Il 30 dicembre 1922, con la proclamazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, non nacque soltanto uno Stato, ma si consolidò uno dei più vasti e tragici esperimenti ideologici del Novecento, un progetto che, sotto la maschera della liberazione dei popoli e della giustizia sociale, edificò in realtà un sistema fondato sulla menzogna, sulla violenza strutturale e sulla negazione sistematica della dignità umana.
Il comunismo sovietico si presentò come l’alba di un mondo nuovo, ma fin dall’inizio rivelò la sua natura autentica: un potere totalitario che sostituì a Dio lo Stato, alla coscienza individuale il partito, alla verità la propaganda, imponendo una visione materialista e dogmatica dell’uomo ridotto a semplice ingranaggio della macchina storica.
L’URSS nacque dal sangue della guerra civile, si rafforzò attraverso il terrore, si mantenne con la repressione e si perpetuò grazie a un controllo capillare delle vite, delle idee, delle parole e persino dei pensieri.
Milioni di morti nei gulag, nelle carestie pianificate, nelle purghe politiche non furono “errori” o “deviazioni”, ma conseguenze dirette e coerenti di un’ideologia che giustificava ogni crimine in nome di un futuro astratto e mai realizzato.
In Unione Sovietica il lavoro divenne schiavitù, l’uguaglianza livellamento forzato, la solidarietà delazione, la cultura un’arma di indottrinamento, la scienza ancella del potere, la storia una riscrittura continua funzionale al regime.
Popoli interi furono privati della loro identità, delle loro tradizioni e della loro fede, perseguitata come nemica dello Stato perché ricordava all’uomo la sua trascendenza e quindi la sua libertà.
Il comunismo sovietico fallì non solo economicamente, producendo miseria cronica, inefficienza e stagnazione, ma soprattutto moralmente, perché distrusse il senso della responsabilità personale, soffocò l’iniziativa, premiò l’obbedienza cieca e punì il dissenso come tradimento.
L’URSS sopravvisse per decenni non grazie al consenso, ma alla paura, non grazie alla giustizia, ma alla forza, non grazie alla verità, ma alla censura, e il suo crollo finale fu la conferma storica di un fallimento annunciato, il collasso di un sistema incapace di reggersi senza menzogne e repressione. Celebrare o giustificare oggi quell’esperienza significa ignorare deliberatamente le vittime, relativizzare il male e perseverare nell’illusione che un’ideologia che nega la natura umana possa, prima o poi, redimere il mondo.
L’atto di nascita dell’URSS, il 30 dicembre 1922, non segna dunque l’inizio di un’epoca di progresso, ma l’avvio di una lunga notte per milioni di uomini e donne, una lezione storica che dovrebbe ammonire chiunque: quando un’idea pretende di rifare l’uomo da zero, il risultato non è la liberazione, ma la tirannide.
Giuseppe Canisio

IL FLAGELLO DEL COMUNISMO: UN LIBRO PUBBLICATO DALLE EDIZIONI EFFEDIEFFE
“Il comunismo nella rivoluzione anticristiana” è il libro del sacerdote argentino Don Julio Meinvielle, pubblicato nel 1961, che è stato tradotto solo oggi per la prima volta in italiano dalle Edizioni Effedieffe (pagg. 172, euro 18). Si tratta di una critica approfondita contro il comunismo, visto chiaramente quale strumento satanico di distruzione del mondo e dell’ordine costituito.
Secondo l’Autore, infatti, lo sviluppo catastrofico dell’umanità, naturalista nel XVII e XVIII secolo, liberale nel XIX e socialista nel XX, segue una dialettica di perdizione discendente: tutto questo, perché l’uomo ha preferito abbracciare la causa del principe di questo mondo rispetto a quella di Dio, in nome del disordine e dello sfacelo morale e sociale.
La rivoluzione anticristiana, che minaccia di far sprofondare il mondo nella schiavitù comunista, ha attaccato le tre autorità che mantengono l’ordine Cristiano della società: rispettivamente l’Autorità Religiosa della Chiesa Cattolica, colonna e fondamento di ogni Verità, l’autorità politica dello Stato, che con la sua maestà realizza la convivenza virtuosa della comunità, e quella economica dell’ordine delle professioni, che, unendo economicamente tutte le forze che contribuiscono alla ricchezza nazionale, assicura la pace sociale. Ne consegue che se si vuole frenare l’avanzata comunista e sanare l’attuale società inferma, è necessario ripristinare in modo efficace queste tre autorità. Questa disarmonia il comunismo la opera per servire la lotta tra lo Spirito di Dio e gli spiriti maligni, i quali lavorano subdolamente e incessantemente per portare alla rovina eterna l’uomo e quindi l’intera società. In queste pagine il grande teologo analizza tutte le strategie del comunismo, descrivendo come utilizzi la dialettica per creare conflitti tra i vari gruppi sociali e così ottenere il potere. Viene inoltre evidenziata l’importanza della propaganda e dell’influenza ideologica nel diffondere il messaggio comunista, spesso mascherato da lotte per la giustizia sociale, come nel caso della Palestina.
E’ dunque un testo importantissimo da far leggere soprattutto alle generazioni più giovani, che più subdolamente possono subire la fascinazione di un’ideologia spacciatasi per attenta ai bisogni dei lavoratori e dei più deboli in generale, mentre, in realtà, persegue sinistramente la conquista del potere assoluto e l’annullamento di ogni libertà nella Verità.