La medicina italiana, una delle più gloriose d’Europa per tradizione, profondità di ricerca e dedizione alla cura della persona, ha attraversato negli ultimi anni una crisi che non è soltanto organizzativa o gestionale, ma profondamente morale.
Durante la pandemia da Covid-19, abbiamo assistito a una trasformazione silenziosa ma devastante: la scienza medica, da disciplina orientata alla verità e al bene integrale del paziente, si è piegata allo spirito del tempo, diventando spesso esecutrice di decisioni politiche, strumenti mediatici e interessi sovranazionali.
Per chi ha scelto, con ponderazione e coscienza, di non vaccinarsi, questa deriva è stata particolarmente evidente e dolorosa.
La medicina, che avrebbe dovuto accogliere dubbi, ascoltare obiezioni, valutare rischi personali e proporre soluzioni proporzionate, si è trasformata in apparato coercitivo, dimenticando non solo il principio del consenso informato, ma persino il dettato ippocratico del “primum non nocere“.
I medici che avevano il compito di guarire sono stati indotti — talvolta costretti — a divenire meri applicatori di protocolli standardizzati, talora inefficaci o addirittura dannosi, mentre ogni voce dissonante veniva tacitata, derisa o sospesa.
Nessuna medicina degna di questo nome può ridurre la persona a vettore statistico, nessuna scienza autentica può pretendere l’uniformità del pensiero sotto minaccia di esclusione sociale.
Eppure ciò è avvenuto, ed è avvenuto con la complicità silenziosa o attiva di gran parte dell’apparato medico italiano.
La vaccinazione, proposta come unica via possibile — e per molti obbligata — ha segnato l’apice di questa resa: non più cura personalizzata, non più prudenza clinica, non più dialogo col paziente, ma imposizione e delegittimazione del dissenso.
È stato doloroso vedere medici respingere pazienti non vaccinati, sanitari radiati per aver espresso dubbi, famiglie divise per imposizioni “sanitarie” prive di proporzionalità.
Gran parte della comunità medica ha rinunciato, in nome dell’emergenza, a quell’atteggiamento critico che solo garantisce la fedeltà alla scienza e alla coscienza. La medicina ha smesso di essere arte del curare per divenire funzione del controllare.
Nessuno nega che la pandemia sia stata un evento grave, ma proprio nei momenti di crisi si misura la statura etica delle professioni. E in troppi, troppi casi, la medicina italiana non ha mostrato la fermezza dei padri, la lucidità dei grandi clinici, la compassione dei veri medici.
Ha preferito uniformarsi al potere, farsi strumento della paura, dimenticando che il suo compito non è confermare i desideri dell’opinione pubblica o le direttive della burocrazia sanitaria, ma prendersi cura dell’uomo concreto, della sua fragilità, delle sue domande profonde.
Chi ha scelto di non vaccinarsi non è stato ascoltato, ma bollato, escluso, deriso. E in questo processo, la medicina ha tradito se stessa.
Oggi più che mai, urge una riflessione radicale: o la medicina recupera il proprio statuto di scienza al servizio della verità e della libertà, oppure continuerà a essere strumento nelle mani di chi, con il pretesto della salute collettiva, riduce la persona a ingranaggio.
Non è più il tempo del silenzio: è il tempo della coscienza, della responsabilità, del ritorno al giuramento tradito. Chi cura deve avere il coraggio di opporsi allo spirito del tempo, se questo spirito trascina lontano dalla dignità dell’uomo. Solo così la medicina tornerà ad essere ciò che deve: un atto d’amore verso l’umano, non un dispositivo di obbedienza cieca.
Foto di copertina di Cico Zeljko da Pixabay

Buongiorno, faccio parte della categori dei sanitari non vaccinati (fisioterapista e osteopata). Mi hanno sospeso e obbligato a tenere chiuso lo studio per 18 mesi (mia moglie psicologa e psicomotricista per 16 mesi). Ci hanno devastato! Stiamo pian piano riprendendoci! Non credo si sia perso la morale, ma anche l’etica!
Noi sappiamo che parte della cura è la collaborazione e la fiducia del paziente in quella cura. Se questo non avviene, perché il medico è screditato nella sua funzione dalla premessa erronea, che ne fa strumento del potere politico, anziché uomo di scienza libero, è l’atto medico di per sé che viene inficiato.
Il modus operandi della vaccinazione anticovid c’era anche prima e c’é anche oggi: vaccinazioni pediatriche secondo la CD legge Lorenzin, che impedisce ai bambini non vaccinati di andare al nido ed alla scuola materna.
Quanto sopra nel disinteresse e nell’indifferenza generale, nel 2017 come oggi.
Non basta tener viva la memoria, bisogna denunciare questa feroce discriminazionem