I manifesti affissi da Pro Vita & Famiglia in occasione della Giornata Internazionale della Donna sono stati strappati e imbrattati nel giro di pochi giorni.
Il messaggio riportato — “Donna [dòn·na] s.f.: Persona adulta di sesso femminile”, ripreso dalla definizione del dizionario della lingua italiana — è stato coperto da scritte accusatorie firmate con il simbolo di collettivi transfemministi, che bollano l’associazione come “transfobica”.
«Evidentemente, per certi collettivi, ricordare la definizione di “donna” è considerato un atto discriminatorio», dichiara l’associazione.
«Un atto vile e antidemocratico che non ci spaventa, ma anzi ci sprona a proseguire con ancora maggiore determinazione per impedire l’eliminazione dello stesso concetto di “Donna”, come vorrebbe chi impone l’Agenda Lgbt, l’uso di asterischi e schwa e parla di fluidità di genere e carriera alias».
Il vandalismo arriva a pochi giorni dal lancio ufficiale della nuova campagna nazionale – dal titolo “E io Parlo!” – di Pro Vita & Famiglia contro le censure politiche e ideologiche imposte da alcune amministrazioni comunali.
A partire da oggi, 9 marzo, l’associazione avvierà nuove affissioni su tutto il territorio di Roma e, contestualmente, sarà online un sito ad hoc, mentre è già attiva una petizione popolare che ha raccolto oltre 10.000 firme.
Al centro della battaglia legale e politica c’è una norma che Pro Vita & Famiglia definisce «liberticida», ovvero l’articolo 23, comma 4-bis del Codice della Strada, che ha consentito negli ultimi anni la negazione o la rimozione di manifesti dell’associazione definiti legittimi, innocui e a scopo informativo.
In tal senso, dal punto di vista politico, Pro Vita & Famiglia chiede formalmente alla maggioranza di centrodestra in Parlamento di modificare la disposizione normativa del Codice della Strada.
