Questo è un luogo sacro, dove le onde greche vengono a cercare le latine. (Giovanni Pascoli, che amò questa terra e a Messina insegnò dal 1898 al 1903, ricoprendo la cattedra di letteratura latina presso l’Università di Messina)
Lo dico subito, alla romanesca, papale papale: se non ci fossero enormi rischi di natura ambientale, io non sarei contro il ponte sullo Stretto di Messina, ma riterrei opportuno costruirlo, vista l’enorme spesa di circa tredici miliardi e mezzo di euro (ma saranno di più), dopo aver risolto altri più urgenti problemi in Sicilia, in particolare, e nel sud, in generale. E nel mio giudizio non c’è nessun condizionamento politico. L’unica cosa che mi sento di affermare è che mi appare come un’opera ideologica, che non ha niente di pratico e niente di utile. Ma non farò nomi o fonti per non condizionare il lettore. L’unico obiettivo è quello di farlo riflettere sull’argomento.
Parliamo innanzitutto delle condizioni strutturali, economiche, sociali, della Sicilia. In Sicilia abbiamo due aeroporti decenti – Catania e Palermo – e altri due piccolini che non sono di grande aiuto per lo sviluppo del territorio, Comiso e Trapani. Le autostrade sono poche e fatiscenti, dissestate, manca un’autostrada che colleghi Castelvetrano a Siracusa, c’è solo la statale 115 che, in alcuni punti, è buona solo per il passaggio di greggi. Tutte le altre provinciali sono spesso interrotte da sempiterni cantieri, si viaggia quasi sempre su gomma perché il sistema ferroviario è indegno di un Paese civile, con binari a scartamento ridotto, senza elettrificazione, convogli molto vecchi, sono appena decenti solo le linee per i treni che vanno al nord, Agrigento-Palermo, Palermo-Messina, Siracusa-Messina, e basta. La Sicilia ha bisogno in questo momento soprattutto di altri due grandi aeroporti, autostrade, ferrovie moderne, scuole, ospedali efficienti, miglioramento degli impianti idrici, ponti, strade provinciali funzionanti e idonee allo sviluppo economico interno.
Importanti geologi ed esperti di fenomeni sismici ritengono una vera e propria sciagura la costruzione del Ponte. La Sicilia è un territorio fortemente sismico, mi pare superfluo ricordare il devastante terremoto che accadde nello Stretto nel 1908 e che rase al suolo Messina e Reggio Calabria, e altri terremoti non meno devastanti nel Belice, nel Ragusano e così via. La Sicilia è l’area col più alto rischio sismico di tutto il Mediterraneo, una regione dove insistono fenomeni di erosione costiera e dissesto idrogeologico.
Qual è, poi, l’utilità di questo ponte? Lo Stretto si attraversa adesso velocemente con l’aliscafo e senza prendere la macchina, i traghetti per le auto impiegano venticinque minuti, per i treni quarantacinque minuti. Non è vero che occorrono due o tre ore, lo dice uno che lo ha attraversato forse mille volte, con auto, treno, con aliscafo. Attraversare il ponte, dicono gli esperti, implicherebbe impiegare più tempo e oltretutto inquinando di più, ai pendolari comporterebbe un uso dell’autovettura che non avrebbero avuto.
Si dice che il Ponte unirebbe non solo la Sicilia alla Calabria, ma anche all’Italia e soprattutto all’Europa. Vien da ridere, se non ci fosse di mezzo il tragico. Gli europei, e anche gli italiano del centro e del nord, vengo in Sicilia con l’aereo, non con l’auto. Sia per ragioni pratiche che economiche. Dalla Germania si può venire in aereo in Sicilia con appena cento euro, risparmiando fatica e pericoli col viaggio in auto. Se poi uno viene in Sicilia per vedere il Ponte e non la straordinaria bellezza di Palermo, Taormina, Agrigento, Siracusa, la Sicilia di ben sette siti Unesco, la Sicilia araba, greca, normanno-sveva, barocca, e così via, allora è un malato di mente che va subito ricoverato.
Molti esperti sostengono, inoltre, che non si sa se il Ponte potrà ospitare l’alta velocità, nessun ponte anche meno lungo al mondo ha la linea ferrata, nessuno di questi a campata unica. E questo sarebbe il più lungo al mondo con circa tre chilometri e settecento metri di lunghezza. A parte il fatto che, paesaggisticamente, sarebbe uno sfregio con torri più alte delle colline che gli stanno attorno, c’è un altissimo rischio che aumenti il traffico su gomma e dunque l’inquinamento. Ma il rischio più pericoloso è quello sismico. Chi ha dato l’assenso alla costruzione del Ponte sostiene che il Ponte potrebbe reggere terremoti fino a 6,9 di magnitudo Richter, ma evidentemente non tiene conto del maremoto che provocherebbe un simile terremoto, che è quello che rase al suolo nel 1908 Messina e Reggio Calabria e che raderebbe ancora le stesse città, perché queste città non sono costruite antisismiche. Molti dei soldi per la costruzione del Ponte potrebbero essere utilizzati, invece, per la ristrutturazione antisismica di Reggio e Messina. E anche per migliorare il sistema dei traghetti, che attualmente, così com’è, è ancora altamente inquinante. Col sistema di strade che si dovranno costruire intorno al Ponte, c’è da tener conto delle possibili frane del territorio intorno a Messina e degli scivolamenti gravitativi profondi del territorio calabrese.
Attualmente, il ponte a campata unica più lungo è quello di Akashi (1,99 km, in Giappone): quello di Messina sarà il doppio, tre chilometri e ottocento metri, come dicevamo. Il Ponte di Messina, in conclusione, non è conveniente né economicamente, né conveniente ecologicamente e nemmeno paesaggisticamente, e non apporterebbe nessun beneficio all’economia, al turismo e alle attività industriali della Sicilia. I favorevoli al Ponte, infine, prevedono circa 100mila passaggi al giorno per poter essere remunerato da parte di chi l’ha costruito. Oggi ci sono circa 10mila passaggi al giorno: per quale ragione dovrebbero aumentare? E per quale ragione dovremmo tendere ad aumentare il traffico in autovettura che, anzi, dovremmo diminuire? Mistero. Ci guadagnerebbe solo chi viaggia in treno, ma dobbiamo mettere in evidenza che, sostiene un esperto, “la maggior parte dei 15mila passaggi che ci sono dall’altra parte dello Stretto tutti i giorni sono in realtà pendolari di Reggio e Messina che non hanno nessun interesse nel prendere l’automobile, uscire dal proprio centro abitato, andare fuori per prendere il ponte, poi attraversare lo Stretto e poi entrare nell’altra città facendosi il traffico due volte oltre a cercare parcheggio. Ma per quale motivo, visto che possono andare tranquillamente a piedi e in venti minuti ci metterebbero un’ora? Oltretutto pagando molto di più. Se si vogliono rispettare le leggi europee di finanziamento, il pedaggio sarebbe caro, ricordando che tutti i grandi attraversamenti del mondo, dal Golden Gate al tunnel sotto la Manica o costano parecchio oppure sono in deficit (e indovinate chi paga, nel caso)”
Insomma, impieghiamo questi 13,5 miliardi per fare rinascere sul piano strutturale (strade, ferrovie, scuole, ospedali, sistema idrico), economico, turistico, la Sicilia e la Calabria, e si vedrà che queste regioni si avvicineranno all’Italia, all’Europa e al mondo più di quanto non lo farebbe il Ponte sullo Stretto di Messina.

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