Una squadra di baseball professionistica statunitense, lo York Revolution della Pennsylvania, è stata costretta a subire una sconfitta a tavolino giovedì 18 giugno, dopo che la maggior parte dei suoi giocatori si è rifiutata di scendere in campo indossando le divise arcobaleno previste per la “Notte dell’Orgoglio” LGBT.
Su una rosa di ventotto atleti, meno di nove si sono detti disposti a vestire l’uniforme tematica, rendendo impossibile raggiungere il numero minimo di giocatori richiesto per disputare la partita contro i Southern Maryland Blue Crabs.
Nonostante una riunione d’emergenza definita “senza precedenti”, il manager della squadra non è riuscito a convincere i membri del team a cambiare idea, portando così alla cancellazione dell’incontro per mancata comparizione.
La reazione del club non si è fatta attendere e ha preso nettamente le distanze dai propri atleti.
Attraverso un comunicato ufficiale, la dirigenza ha espresso profondo rammarico per l’accaduto, definendo la scelta dei giocatori «completamente incoerente» con la visione della società, che mira a essere «il luogo più accogliente di York».
Per rimarcare la propria posizione e scusarsi con la comunità, il club ha inoltre annunciato una donazione di 10.000 dollari a favore del Rainbow Rose Center, un’organizzazione locale di attivismo LGBT.
Questo episodio si inserisce in una scia sempre più frequente di obiezioni di coscienza nel mondo dello sport professionistico americano.
Solo la settimana precedente, tre giocatori di fede cristiana dei San Francisco Giants avevano personalizzato i propri cappellini della “Notte dell’Orgoglio” trascrivendo versetti del capitolo 9 della Genesi, mentre in precedenza un lanciatore dei Los Angeles Dodgers si era categoricamente rifiutato di indossare il berretto con i colori arcobaleno.
Il caso dello York Revolution rappresenta tuttavia un precedente unico, in cui la protesta individuale si è trasformata in una decisione di squadra tale da bloccare un’intera partita ufficiale.
