Debrecen, Ungheria. Una notte di calcio folle, di quelle che lasciano il cuore in gola e la voce spezzata, una di quelle partite che resteranno nella memoria per la loro imprevedibilità e per l’altalena di emozioni che hanno regalato.
L’Italia di Gattuso ha vinto 5-4 contro Israele in una gara che definire rocambolesca è poco, portando a casa tre punti preziosi e restando aggrappata al sogno del Mondiale, ma al termine di novanta minuti (più il recupero) in cui gli Azzurri hanno rischiato di buttare via tutto.
Il risultato finale premia la determinazione e il cuore degli italiani, ma mette in evidenza fragilità difensive e un approccio iniziale completamente sbagliato, che ha spalancato agli avversari spazi e coraggio.
Israele, in lutto per le vittime dell’attentato terroristico di Gerusalemme, ha onorato la serata con una prestazione coraggiosa, colpendo un’Italia lenta, sfilacciata e troppo sbadata in copertura.
L’avvio è stato infatti da incubo: squadra sbilanciata, esterni in sofferenza e Biton padrone del campo, fino al vantaggio israeliano arrivato su un’autorete di Locatelli, punizione meritata per un’Italia senza ritmo e priva di concentrazione.
Non fosse stato per un salvataggio di Bastoni e per un fischio arbitrale che ha annullato un goffo autogol di Donnarumma, gli Azzurri avrebbero potuto trovarsi sotto già prima.
Poi, dopo un primo sussulto con Retegui, la squadra di Gattuso si è svegliata e con Kean ha trovato il pari: lancio di Barella per Retegui, sponda intelligente e destro preciso dell’ex viola per l’1-1.
All’intervallo l’Italia era in crescita ma restava vulnerabile, incapace di contenere la vivacità degli avversari e prigioniera di un 4-4-2 che non riusciva a coprire le lacune sugli esterni.
Nella ripresa sembrava l’inizio del riscatto: pressing alto, recuperi in zona pericolosa, Kean vicino al raddoppio ma murato da un miracolo di Peretz.
E invece, come un fulmine a ciel sereno, Israele tornava avanti con Dor Peretz, libero di colpire indisturbato tra Mancini e Bastoni. Una mazzata, ma l’Italia reagiva immediatamente con un’altra perla di Kean, capace di trasformare in oro un lancio lungo con un tiro secco e preciso per il 2-2.
Da quel momento il match è diventato un’altalena impazzita: Politano completava la rimonta portando avanti gli Azzurri su assist di Retegui, ma Israele continuava a macinare gioco, sfiorava più volte il pareggio con tiri respinti da Donnarumma e salvataggi sulla linea e dava la sensazione di poter colpire a ogni nostro errore difensivo.
Gattuso cercava di cambiare volto alla squadra con Frattesi, Orsolini e poi con Cambiaso e Raspadori, ed era proprio quest’ultimo a firmare il 4-2 pochi minuti dopo il suo ingresso, sfruttando una bella azione corale avviata da Cambiaso e rifinita da Frattesi.
Sembrava il colpo del ko, la rete che avrebbe dovuto chiudere i giochi e invece l’Italia si complicava di nuovo la vita, prima con un autogol di Bastoni che riapriva la partita e poi con la difesa immobile a concedere a Dor Peretz la doppietta personale e il clamoroso 4-4.
Dall’87’ all’89’ il baratro si spalancava sotto i piedi degli Azzurri, che vedevano svanire due volte un vantaggio prezioso e si ritrovavano a un passo dalla disfatta.
Eppure, proprio quando il sogno sembrava crollare, emergeva il carattere di una squadra che, pur con mille limiti, non si è mai arresa: nel recupero Tonali, fino a quel momento autore di una gara altalenante, trovava la zampata decisiva con un tiro-cross velenoso che beffava la difesa israeliana e riportava avanti l’Italia sul 5-4.
Gli otto minuti finali di recupero sono stati un’autentica sofferenza, con gli Azzurri rintanati a difendere con il fiato corto e un Donnarumma determinante, fino al triplice fischio che liberava l’urlo di gioia e di sollievo.
Una vittoria ottenuta con fatica, cuore e qualche colpo individuale, ma anche con troppi errori che non si possono permettere a questi livelli.
L’Italia resta in corsa per il primato nel girone, affianca Israele e continua a inseguire la Norvegia che però ha ancora il destino nelle proprie mani, ma soprattutto manda un messaggio chiaro: questa Nazionale è viva, capace di soffrire e di rialzarsi quando sembra finita, ma dovrà crescere moltissimo in equilibrio e compattezza se vorrà davvero arrivare fino in fondo.
Per Gattuso, sei punti nelle prime due partite da commissario tecnico sono un ottimo inizio, ma la strada è lunga e tortuosa, proprio come la partita di Debrecen ha insegnato.
