Il 2 settembre 1847 a Reggio Calabria e a Messina esplose una rivolta anti-borbonica guidata dal patriota reggino Domenico Romeo, che passò alla storia come uno dei primi episodi del Risorgimento italiano.
Tuttavia, se da un lato la storiografia ufficiale ha presentato questi moti come segnali di eroismo e sete di libertà, dall’altro è innegabile che le conseguenze per le popolazioni locali furono estremamente pesanti e, soprattutto, non portarono alcun beneficio concreto.
Le insurrezioni furono limitate a ristretti circoli patriottici e intellettuali, ma coinvolsero loro malgrado anche i ceti popolari, che finirono per subire la repressione borbonica e il clima di paura e insicurezza che ne derivò.
Le fucilazioni, gli arresti e gli esili colpirono non solo i congiurati ma anche persone comuni, trascinate in una spirale di violenza e sospetto.
Inoltre, le agitazioni politiche generarono disordini civili, divisioni interne, diffidenza reciproca e una forte frenata allo sviluppo locale, con un danno significativo per l’economia della Calabria e della Sicilia.
È quindi legittimo domandarsi se queste rivolte abbiano davvero giovato al popolo o se, al contrario, abbiano segnato l’inizio di un ciclo di instabilità che avrebbe impoverito e indebolito il Mezzogiorno.
Se si guarda al Regno delle Due Sicilie, infatti, si scopre che i Borbone avevano avviato riforme e realizzazioni di grande rilievo, spesso oscurate da una narrazione risorgimentale tendenziosa.
Napoli era una capitale prestigiosa, centro culturale e scientifico di livello europeo, ricca di teatri, accademie e università, mentre il sistema produttivo vantava realtà d’avanguardia come il polo siderurgico di Mongiana, i cantieri navali di Castellammare di Stabia e le officine meccaniche di Pietrarsa, dove venivano costruite locomotive e macchinari moderni.
Nel 1839 era stata inaugurata la prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici, segno di un regno attento al progresso tecnologico e alle infrastrutture.
La flotta borbonica era tra le più rilevanti del Mediterraneo e garantiva prestigio e sicurezza al Regno, che manteneva salde relazioni diplomatiche con le principali potenze europee.
Le politiche assistenziali non erano trascurabili: ospedali, orfanotrofi e opere di carità ricevevano sostegno costante, mentre la monarchia manteneva un legame stretto con le tradizioni religiose e popolari, assicurando stabilità sociale. Prima dell’ondata rivoluzionaria, il Mezzogiorno godeva di una pace interna che favoriva lo sviluppo agricolo e commerciale.
Tutto ciò mostra come il Regno delle Due Sicilie, pur con i suoi limiti, fosse una realtà dinamica e in crescita, e come i moti del 1847 abbiano innescato più danni che vantaggi, aprendo la strada a divisioni, sacrifici e marginalizzazione.
La rivolta di Reggio Calabria e Messina, celebrata come episodio di patriottismo, in realtà rappresentò una rottura destabilizzante con un sistema che aveva dato prosperità, infrastrutture, ordine e prestigio al Sud: un lascito che merita oggi di essere rivalutato senza pregiudizi.
