Le parole pronunciate dal principe ereditario Mohammed bin Salman durante il summit del Future Investment Initiative a Riyadh nel 2017 hanno segnato uno snodo fondamentale per il futuro del Regno.
Definendo il 1979 come il momento in cui l’Arabia Saudita è stata sviata dal suo corso naturale — un anno drammatico caratterizzato dalla Rivoluzione Islamica in Iran e dall’assedio della Grande Moschea di Mecca da parte di estremisti armati —, la leadership di Riyadh ha ripercorso le origini di decenni di rigorismo religioso adottato allora per placare le frange radicali.
Riportare il Paese verso un Islam moderato, tollerante e aperto al mondo non è stata soltanto una promessa retorica, ma la premessa indispensabile per una trasformazione strutturale della società saudita.
Con una popolazione composta per oltre il 70% da giovani sotto i trent’anni, il progetto saudita punta a liberare le nuove generazioni dall’influenza delle dottrine del passato, garantendo loro opportunità sociali ed economiche.
In questo quadro si inserisce anche la messa al bando della Fratellanza Musulmana, considerata un’organizzazione destabilizzante nel Regno, mentre la sua presenza rimane oggetto di dibattito in vari Paesi europei e americani.
Come riportato dalle analisi di media internazionali come Al Jazeera e approfondimenti di testate come Il Post, la dichiarazione di guerra all’estremismo è diventata il pilastro ideologico necessario a sostenere la modernizzazione del Paese.
Questo riposizionamento culturale costituisce il motore pratico della Vision 2030, l’ambizioso piano strategico volto a slegare l’economia nazionale dalla dipendenza esclusiva dal petrolio, attirare investimenti esteri e sviluppare i settori del turismo, della tecnologia e dell’intrattenimento.
La transizione verso un modello economico diversificato richiede una società dinamica e inclusiva, dove il capitale umano non sia limitato da dogmi anacronistici.
Tra i cambiamenti più tangibili attuati in questi anni figura lo storico superamento del divieto di guida per le donne nel 2018 e il progressivo allentamento del sistema di tutela maschile, che ha concesso maggiore autonomia di movimento e viaggio alle donne.
Parallelamente, le autorità hanno ridotto drasticamente le prerogative punitive e d’arresto della Mutawa, la polizia religiosa preposta al controllo dell’abbigliamento e della preghiera.
Sebbene le organizzazioni internazionali continuino a monitorare i limiti delle libertà politiche nel Paese, l’impatto economico e sociale delle riforme avviate con Vision 2030 descritto da istituti come l’Atlantic Council testimonia una trasformazione profonda del volto dell’Arabia Saudita nel XXI secolo.
ANGELICA LA ROSA

Il generale egiziano in pensione Fouad Fayoud, sul Canale TV Egypt’s 1, il 27 ottobre 2019, disse una verità ben nota nel mondo arabo: “il fondatore dei Fratelli Musulmani, Hassan al-Banna, era ebreo; il Mossad israeliano vuole “distruggere” i paesi arabi con conflitti settari.” Stessa politica con Hamas. Gli innocenti muoiono.
Come disse David Ben Gurion Ben-Gurion in un’intervista: Israele è diventato un paese forte, perché è una bomba nucleare.’ Egli disse : ‘No, la nostra forza non dipende da avere una bomba nucleare, perché se noi la facciamo cadere in Egitto, Giordania, Siria, il fallout nucleare potrebbe raggiungere Israele e farci del male.’ ‘Allora da dove viene la tua forza?’ Egli rispose: ‘Dalla lacerazione dei nostri paesi vicini.’