Mentre le cancellerie internazionali si muovono con estrema cautela nel delicatissimo scacchiere mediorientale, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha deciso di compiere un gesto di rottura definitiva: conferire l’Ordine al Merito Civile a Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell’ONU per i territori palestinesi. Una scelta che non è solo una sfida diplomatica agli Stati Uniti — contro le cui sanzioni Sánchez ha chiesto l’attivazione dello “Statuto di blocco” dell’UE — ma una vera e propria riabilitazione politica di una figura tra le più controverse e divisive nella storia recente delle Nazioni Unite.
L’onorificenza conferita alla Moncloa celebra Albanese per il suo lavoro nel “documentare le violazioni del diritto internazionale”. Tuttavia, scorrendo i rapporti e le dichiarazioni pubbliche della funzionaria italiana, emerge un quadro che poco ha a che fare con l’imparzialità richiesta dal suo ruolo.
Dall’inizio del suo mandato, Albanese è stata accusata di aver trasformato la sua carica in una piattaforma di attivismo unilaterale. Non si tratta solo di critiche politiche, ma di rilievi tecnici e deontologici pesantissimi:
La minimizzazione del 7 ottobre: Nel febbraio 2024, Albanese ha scatenato un polverone diplomatico dichiarando che le vittime del massacro di Hamas non erano state uccise per “antisemitismo”, ma come “reazione all’oppressione israeliana”. Un’affermazione che le è valsa la condanna del governo francese e la dichiarazione di persona non grata da parte di Israele.
Retorica e tropi antisemiti: Inchieste giornalistiche e report di organismi di monitoraggio (come il dossier di UN Watch) hanno riportato alla luce post in cui Albanese scriveva che “l’America è schiava della lobby ebraica”, utilizzando stereotipi che appartengono al peggior repertorio cospirazionista.
Il rifiuto della neutralità: Il codice di condotta dell’ONU impone ai relatori indipendenza e obiettività. Eppure, Albanese è stata spesso fotografata a eventi organizzati da gruppi vicini a fazioni radicali, arrivando a teorizzare un “diritto alla resistenza” che, secondo i critici, sfuma pericolosamente il confine tra legittima aspirazione nazionale e giustificazione del terrore contro i civili.
Premiando Albanese proprio mentre gli Stati Uniti la pongono sotto sanzione (accusandola di “antisemitismo virulento” e legami opachi), Sánchez non sta solo difendendo il multilateralismo; sta attuando una fuga in avanti che rischia di isolare la Spagna. La richiesta di “neutralizzare” le sanzioni americane attraverso la Commissione Europea appare come un tentativo di forzare la mano a Bruxelles su una questione dove il consenso è tutt’altro che unanime.
È paradossale che un Ordine al Merito Civile venga concesso a chi ha fatto della polarizzazione la propria cifra stilistica. Il lavoro di un relatore ONU dovrebbe servire a gettare ponti e accertare fatti con rigore scientifico; quello di Albanese sembra invece mirato a demolire ogni possibilità di dialogo, descrivendo l’intera società israeliana come un “nemico dell’umanità”.
Il gesto della Moncloa è un segnale di debolezza, non di forza. Elevare Francesca Albanese a simbolo della legalità internazionale significa ignorare deliberatamente i suoi numerosi fallimenti etici e la sua manifesta parzialità. In un momento in cui la pace richiederebbe mediatori credibili, Sánchez ha preferito premiare l’ideologia, contribuendo a delegittimare ulteriormente istituzioni internazionali che dovrebbero essere al di sopra delle parti, ma che sembrano sempre più ostaggio di narrazioni unilaterali.

a volte bisogna avere il coraggio di capire da che parte stare, troppe volte il mondo cattolico
(non tutto )ha scelto di non stare… e questo articolo dice esattamente questo, non scegliere perché poi ti isoli…
Questo canale rappresenta, in una delle sue voci, una forma di “shalomismo” con il quale si cerca di far passare la linea degli assassini di civili e bambini come difesa dal “nemico”. Questa retorica non è condivisa da nessuno. Solamente la gente ha timore di esporsi ma, se ne avesse le possibilità, agirebbe come la Albanese. Una tra le poche voci che ci auguriamo non abbia un “malore” di cui il Mossad e’ prodigo untore. Sappiano i shekelati che scrivono fandonie che purtroppo- e sottolineo purtroppo- l’antisemitismo ha trovato nuova linfa grazie a Bibi il Macellaio. E siccome la scelta è tra popolo eletto e Dio, io sono sicuro – la mia fede – che Dio non è dalla parte degli assassini.