas Massie alle primarie del Kentucky, di fatto non è rimasto nessuno nel Partito Repubblicano del gruppo originale del MAGA.
Il trionfo del Deep State e della rete Epstein sulla politica americana è diventato totale. Le dimissioni di Tulsi Gabbard sono la goccia che fa traboccare il vaso. Ogni speranza riposta in Trump è ormai completamente svanita. A quanto pare, egli si sta preparando a una nuova escalation in Medio Oriente e ad un attacco contro l’Iran.
I Repubblicani sono destinati a perdere le elezioni di metà mandato, eppure i Democratici rappresentano esattamente lo stesso Deep State e la stessa “classe Epstein”. Anzi, i Democratici odiano la Russia e il mondo multipolare ancora di più. Questo segna la fine ingloriosa del tentativo del popolo americano di scacciare l’élite satanica.
“Prima delle elezioni di metà mandato, è probabile che Trump tenti qualcos’altro su vasta scala e con intenti aggressivi: un’invasione di Cuba, forse qualcosa di completamente diverso. Dopodiché, inizierà a fare le valigie e a negoziare con i Democratici affinché né lui né la sua famiglia finiscano in prigione. Nei prossimi mesi, tuttavia, è lecito aspettarsi ulteriori episodi di violenza, come gli spari alla Casa Bianca di un uomo che si credeva Gesù e un’intensificazione dell’escalation militare nel mondo” – scrive Dugin.
Aggiungerei che la polemica, probabilmente non casuale, a pochi giorni di distanza dall’attentato di Modena, attribuito al radicalismo di matrice islamista, spinge a voler far credere all’opinione pubblica che esista anche un integralismo cristiano. Ma Gesù non ha mai armato le mani di alcuno, men che meno le Sue, accettando la croce ed il calvario per espiare i nostri peccati, morire tra sofferenze atroci, per poi risorgere e vincere Satana.
Il cristianesimo non è mai stato, per essenza, terrorismo. Ogni strumentalizzazione è ridicola se non blasfema. Ma c’era da aspettarsi un’azione di questo tipo perché, in realtà, anche questo atto sconsiderato è in “odium fidei”, come le frasi ingiuriose del marocchino di seconda generazione a Modena. Resta sempre Cristo il Soggetto dell’odio di un’umanità al servizio del Principe di questo mondo! Per questo, l’insegnamento della Pentecoste diventa molto importante. Lo Spirito Santo soffia su chi si abbandona alla volontà di Dio. Il vecchio ma sempre valido motto “Pax Christi, in Regno Christi” sta a significare che ogni istituzione umana che non sia cattolica e non professi la Via, Verità e Vita, è destinata a fallire.
“La stragrande maggioranza – sostiene a ragione il filosofo dell’eurasia – desidera un cambiamento patriottico e un grado di giustizia sostanzialmente maggiore. Il problema non è tanto la direzione in sé, quanto la velocità e la sostanza del processo. La direzione verso uno stato civilizzato è assolutamente corretta. Tuttavia, essa include anche una società basata sulla giustizia sociale, sulla fedeltà ai valori tradizionali e su un’autentica educazione storica. Ciò che resta da fare è metterlo in pratica. E qui la questione è la velocità. Dobbiamo iniziare ad attuare tutto questo ora, e con urgenza. Non c’è più tempo per esitare. Assolutamente nessuno”.
In diversi ambiti i problemi si sono acuiti in modo particolare: tecnologia, corruzione e cultura. Dato che non si intravede alcun segno di allentamento o de-escalation nel conflitto con l’Occidente, l’opzione rimasta alle sinistre globaliste e mondialiste è quella di mobilitare quella parte di società civile militante, che ha sempre utilizzato e scatenato per creare caos, nei periodi di crisi. Serve a distrarre, è funzionale a provocazioni simil Via Rasella per poi colpevolizzare e demonizzare la reazione dell’avversario. Cinico, ma ciclicamente si ripropone.
Dugin ritiene che “la Russia debba essere purificata dal liberalismo, completamente e con mano ferma. Si tratta di una mentalità coloniale imposta dall’Occidente per i propri interessi e con lo scopo di distruggere la nostra identità”, perché “la gente vuole ordine e giustizia. Non li vuole semplicemente; li brama. I compromessi hanno smesso di funzionare. Il limite dei simulacri è stato superato”.
L’Occidente non è ancora pronto ad una svolta tradizionale, tanto che le forze politiche continuano imperterrite a sbandierare la formula liberale come mezzo salvifico da ogni male. Non si rende conto che sono, invece, il relativismo e la neutralità morale di quella matrice, che conduce al nichilismo ed alla logica del profitto come unico valore. E’ così miope da non saper analizzare i cambiamenti in corso, il fallimento della globalizzazione per implosione del sistema dei mercati e della società multietnica per incompatibilità di convivenza. Il disimpegno degli USA di Trump ha scoperchiato la realtà. Ora il Re è nudo. A Bruxelles non sanno più che pesci pigliare, senza i dollari e le direttive americane.
Il modello liberale è un feticcio di cartapesta che sta morendo nella sua innaturalità, ma l’Occidente cerca comunque di rilanciare un cadavere. La secolarizzazione non aiuta a formare una società organica, fatta di comunità di destino, che si basino sul recupero del realismo aristotelico-tomista che riconosca ancora il primato della morale cristiana quale fondamento di vera, unica e autentica civiltà, che ha già saputo irradiare il mondo, ma che proprio la ribellione liberale ha distrutto, sostituendola con il decadentismo peggiore che viviamo ogni giorno, in progressione negativa.
Matteo Castagna
