Il 29 settembre 2001, a poche settimane dall’attacco alle Torri Gemelle, Oriana Fallaci pubblicava sul Corriere della Sera il celebre articolo “La rabbia e l’orgoglio”, un testo che fece discutere, indignò molti, ma che soprattutto squarciò il velo di ipocrisia e di autocensura con cui l’Occidente affrontava, e ancora oggi affronta, il tema dell’islam politico e religioso.
Fallaci ebbe il coraggio di dire apertamente ciò che altri sussurravano o temevano di ammettere: che il problema del terzo millennio non è un conflitto generico tra culture, ma la sfida lanciata dall’islam come forza religiosa totalizzante, capace di mescolare dogma, legge e potere politico in una prospettiva incompatibile con i principi fondamentali delle democrazie liberali.
Ella comprese, con lucidità profetica, che non si trattava solo di terrorismo o di cellule estremiste, ma di un sistema di pensiero che, nel suo cuore più profondo, non riconosce l’uguaglianza tra uomo e donna, non ammette la libertà di religione, non accetta la separazione tra sfera civile e sfera spirituale, e che pretende di espandersi come destino universale.
Fu per questo accusata di estremismo, di intolleranza, persino di razzismo, ma a distanza di oltre vent’anni molte delle sue parole suonano come avvertimenti rimasti inascoltati: le tensioni sociali nelle periferie europee, l’islamizzazione di interi quartieri nelle città, gli attentati che hanno insanguinato Parigi, Londra, Madrid, Bruxelles, Nizza, dimostrano che non si trattava di un delirio isolato, bensì di un’analisi tragicamente realistica.
Oriana Fallaci non odiava per partito preso, amava la civiltà occidentale e temeva la sua capitolazione davanti a chi non vuole integrarsi, ma imporre.
La sua rabbia era la rabbia di chi vedeva l’Europa rinunciare a difendere la propria identità, e il suo orgoglio era quello di chi rivendicava i valori di libertà, laicità e ragione che hanno plasmato la nostra storia.
Se oggi molti intellettuali riconoscono che l’islam politico rappresenta la questione geopolitica centrale del nostro secolo, lo si deve a quella voce solitaria che ebbe il coraggio di rompere il silenzio.
Oriana Fallaci è stata un profeta non nel senso religioso, ma nel senso di chi vede prima degli altri, di chi indica con forza il pericolo imminente.
E mentre il mondo continua a oscillare tra buonismo e paura, la sua lezione resta attuale: l’Occidente deve avere la dignità e il coraggio di difendere se stesso e di rifiutare l’islam, sia religioso che politico.
