“La fede? Aiuta a stare meglio”: lo afferma in questa intervista il noto neuropsichiatra barese, con esperienza internazionale e negli Stati Uniti, professor Vito Covelli, affrontando con consueta eleganza e competenza il non semplice tema del rapporto tra fede, salute e ragione.
Professor Covelli, lei è un medico di chiara fama. Che effetto ha la fede sulla salute?
«Fede e spiritualità in genere fanno bene e aiutano a stare sereni. Entrambe contribuiscono ad abbassare i livelli di stress e dunque di cortisolo presenti nel nostro organismo, e tutti sappiamo quante conseguenze negative abbia il cortisolo sull’equilibrio fisico. Anche la preghiera e la meditazione apportano giovamento. Ovviamente parliamo di una fede attiva, intendo una partecipazione reale e convinta alle liturgie, ai riti, alle manifestazioni di fede e, in ultima analisi, alla preghiera. Andare in chiesa o a una funzione pensando a quello che mangeremo a pranzo non porta grandi benefici, al contrario di una partecipazione autentica, meditata e consapevole.»
Insomma, che cosa ci regala la fede?
«Lo dico da medico: è un fattore protettivo per la salute, e lo dimostra anche uno studio recente condotto in Ohio, negli Stati Uniti.»
Che cosa dice questo studio?
«Il rapporto evidenzia che chi partecipa con fede alle funzioni religiose e si accosta sistematicamente al Corpo di Cristo ha un rischio di mortalità decisamente inferiore rispetto a chi non vi partecipa. San Giovanni Paolo II, quando celebrava la Messa e consacrava le specie eucaristiche, entrava in estasi: ecco come dovremmo vivere quei momenti per crescere e stare meglio. Aggiungo che chi vive in comunità religiose tende ad avere uno stile di vita più sano ed equilibrato, e questo si riflette sulla salute. Inoltre, gli uomini di fede fanno un consumo di sostanze psicotrope decisamente inferiore alla media, e questo significa qualcosa.»
Torniamo alla relazione fede-salute…
«In realtà questo argomento rientra nella più ampia relazione tra scienza e fede, o tra fede e ragione. Queste due dimensioni non sono nemiche: devono coesistere ed è bene che procedano parallelamente. Dal medico si richiedono competenza e rigore scientifico, tuttavia un medico credente è spesso in grado di offrire maggiore fiducia ed empatia al paziente. Inoltre, la fede aiuta sia il medico sia il paziente ad affrontare con maggiore serenità situazioni difficili, come il dolore e la malattia. Spesso, davanti a patologie gravi e drammatiche, ci interroghiamo sul futuro e ci troviamo di fronte al buio e all’ignoto, temi più grandi di noi. Ma chi ha fede e speranza riesce ad affrontare la difficoltà e la precarietà con maggiore serenità. Questo, in termini medici, significa benessere per l’organismo: pressione arteriosa più bassa e minore produzione di cortisolo, ormone dello stress, concausa di molte patologie sia organiche che mentali. Inoltre, la fede giova anche al sistema parasimpatico, e non è cosa di poco conto. Insomma, parola di medico: la fede giova all’organismo e lo rende meno esposto alle malattie.»
Bruno Volpe
