Il collasso del sistema d’accoglienza olandese ha raggiunto il punto di non ritorno a Ter Apel, offrendo la rappresentazione plastica di un fallimento epocale guidato dall’ideologia delle frontiere aperte.
Persino le organizzazioni umanitarie progressiste, da sempre paladine dell’accoglienza indiscriminata come la Croce Rossa olandese e il Consiglio per i rifugiati, sono state costrette alla resa, fuggendo a gambe levate dal perimetro del principale centro di registrazione dell’asilo del Paese.
La motivazione ufficiale suona come una tardiva ammissione di realtà: l’area è diventata un territorio fuori controllo, troppo pericoloso per la sicurezza degli stessi attivisti.
L’abbandono del campo da parte delle Ong segue un’escalation di barbarie e delinquenza che i residenti della zona denunciano ormai da anni, nel totale silenzio delle autorità.
Accoltellamenti multipli, rapine quotidiane e aggressioni violente sono diventati la normalità attorno a una struttura satura, straripante di immigrati clandestini.
Il paradosso tocca il culmine nelle dichiarazioni degli stessi responsabili umanitari, i quali ammettono che gli extracomunitari in attesa all’esterno si derubano selvaggiamente tra loro, strappandosi persino computer e passaporti.
Quella che la sinistra descriveva come una pacifica marcia di disperati in cerca di protezione si è rivelata per ciò che è sempre stata: una polveriera sociale popolata da individui dediti all’illegalità, a scazzottate di massa e al vandalismo.
A confermare lo stato di totale anarchia sono i dettagli forniti dal presidente del Consiglio olandese per i rifugiati, Frank Candel, il quale ha descritto uno scenario da guerriglia urbana permanente, citando episodi di ordinaria follia come quello di un uomo che colpiva i passanti con un bastone davanti all’ingresso.
È la certificazione del fallimento dei controlli sanitari e di sicurezza: tra i richiedenti asilo abbondano tossicodipendenti e soggetti affetti da gravi disturbi psichici, a cui si aggiungono sciacalli giunti sul posto al solo scopo di delinquere.
Eppure, in questo caos che mette a rischio la sovranità dello Stato e la sicurezza dei cittadini olandesi, c’è ancora chi, come il gruppo pro-migranti MiGreat, insiste pervicacemente nel distribuire tende e sacchi a pelo per alimentare il bivacco illegale all’aria aperta.
Questa ostinazione ideologica rischia solo di aggravare le tensioni strutturali con l’arrivo del caldo estivo, prolungando un’agonia che può essere risolta in un solo modo: la chiusura immediata delle frontiere, il blocco totale degli ingressi e l’espulsione immediata di chi non ha alcun diritto di calpestare il suolo europeo.
GIUSEPPE CANISIO
